Ti aspetto da un’ora a questo tavolo,
sessanta minuti di vuoto,
tremila e seicento secondi senza tempo.
Ti aspetto da un’ora in questa sala fumosa,
annebbiata dall’intrico di pensieri che vivono
in volute per morire sulla volta d’acero.
Ti aspetto da un’ora e sorseggio
liquori che sanno troppo presto di stantio,
come orologi di un uomo in ritardo.
Ti aspetto da un’ora infinita e silenziosa,
con i miei compagni, Ricordo e Speranza,
fedele l’uno, volubile l’altra.
Ti aspetto da un’ora nervosa,
che mi distrae con i passi circolari
di chi scava solchi su parquet consunti.
Ti aspetto da un’ora e da sempre,
in questo bistrot del Tempo,
e da sola assaporo la tua assenza.

Etain


