So Very Special by Karen McIntyre

Vorrei avvisare i lettori di questo romanzo che dalla prossima puntata il romanzo avrà un altro titolo. L’altra notte mi è venuto in mente un particolare legato a questa storia, perciò credo che il titolo che si addica meglio a queste pagine sia Storia di un sorriso, così si chiamerà d’ora in poi. Mi scuso per l’inconveniente.

—°°°—

«Presi una casa più piccola: un appartamento in una palazzina del centro, in prossimità del corso. Il pomeriggio andavo via per vedere il fiume. Mi mettevo sul ponte e lo guardavo. Spesso andavo alla piazzetta: mi sedevo su una panchina tra due grandi betulle e restavo lì ad aspettare e una volta ho persino assistito alla pesca di una trota gigante. Quando andava peggio, mi distoglieva un foglio bianco di carta che, a barchetta, seguiva la corrente e dopo poco affondava. Dovevi tenerti alto il bavero della giacca: faceva sempre freddo. Un freddo pungente, penetrante ma dolce.
Era diverso lì. Era un’altra vita. Pareva un altro mondo. Soprattutto non c’erano le regole. Non c’erano i pregiudizi. Ognuno andava dove credeva. Mi ricordo di un uomo. Aveva una cartoleria con un internet point: ci andavo ogni tanto per connettermi e scambiavo due chiacchiere con lui. Mi raccontava la sua storia. Non ho mai capito perché, ma ogni sconosciuto che incontro finisce sempre per raccontarmi la sua vita.  Lui conviveva da anni con una donna del suo paese, aveva anche una bambina di un anno, ma aveva deciso di mollare tutto. Non andava più come una volta – diceva. Ricordo che gli ho fatto una ramanzina! Io con le mie idee meridionali e conservatrici! Volevo fare la paladina della giustizia femminile ferita… Mah! Me ne son tornata e non ho concluso un granché. Altro che eroina!  La verità è che io capivo le loro idee e mi piacevano: non lo nego. Le  mie (o piuttosto quelle che mi hanno rifilato) le sentivo superate e antiquate. Eppure me ne sono tornata.

Alla fine la notte è uguale ovunque. In nessun luogo è diversa. Sei tu e c’è lei. Lei è nera e tu non hai una luce per illuminarla per davvero. Finché c’è il sole alto nel cielo puoi andare, credere che non verrà la sera. Poi, piano piano, ti accorgi che le ultime scie di luce scolorano all’orizzonte e un vento più freddo si insinua. E’ ora di tornare – questo ti dici. Ma non hai voglia di chiuderti dietro quattro mura di cemento a contare i punti neri sul soffitto. Eppure ci sono tornata. Ci torno tutte le sere, semplicemente perché non ho il coraggio di un tetto di stelle.
Ma tu, tu dove sei ora? Ti ho cercato a lungo negli occhi degli uomini che ho incontrato ma tu scappi sempre. Ti diverti così tanto ad andare lontano? In tutti i miei sogni, da allora, ti ho inseguito. Te ne ricordi? Abbiamo ballato, cantato, corso. Abbiamo guardato le stelle, chiesto domande alla luna. Abbiamo parlato con il mare, con i monti, con gli alberi… Quanti sogni!
Ricordo ancora quella notte. La luna rischiarava il cielo e il tuo balcone era un giardino di luci e profumi. Mi chiedesti cosa stessi facendo fuori a quell’ora del mattino e mi convincesti ad entrare perché avrei potuto ammalarmi. Io ero fuori a parlare con la luna. «Le recito una poesia» – ti dissi. Già, era la poesia di un poeta morto. La poesia di un poeta che amo e che ha saputo descrivere così meravigliosamente il mondo da fartene innamorare a prima vista.
Non dimenticherò mai l’odore di quel mattino, il fresco pungente di quel mattino e quella città mi resterà dentro per sempre. E’ una cosa che non potrà capire mai nessuno. Nessuno potrà mai capire quanto io ami quella città. Quanto ami le sue luci gialle e la sera quando per strada non c’è anima che cammina e tu ascolti il silenzio delle case addormentate e su di te c’è il cielo. Quel cielo che le luci schiariscono eppure dal tuo balcone si vede ancora nero e, a volte, puoi scorgervi anche le stelle se la luna te lo consente.
Un pezzo di cielo in una città: il tuo cielo dal tuo balcone. Avevi ragione, sai?! L’amore ti solleva dalla terra al cielo. Ti mette le ali per volare alto e a volte è capace anche di bruciartele quelle ali!»

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7 thoughts on “Alla ricerca di un sogno – (Storia di un sorriso) – III puntata

  1. Ringrazio tutti voi per questa attenzione.
    Ovviamente prometto a Robert e a tutte che non cambierò di nuovo il titolo. L’altra notte, mentre pensavo (devo farlo per addormentarmi!), mi sono ricordata di un particolare che avevo rimosso. Quel particolare mi ha fatto venire in mente il nuovo titolo. In fondo, racconto di una persona che è stata capace di donarmi un sorriso…

    Non dico altro…
    Alla prossima!

    Un abbraccio a tutti
    Marilena

  2. mi piace sempre di più questo tuo romanzo
    in certi punti ciò che scrivi lo sento molto vicino ai miei pensieri..
    al mio modo di vedere ciò che mi circonda..

    sono curiosa di leggere la continua ..
    a presto
    un abbraccio
    Alanis

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