UNA DATA DA RICORDARE
18 gennaio 2035. Ore: 15.02.
In un’angusta sala stampa allestita in fretta e furia, davanti agli esponenti mediatici di mezzo mondo assiepati sfrenatamente alla rinfusa, si presentò un uomo di mezza età, dai capelli grigi, alto circa un metro e novanta. Portava occhiali dalle lenti circolari dietro le quali emergeva uno sguardo carico di tensione, preoccupato. Il suo nome, Luciano Monti, o meglio dottor Luciano Monti, presidente e fondatore dell’INSM.
Alle sue spalle un giovane ricercatore decisamente più basso di lui: corti capelli biondo paglierino espressione serena e rilassata accompagnata da una gran voglia di spifferare tutto. Purtroppo per lui, non gli spettava.
Queste furono le esatte parole pronunciate dal dottor Monti:
«Oggi è un grande giorno per l’umanità. Un giorno che rimarrà impresso nella storia e il cui ricordo vivrà indelebilmente in voi, per sempre.
Il destino di ogni essere vivente su questa terra risiede nel suo profilo genetico; nessuno, fino a questo momento, è stato in grado di determinarlo.
Con incommensurabile gioia e emozione posso affermare che noi siamo in grado di farlo».
I giornalisti in sala si profusero improvvisamente in uno spontaneo applauso scrosciante, una sincera ovazione carica d’incredulità.
Il destino di milioni di persone, in quel preciso istante, cambiò per sempre.
Monti, però, non aveva ancora terminato il suo discorso: c’era altro da dire, qualcosa di non meno rilevante di ciò che era stato appena pronunciato dalle sue labbra.
Diversi minuti trascorsero prima che l’applauso si affievolisse spegnendosi del tutto. Quando ebbe nuovamente la possibilità di parlare, riprese da dove era stato piacevolmente interrotto:
«Poc’anzi ho parlato al plurale dicendo: «Noi siamo in grado di farlo».
Beh, in realtà ho commesso un errore, noi siamo solamente semplici “assistenti”, sapienti braccia al servizio di una mente geniale che è stata capace di donare a noi tutti la speranza concreta di una vita migliore».
In quel frangente, gli occhi dei presenti in sala volsero tutti nella stessa direzione, cioè verso quel giovane ricercatore dall’espressione compiaciuta che se ne stava quatto quatto in fondo alla sala. Nel momento stesso in cui il ragazzo prese coscienza dell’imbarazzante situazione, la spensieratezza regnante nel suo sguardo fino a un minuto prima scomparì all’istante, lasciando ora trapelare stupore e inquietudine dai suoi lucenti occhi azzurri. Occhi che fissavano spaesati il suo superiore in cerca di un’ancora di salvezza, di un aiuto immediato.
Un sorriso comparve allora sul volto di Monti: d’un tratto sembrava che, come per magia, gli stati d’animo dei due si fossero invertiti beffandosi di loro.
Ma non si trattava certo di magia: il dottor Monti era solo felice di poter finalmente svelare a tutti il nome di colui che il giorno dopo sarebbe finito sulle prime pagine di tutti i quotidiani del mondo, mentre, il giovane assistente Marco Vidale, questo il suo nome, si trovò semplicemente spiazzato dall’improvvisa e inaspettata attenzione nei suoi confronti.
La legittima perplessità dei presenti venne presto dissipata: «Immaginavo e, a esser sincero, speravo che equivocaste le mie parole, perché la mente geniale cui pochi istanti fa accennavo, non appartiene, suo malgrado, al dottor Vidale, colui che è adesso alle mie spalle, ma a un’altra persona, la quale, nonostante le mie pressanti esortazioni, ha scelto di non esse1 re qui presente oggi; avrete certamente modo di conoscerlo in futuro, adesso non posso far altro che rendere noto il suo nome: si tratta del dottor Michael Grant. Con questo ho terminato il mio annuncio, ringrazio profon damente voi tutti dell’attenzione prestatami; per coloro i quali volessero avvalersi di un approfondita esplicazione medicoscientifica riguardo i criteri di ricerca che hanno permesso al dottor Grant di conseguire questo straordinario risultato, domani alla stessa ora terrò un convegno presso l’Auditorium della città dove spero di poter dissipare ogni dubbio (se mai ve ne fossero) sulla veridicità e sull’efficacia di quest’innovativo e complesso procedimento; avviso sin d’ora che presenzierò soltanto io all’evento.
Auguro a tutti voi un buon proseguimento di giornata».
Non ebbe neanche il tempo di pronunciare l’ultima parola. Un fragore assordante lo investì: una pioggia di domande su questo fantomatico nome senza volto: Michael Grant. Chi era? Perché evitava di mostrarsi in pubblico? E soprattutto, quando lo avrebbe fatto?
Un fiume di interrogativi per il momento senza risposta.
Secondo molti il Nobel per la medicina era già suo. Occasione ghiotta per i media che in tal caso avrebbero potuto soddisfare la loro bramosia di sapere nei confronti dell’uomo del momento.
Un ‘eroe popolare non poteva certo restare senza volto. Sembrava quasi di trovarsi all’interno di un fumetto dove il super-eroe di turno salva l’umanità per poi scomparire nel nulla, dileguandosi in una fragile oscurità. D’altronde nessuno a Gotham city conosceva il volto di Batman, come nessun newyorkese l’identità celata di Spiderman. In fondo, andava loro bene così: ne percepivano la rassicurante presenza e questo era più che sufficiente.
Il dott. Michael Grant però non viveva tra le patinate pagine di un fumetto, tanto meno nelle spettacolari immagini di un film. Se ne stava giorno e notte rinchiuso in un laboratorio con il solo intento di rendere migliore la vita delle persone, di alleviare le loro sofferenze e, a differenza dei suoi “colleghi” super-eroi, era reale e non frutto della geniale fantasia di uno scrittore o di un comics designer.
Il dottor Monti, esausto, decise di ritirarsi nel suo ufficio: lo Stress fu troppo forte anche per uno come lui, ormai avvezzo a questo genere di cose. Il suo rapporto con i media infatti era sempre stato molto intenso: settimanalmente rilasciava decine di interviste ai giornalisti della carta stampata, appariva in frequentemente in diversi programmi televisivi in qualità di ospite; godeva oramai di una certa popolarità. Nessun altro nell’ambito medico nazionale era famoso come il dottor Luciano Monti.
Questa situazione fu spesso oggetto di contrasti tra lui e Grant. Costui non amava particolarmente i modi di agire del suo superiore.
Accadeva frequentemente che i media, tramite Monti, venissero a conoscenza dei progressi fatti dal suo istituto nello studio di questa o quella patologia: per Grant era inaccettabile trasformare il loro duro lavoro in un evento mediatico dimenticando che un pizzico di pubblicità avrebbe solo giovato a un modesto istituto come l’INSM: più popolarità uguale a cospicue donazioni benefiche. Dopo l’annuncio del diciotto gennaio, l’INSM iniziò a godere di fama mondiale: quale migliore promozione per un piccolo istituto dai fondi limitati?
Comunque, nonostante i continui diverbi, i due si stimavano e rispettavano reciprocamente, sia sul piano umano che professionale.
Ma quel giorno però fu diverso. Non capitava spesso di dover e comunicare al mondo intero una notizia di tale portata. Persino il più navigato dei conduttori televisivi avrebbe trovato difficoltà…

