– Sai, mare? Oggi lui è partito.
Nel mio cuore il gelo è sceso
e sono venuta da te a cercar tepore.
La tua cadenza rasserena i battiti impazziti.
(sospiro)
– Fanciulla, non potevi trovare
cuna migliore per ristorare l’anima.
Sai, io dall’alba dei tempi
conosco i tormenti degli amanti.
(risacca)
– Il fluire delle tue onde
mi richiama alla mente la sua voce,
delicata e possente al tempo stesso.
E la sua pelle, e i suoi capelli, e la sua schiena.
(piedi nell’acqua)
– Bagnati pure, fanciulla ferita.
I tuoi piedi per me sono pinne di sirena
e il tuo pianto risana l’acque insane.
Che il mio umile canto si unisca al tuo.
(flutti si frangono)
– Oh, come davvero vorrei esser sirena!
E la mia voce lo indurrebbe a tornare,
e l’abbraccio dell’onda, d’intesa coi miei arti,
fino a lui mi scorterebbe per incanto.
(corpo s’immerge)
– E allora vieni, fanciulla prode,
farò da traino al tuo corpo ondoso.
E se l’amante t’avrà scordato,
dell’Uomo-Onda sarai spuma e sposa.
(alta marea)

Immagine di Josephine Wall
Etain


