
Tu, marea
che plachi le tormente,
vesti gli scogli con le tue carezze.
Profondo e traditore è il cuore,
fragile e gonfio di nostalgie
se non sente il tuo abbraccio.
Nudo è il corpo e muto,
e agogna paramenti e parole
che tu sola puoi restituire.
Tu, marea nutrice
dai forza alla mia corteccia
adorna solo di fuscelli inariditi,
screpolata dai troppi pianti
cui solo la Signora delle Notti
– serafica amica! – risponde.
E a Lei racconto che ti amo.
A Lei, paladina del nostro amore.
Sei tu, mia marea,
mia forte marea,
che bramo senza posa.
E anche nella tempesta,
avvolta in te divento feconda
tetragono alle sferzate del vento
e ansa ai colpi dei tuoi flutti.
Tu, mia marea,
tu, mia onda.