***

Leggiamo e commentiamo insieme un brano tratto da “I guardiani delle realtà originarie” di Vincenzo Contrafatto, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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11 thoughts on “I guardiani delle realtà originarie di Vincenzo Contrafatto

  1. Volevo intanto ringraziare l’autore per il libro ricevuto, mi ha fatto veramente piacere trovarlo nella cassetta, ha rischiarato una giornata del tutto nera per me.
    Le farò sapere presto tutti i miei commenti.
    Un caro saluto.

    Stefania C.

  2. Oggi mi è arrivato il suo libro.Domani lo porto con me al mare e inizierò ad immergermi nella lettura dei “Guardiani delle realtà originarie”.
    Grazie davvero di cuore.
    Un caro saluto.
    Anna Laura

  3. Già dopo la sola lettura di questo piccolo assaggio, si preannuncia un romanzo appassionante e coinvolgente.
    leggo poi nel commento dell’autore che non si tratta solo di fantascienza o solo di un thriller, ma è una commistione di più generi: sono entusiasta di questo, perchè significa che quest’opera può risultare interessante per gli amanti di diversi generi.
    Complimemti all’autore.

  4. Un racconto molto coinvolgente che mi piacerebbe molto approfondire con la lettura dalla prima all’ultima pagina…
    Chissà,magari in poltrona seduta su una terrazza, davanti al mare!

    I miei complimenti.

    Anna Laura.

  5. Una lettura curiosa e interessante, vedo misteri da svelare e una buona dose di pathos, anche se non ho ancora ben definito il genere del racconto.
    Saluti
    Stefania

    1. A Stefania,
      innanzitutto ti ringrazio per il commento. E’ sempre un piacere che qualcuno provi interesse per ciò che scrivi. Per quanto riguarda il tuo dubbio sul genere posso solo dirti che il libro è difficilmente classificabile. Ho inserito elementi tipici della fantascienza,del thriller,del fantasy cercando di plasmare intrattenimento e riflessione,di creare un equilibrato connubio tra lo spunto immaginifico della futura realtà descritta e la disquisizione interiore del protagonista che,con l’avanzare della storia,è sempre più tormentato da contrasti etici e interrogativi esistenziali ai quali non riuscirà a porre rimedio: tra questi la natura del tempo,quel tempo che si prenderà gioco di lui senza scrupoli di sorta.

      1. Ecco perchè dalle poche righe non ero riuscita bene a classificarlo, complimenti perchè sembra un racconto intenso e profondo.
        Grazie della gentilissima risposta.

        Stefania

    1. A Dorella,
      grazie mille. In poche parole hai riassunto la filosofia da me perseguita nel concepimento e nella rappresentazione del mondo futuro,un universo in cui solo il lettore (se vuole) può porre dei confini ben delineati,luoghi (e qui parlo anche da lettore) in cui poter depositare un pizzico di se stessi come pegno allo straordinario potere dell’immaginazione.

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