La porta era di legno scuro, graffiata vicino alla serratura,  come allora. Non suonò, prese la chiave e la provò: entrò subito e girò benissimo come avesse riconosciuto la sua mano.
Monica entrò adagio, come timorosa di poter rompere qualcosa. Si fermò al centro della stanza e si guardò intorno. Tutto sembrava uguale, come lei l’aveva lasciato. Fece due passi e sfiorò la spalliera della sedia verde, quella che lei aveva dipinto per lui. … è ancora qui, l’ha conservata… La vernice era scrostata ad indicare il tempo trascorso e forse il molto uso a cui era stata sottoposta.
Sulla scrivania una camicia azzurra e una vecchia foto. Monica prese la camicia e l’avvicinò al viso chiudendo gli occhi, per sentire il suo profumo. Era sempre lo stesso: spezie e mare, salsedine e l’odore del vento nei capelli. Il suo vero profumo, quello che aveva raccontato solo a lei, quello che non mostrava agli altri, il profumo della sua anima. Quello che le mancava e che aveva cercato da sempre.
Monica tolse la sua maglietta nera e infilò la camicia. Sfilò i pantaloni che gettò sul letto e, a piedi nudi, si sedette alla sua scrivania. Sfiorò con le dita le sue penne colorate, la carta su cui disegnava, il computer, tutte le cose che lui aveva toccato, come per ritrovare il tocco delle sue mani.
Prese poi la foto: loro due al mare, il primo fine settimana insieme. Lui la guardava come lei desiderava essere guardata. Mise la foto sulla pila di fogli pieni di schizzi colorati e si appoggiò alla spalliera. Chiuse gli occhi ascoltando la musica che aveva dentro.
Era molto stanca, tutto quel girare, quel cercare, sfiorare anime e lasciare frammenti della propria in mani incaute. Tre anni e tante conoscenze, e solo ora sapeva perché si era affannata tutto quel tempo. In ogni uomo cercava lui, da ognuno voleva prendere un frammento di lui per ritrovarlo, ma non era possibile. Nessuno era lui, e ora Monica era tornata e sapeva che era lì che voleva restare.
Tutto quel girare e invece voleva solo essere lì con lui. Aveva girato in tondo tutto il tempo e non sapeva che doveva stare dentro il cerchio, e non fuori, per ritrovarlo.
Quando lui aprì la porta, lei si sollevò e lo guardò.
"… sei tornata…"
"Non sono mai andata via."
Riccardo esalò il fiato come l’avesse trattenuto per gli ultimi tre anni, e chiuse la porta.

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12 thoughts on “Il cerchio

  1. Ho i brividi… mi sono immersa nella lettura del tuo racconto fino alla fine, complimenti!

    mi è sembrato di sentire realmente “il profumo della sua anima”…

  2. Ecco qui un altro cerchio…! Sai, anche a me quel verso di Hesse ha fatto venire in mente un cerchio…

    Cmq la tua storia mi piace perchè ogni particolare ridesta sensazioni palpabili, fino alla fine…

    😀 Francy

  3. WOW!!

    Bellissimo questo racconto.

    Un perla in Poetica_mente da ricordare.

    Penso che pochi abbiano interpretato così bene il verso guida di Hesse.

    Descrivi quanto di più vero c’è nell’amore. Un sentimento se è vero resiste a tutto. Anche all’abbandono. Anche a un addio.

  4. Rapisce l’attenzione del lettore questo tuo brano. Catapultati in questo mondo di ricordo e vita, in quest’atmosfera a mezz’aria si rivive ogni attimo raccontato…come fosse della bocca che lo legge.

    Incantata…

    🙂

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