CREATIVAMENTE

Ritornare a casa. Doveva ritornare a casa, abbandonare quel luogo in cui continuava a star male, ma era un male solo, il suo. A casa altri mali, i mugugni di sua sorella, il silenzio di sua madre, un silenzio pieno di rimproveri, per lei, per suo padre, per Vanessa, per tutti. Il mondo contro. Ma  dove andare? A casa, la sua stanza piena di polvere, di libri accatastati, di fogli con scritture iniziate e mai finite e un sole implacabile che batteva per tutto il pomeriggio contro l’avvolgibile bloccato a metà ormai da mesi – Tuo padre lo sa che deve aggiustarlo, ma lui.. e consumava l’aria, lo spazio, un sole nemico. Sono come mia madre? Che domanda stupida, non sono come lei, morirei subito se lo fossi.
Meglio l’inverno, quando la notte scendeva rapida e  poteva celarsi, confondersi nell’ombra, divenire invisibile, guardare senza essere guardata, osservare, spiare volti e gesti, nutrirsi di emozioni reali, immaginate, non importa. Tutte vite migliori della sua, amori splendidi, avventure straordinarie, ricchezza.

Ritornare a casa. La camera di sua madre, tutta bianca e trinata, con una bambola sul letto, occhi azzurri, fissi. Tutto nello stesso modo, da anni, mai un oggetto spostato, i centrini sempre gli stessi, le foto dei nonni. Una sola sua, di quando era stata battezzata, lì era rimasta, a tre mesi. Forse per sua madre lei aveva cessato di esistere da quel momento.
 

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