Al lato estremo del nostro giardino
l’eretto acero dalle alate sàmare
abita avvinto in un nodo di terra,
zolla assegnata al suo riconsegnare
le sembianze, ricorrente ritorno
a ripercorrere usuali rituali
dalla stagione delle larghe chiome
al purpureo contegno della resa.
Struggente declinare e rispogliarsi
ripetendosi stretti ed inchiodati
in un impenetrabile colore.
Ecco sfuggirci ogni impresso ed inciso
senso sfiorato dai radenti raggi
sventagliati tra il prato ai radi rami.
Non sapere e potere andare via
per attendere ancora la stagione
in cui affidare i propri frutti al vento.
 
©francesco ballero – 2005

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