Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.

Chi è?- chiese sommessamente.

Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.

Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un uomo ricoperto di sangue. Gridò è richiuse la porta. Aveva il respiro affannato e trasalì quando suonarono il campanello.

Chi è?- chiese a voce alta, con gli occhi colmi di lacrime.

Gianni-.

Riaprì e si gettò tra le braccia dell’amico.

Viviana…tesoro- l’uomo la strinse a sé – Cosa ti succede?- chiese prendendole il viso tra le mani.

Nulla… ho avuto solo un incubo- sussurrò.

Vieni, siediti- la ricondusse sul divano- Vuoi dell’acqua?-.

Scosse il capo, nascondendosi il volto tra le mani.

Dio…non mi sembra ancora vero, sai?- le accarezzò i capelli, inginocchiandosi di fronte a lei.

Vieni con me…questo posto fa schifo!- .

Preferisco restare qui-.

Allora verrò a tenerti compagnia. Chiudo lo studio-.

Viviana sorrise, grata.

Non saresti dovuto venire nemmeno stasera-.

E quando mai ti ho dato retta?-.

Grazie…- chiuse gli occhi e si lasciò accarezzare il volto, come un cucciolo.

Ma c’è un medico in questo buco? Devi essere seguita- le posò una mano sul grembo, ma lei si ritrasse istintivamente.

Si, stai tranquillo- lo rassicurò- Ci andrò domani stesso-promise.

L’uomo annuì. Comunque restava molto preoccupato per lei.

***

Viviana fissava il soffitto, ostinatamente. Sussultò quando sentì il gel freddo che il medico le aveva versato sul ventre. L’uomo passò il cursore sulla pelle bagnata e sorrise. 

Vuol conoscere il sesso?- le chiese.

No- .

Vuole sentire il cuore?-.

Lei lo guardò. Voleva sentire che quel rigonfiamento della sua pancia aveva una propria vita, che con la prepotenza si era imposta sulla sua? 

Prendendo il suo silenzio come un assenso, il ginecologo premette un bottone a da quella macchina senz’anima sentì il battito vigoroso di quel bambino.

Gli occhi le si riempirono di lacrime.

L’uomo sospirò, immaginando che fossero lacrime di gioia…e non di profonda disperazione.

Viviana si fermò sul pontile. Guardò l’acqua del fiume scorrere sotto di sé. Le era passato spesso in mente il pensiero, negli ultimi due mesi, di togliersi quella vita che sembrava volerla trattenerla con ostinazione. Sapeva che quella maledetta notte anche lei sarebbe dovuta morire, anziché ritrovarsi in quel posto con un bambino sconosciuto al suo cuore, nonostante le leggi di natura dicessero che era suo. Non riusciva a provare un senso di appartenenza verso quel fardello, che appariva come una condanna per i suoi peccati, senza possibilità di appello o amnistia.

5 euro…- le disse una voce alle spalle, ridestandola dai suoi pensieri.

Come?- si volse.

5 euro soltanto, signora- ripeté il vagabondo.

Che deve farne?-.

Ho fame…-.

Viviana lo guardò negli occhi. L’uomo ricambiò, sorpreso, lo sguardo. Forse lei era la prima persona a farlo…

Io abito lì- indicò la casa a pochi metri- Le do un buon pasto caldo-.

Perché?- la scrutò diffidente, come se fosse pazza.

Ha detto che ha fame, no?-.

L’uomo annuì.

Potrà darsi una lavata. E le darò dei vestiti decenti-.

S’incamminò e lui la segui, esitante.

Suo marito non si arrabbierà?-.

Non ho marito- rispose secca.

Il barbone entrò nel bagno e si chiuse dentro. Forse quella donna era davvero pazza…pensò, altrimenti perché farlo entrare in casa e mettergli a disposizione le sue cose? Quale persona sana di mente avrebbe fatto una cosa simile? Ammise di aver disperatamente bisogno di una doccia calda e un pasto decente. Forse era solo una donna ricca che amava compiere opere di carità per lavarsi la coscienza…ne aveva conosciute fin troppo di questa razza!

Viviana apparecchiò il tavolo sulla veranda con molta cura. Le rose del giardino emanavano un profumo intenso e il fiume risplendeva sotto i raggi del sole al tramonto. Portò a tavola una bistecca e del purè avanzato dal pranzo. Mezza torta di mele, del pane e acqua fresca. Poi si sedette, in attesa che lo sconosciuto la raggiungesse.

L’uomo passò una mano sul vetro appannato e guardò la propria immagine riflessa. Erano anni che non si radeva, si limitava a sforbiciare ogni tanto la peluria incolta del viso. Sbarbato sembrava di nuovo giovane, nonostante il suo volto fosse ormai segnato da rughe profonde. Si accorciò i capelli alla meno peggio e aprì la porta. Trovò a terra dei vestiti puliti, una camicia azzurra e dei jeans stinti. Si vestì lentamente, per assaporare quei momenti, e godere del profumo di pulito, che aveva dimenticato da tempo.

***

Leggi puntate precedenti.

“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori e seguita da Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

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