A scuola fatico a far lezione. Oggi questi piccoli mi sembrano insopportabili. Le lancette dell’orologio pare non facciano il loro compito. A metà mattina si presenta in classe il Direttore. I ragazzini scattano in piedi appena lui mette piede in classe.
“E’ accaduto un fatto increscioso”, il viso accigliato, la bocca chiusa anzi, serrata nonostante la voce stridula esca in modo antipatico.
“Sarà meglio per tutti che salti fuori il colpevole”
“Si, dal cappello a cilindro” penso.
“Ieri, forse nel tardo pomeriggio, sono spariti tutti i colori, a tempera, a olio e persino gli acquerelli dal laboratorio di artistica. Per non parlare della baraonda che abbiamo trovato stamattina. Qui, qualcuno vuole fare il furbo” e stringe gli occhi fino a farli diventare due piccole fessure. Si passa la mano sulla testa calva, come sempre fa quando qualcosa gli gira male.
Fissa ad uno ad uno gli alunni. “Bene, aspetterò fino a domani che il colpevole si presenti di sua spontanea volontà. Altrimenti…” non finisce la frase, accenna ad un saluto col capo, gira i tacchi ed esce.
“Sedete, ragazzi. Cosa ne pensate?”
Jean prende la parola: “dev’essere per forza stato qualcuno di noi alunni, vero? Adulti no, vero?”
E Paul: “Già, quando succede qualcosa la colpa viene addossata sempre ai più piccoli. E se fosse stato un bidello? O la segretaria? O addirittura un insegnante?”
Piano piano tutta la classe è in fermento e ognuno cerca di fornire la propria opinione.
Nel mentre, ricollego mentalmente quello che era capitato nello studio di Mistral. E ho come il sentore che ci sia un nesso fra i due fatti.
Ci ripenso andando a casa. Poi, decido di passare da Rue Mirabeau. Ho sempre le chiavi, quindi apro. Entro piano, silenzio attorno. Attraverso l’appartamento fino ad arrivare allo studio di Mistral. E lì, ora, regna il caos assoluto. Dev’essere passata una furia. Solo in quella stanza. Solo lì. Esco alla svelta e richiudo la porta in tutta fretta. Altrettanto in fretta m’avvio verso casa. Giro la chiave nella toppa e apro la porta; Lupin mi accoglie festoso come sempre. Lascio le imposte chiuse e ritiro fuori il quadro. Lo posiziono e ricomincio ad osservarlo. Sono convinta che la risposta alle mie curiosità siano racchiuse lì.
A poco a poco il quadro prende vita. I soliti bagliori, il solito viso che diviene tridimensionale e comincia a deformarsi. E io che entro come in una specie di trance. Anzi, più un’ipnosi. Continuo a fissare la tela. I bagliori che prima la attraversavano, ora escono dal quadro medesimo. Dapprima poco, poi numericamente di più e sempre più intensi, fino a quando mi raggiungono e mi avvolgono. Comincio a sentire internamente freddo. Intorno ho come pareti di luci colorate, come fossi in una cabina. Riesco comunque a vedere ancora quel viso deforme che riluce sempre più. Poi, resto abbagliata e per un momento non ho idea di cosa stia succedendo. I miei occhi, a fatica, riprendono a vedere. Le luci si affievoliscono fino a scomparire. Ma non sono più nel mio appartamento. Questa non è la mia casa. Sono in una foresta di alberi bellissimi e giganteschi. Mi prende il panico. Cosa ci faccio qui? Voglio ritornarmene a casa mia. Adesso, subito. Come fare? Sono disperata e ho una paura folle. Sento miagolare. Lupin!, amico gatto, anche tu qui? Mi conforta averlo vicino, benché io sappia che non potrà aiutarmi in alcun modo. Lo prendo in braccio. Ma si divincola e non smette di miagolare. Forse si sarà spaventato anche lui. Sta prendendo una direzione. Oh, no! Ti prego Lupin vieni qua, su, da bravo. Lo seguo, continuando a chiamarlo. Ti prego, Lupin, siamo già sufficientemente nei guai, vieni qui. Entra in una grotta. Forse avrà visto un topo, ecco perché è entrato qui dentro. C’è un buio pesto. Non riesco a vedere nulla. I miei occhi poco dopo s’abituano al buio. Mi sembra di vedere una luce fioca là in fondo. Piano, facendo attenzione per quanto possibile, m’avvicino. Davanti a me, piuttosto distante, c’è Lupin che avanza miagolando. Penso sia un bene: qualunque cosa o persona ci sia là dalla luce, vedrà Lupin per primo.
La grotta s’allarga, ora sembra d’essere in una stanza. Fa anche meno freddo. Una torcia brucia appesa al muro. Appena di lato c’è qualcosa, sembra una cassapanca. Mi accingo ad aprirla.

*****

"Mistral"  è un racconto a puntate.
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5 thoughts on “Mistral – 9^ puntata

  1. Cara Ars… Tu oltre alla maestria nello scrivere, abile scenggiatrice di fiction, sai quando interrompere una puntata per lasciarci con quel sapore incompiuto in bocca che induce a leggere le puntate successive. Complimenti e non farci aspettare troppo per la prossima puntata 😉

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