Jack Vettriano, Man in the Mirror

Nei giorni che seguirono, Luca la volle inaspettatamente al suo fianco per un lavoro che stava seguendo lui personalmente. Si trattava di una cosa di estrema importanza ed ella si stupì del fatto che il capo richiedesse proprio la sua collaborazione, visto che c’erano sicuramente persone più meritevoli. Trovò persino il coraggio di farglielo notare e lui le rivolse il suo sorriso disarmante: “Lei non ha sufficiente fiducia in se stessa. In questo ufficio è la migliore, glielo garantisco, ed è quindi di lei che ho bisogno per questo progetto.” Ma Marina non era sicura che quello fosse il vero motivo per cui l’aveva scelta. Già in passato era stata vittima delle attenzioni di alcuni colleghi che avevano finto interesse per lei da un punto di vista lavorativo per poi finire a fare i cascamorti. Si augurò che non fosse il caso di Luca; con lui sarebbe stato più complicato respingere le avances, in fondo era pur sempre il suo capo e non desiderava che ci andasse di mezzo il proprio lavoro. Con sua grande sorpresa, tuttavia, egli si comportò con lei in maniera ineccepibile. Era la persona più seria e corretta che avesse mai incontrato e non si prese con lei alcuna confidenza non desiderata. Anzi, si stabilì fra loro una perfetta complicità e lentamente la sua diffidenza nei suoi confronti scomparve per lasciar posto a una grande stima. L’ultimo giorno, quello della consegna del progetto, tuttavia accadde qualcosa che incrinò il loro rapporto professionale: Luca la invitò a cena fuori. “Dobbiamo per forza festeggiare la riuscita del nostro lavoro!” le disse allegramente. Lei invece si irrigidì all’istante. “Non posso accettare l’invito, mi dispiace”, disse gelida.
“Di cosa ha paura? Perché è sempre così scostante?” si sorprese Luca. Aveva pensato di aver stabilito con lei una buona intesa e adesso, di punto in bianco, si era chiusa nel suo guscio e lo trattava come un estraneo. “Probabilmente lei ha avuto una forte delusione in passato”, le disse all’improvviso, “Capita di rimanere scottati, ma questo non è un motivo per smettere di vivere!”
“Cosa ne sa lei della mia vita?” si irritò tuttavia Marina. “Come si permette di darmi consigli su ciò che dovrei fare?”
“Marina, lei è una persona in gamba ma ha il difetto di voler chiudere fuori dalla sua esistenza il resto del mondo. Non si può vivere isolati. Le farebbe bene uscire e svagarsi.”
“Insieme a lei, immagino.”
“Con me o con qualcun altro, questo non ha importanza. Ciò che conta è che trovi il coraggio di uscire fuori dal suo guscio. Aver avuto delle brutte esperienze non le dà il diritto di arrendersi di fronte alla vita. E’ da vigliacchi smettere di fare esperienze per la paura di rimanere feriti o di soffrire.”
Marina ascoltò attenta, infine sbottò: “E’ facile parlare senza sapere come ci si sente, caro signor Ferri. Lei non ha idea di quello che ho passato.”
“Certo, non ho idea di cosa le sia capitato per renderla così acida. Ma se intende dire che non ho mai conosciuto la sofferenza si sbaglia. Ho perso la moglie e un figlio di soli tre anni in un incidente stradale, alcuni anni fa, e le posso assicurare che non è stato affatto facile per me. Ma, contrariamente a lei, invece di piangermi addosso ho cercato di continuare ad amare la vita. Sono sicuro che mia moglie avrebbe voluto questo da me.”
“Non deve aver contato molto per lei se adesso si mette a fare il cascamorto con me, come se niente fosse.” Le parole le uscirono di bocca così, quasi senza rendersene conto. Avrebbe voluto mordersi la lingua ma ormai il danno era fatto. Luca la guardò con un’infinita tristezza negli occhi.
“Lei mi ha frainteso, Marina. Non cercavo di fare il cascamorto con lei. Stupidamente volevo aiutarla in qualche modo. Ma forse lei non vuole essere aiutata. Continui a nascondersi al resto del mondo, si chiuda nella sua solitudine, io non cercherò più di disturbarla.” E detto ciò si voltò e uscì dall’ufficio. Rimasta sola Marina pianse lacrime amare. Quell’uomo le aveva teso una mano e lei l’aveva rifiutata. Avrebbe dovuto parlargli del dolore che la tormentava, probabilmente le sarebbe stato di aiuto sfogarsi con qualcuno, ma la sua diffidenza verso gli uomini glielo aveva impedito ed ora non le rimaneva che tornare a casa ad affrontare, sola, i suoi scheletri nell’armadio.

(continua)

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“Il segreto di Marina” di Luna70 è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori insieme a Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

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7 thoughts on “Il segreto di Marina – seconda puntata

  1. Un invito a cena, potrebbe essere una cosa innocente, oppure avere risvolti poco graditi…
    La vita è piena di insidie e sorprese, l’importante saper affrontare ogni situazione, con dignità.
    Vedremo dove ci porterà il tuo racconto…

  2. Il capo.
    Il guscio. La diffidenza e la paura dell’altro… degli altri.

    Temi difficili… ostacoli contro i quali (sempre che il capo sia un ostacolo in contesto, ho qualche dubbio, si vedrà!) ciascuno di noi, in qualche modo, s’imbatte prima o poi…

    “si chiuda nella sua solitudine, io non cercherò più di disturbarla”: quanta realtà racchiusa in questa frase… lapidaria. Mi ha colpita da vicino.

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