Era uno di quei mattini d’estate, ce ne sono una manciata in un anno, in cui ogni cosa è intatta, perfetta al suo posto.
L’incanto di queste prime ore della giornata ci riporta a quando, bimbetti di quattro o cinque anni, ce ne siamo accorti per la prima volta.
Nel cortile sotto casa, le scarpette di tela e le calzine leggere, nell’aria ancora fresca s’insinuava piano il tepore del sole; guardando in alto a ricercarne i raggi, vedevamo volteggiare fringuelli e passeri mentre l’aria vibrava dei loro suoni.
Al di là della rete l’orto che profumava di odori, il grande albero che al momento giusto dava albicocche raccolte in cassette di legno.
L’occhio, che seguiva incantato i movimenti ipnotizzanti della farfalla, si era poi fermato sulle campanule bianche, con leggere screziature rosa, che i teneri gambi verdi avevano attorcigliato alla rete.
Le campanule, la farfalla, l’aria, si rassomigliavano nella stessa leggerezza e il loro ricordo si sarebbe ripresentato nel corso degli anni a venire, ogni volta che sensazioni di eguale leggerezza l’avessero richiamato.
Fu in una di quelle mattine che lo vide.
Si era affrettata ad uscire, chiudendosi piano la porta alle spalle, sapendo come erano brevi e preziosi quei momenti; ed era scesa, prima giù per i gradini di pietra fino all’orto, poi lungo il prato in forte discesa, oltre filari di vite, amarene e gli ultimi abeti, percorrendo tutto il terreno in pendio fino alla via giù sotto.
Si fermò sul bordo della strada polverosa.
Lui stava là, immobile, piantato in mezzo alla via.
Probabilmente, avrebbe pensato in seguito, celato ai suoi occhi da rovi di more, l’aveva sentita arrivare ma non si era mosso, o si era invece fermato al suono dei passi.
Boccheggiò guardandolo, per la sorpresa di essere quasi aspettata.
La faccia era come di un bambino nell’espressione, quasi all’inizio di un sorriso incerto; ma era un uomo, poteva avere venticinque… trent’anni; le sembrò paffuto, quasi grasso; la camicia a quadretti bianchi e verdi era diligentemente abbottonata sotto al collo fino all’ultimo bottone; le mani pendevano lungo i fianchi; di una, la sinistra, muoveva piano le dita.
Mentre fissava quelle dita che si muovevano, anche se molto molto lentamente, le sua labbra pronunciarono un buongiorno, ma la fronte le si era imperlata di sudore e sentì nella bocca, divenuta arida, quel buongiorno come un sasso pesante, che per conto suo rotolava all’esterno.
Guardò in alto, lungo il terreno da cui era scesa, come a cercare la sua casa, che però da lì non si poteva vedere.
Lui non rispose, né meravigliato né niente; lo sguardo ancora con la medesima espressione, come nell’inizio incerto di un sorriso; poi si mise a camminare adagio verso il paese.
Si mosse subito anche lei, ma nell’altra direzione; prima della curva si girò un attimo a guardarlo, con la coda dell’occhio però e a più riprese, perché temeva si voltasse a sua volta.
Le mani, non sapeva più a quella distanza se si muovevano ancora le dita della sinistra, erano le terminazioni di due braccia forti che sbucavano dalle mezze maniche, ed altrettanto le spalle e la schiena, evidenziate da una camicia troppo stretta.
Il collo, che sbucava strizzato dal colletto della camicia, era largo e corto nonostante un’attaccatura alta di capelli tagliati cortissimi.
Non le sembrò più quasi grasso ma forte e vigoroso invece; ricordò l’espressione del viso, oltre quella nuca, e accelerò il passo.
L’espressione del viso, quasi innocente, pensò ancora, quasi come quella di un bambino; le veniva solo questo paragone, come prima.
Ma la mattina era dolce, dolcissima; l’aria profumava, e ancora fresca, piano piano accoglieva tiepidi raggi di sole.
Ai lati della strada: erbetta verde smagliante, fiori coloratissimi eppure teneri, ronzio delicato di calabroni, farfalle in ghirigori liberi, e ancora riquadri di prati fino all’orizzonte più vicino, e le mucche e i loro campanacci, più in là un suono meccanico… Forse una trebbiatrice.
La sensazione di quel mattino di prima estate, non più all’inizio, era ancora viva e forte, ma sarebbe durata ancora per poco.
Alla sua sinistra si aprì una zona d’ombra: il torrente, che dalla sorgente più in alto attraversava i boschi verso la grotta, lì era quasi in secca.
Sul terreno pietre e sassi, esili rivoli d’acqua, fanghiglia, rifiuti tra i rami spezzati; a cupola, sopra tutto questo, osservava un groviglio di arbusti e rampicanti.
Avanzò in quel punto, oltre la strada; avvertiva quasi freddo, l’ombra si faceva più fonda e le sembrava che il lembo di sottobosco non ripulito, che aveva davanti, fosse cupo, come ad annullare la dolcezza del mattino.
Aguzzando gli occhi a monte, oltre la copertura di foglie e rovi, immaginò il susseguirsi dei boschi fino alla dorsale dei colli e alla piccola sella tra questi.
Lassù, all’interno delle colline, ben protetta da una ricca vegetazione, si stendeva un insieme di cavità, gallerie, cunicoli che, ora ampi ora stretti, formavano quella che da tempo si chiamava Buca del Vento.
Solo vent’anni prima vi si poteva entrare liberamente; ora solo una parte della grotta era aperta al pubblico, in orari precisi e in visita guidata.
Un più che tranquillo divertimento per famiglie. Ma inquietanti racconti del passato narravano di persone che lì si erano perdute e vi avevano trovato la morte, come due frati cappuccini che, appesi con una corda per esplorare una cavità, erano precipitati nel baratro e non più tornati; un altro, cammina cammina, per meandri sotterranei era arrivato, si diceva, fino al lago, e qui era stato trascinato via dalle acque profonde.
Leggende, a cui nessuno credeva più, narravano di suoni strani all’interno della grotta; fruscìi e gemiti che qualcuno avrebbe sentito e, fuggendo a gambe levate giù in paese, avrebbe poi raccontato di avere udito le voci di quei poveretti che nella grotta avevano perso la vita.
Gemiti e fruscìi apparentati alla voce del vento: da qui, il nome della grotta.
Più realisticamente, nominata ‘Buca del Vento’ perché l’entrata si trovava sulla dorsale della collina, in un punto più di altri esposto ai colpi del vento di nord-est.
Piuttosto vasta e di discreto interesse scientifico, venne detta anche ‘dei pipistrelli’, per la quantità enorme che ve ne trovarono i primi studiosi verso la fine del ‘700.
Come gran parte delle cavità dei tempi preistorici, utilizzata solo di rado come abitazione, era stata prevalentemente un luogo per sepolture collettive.
E l’acqua ancora adesso scorre al suo interno, lei pensava, forse la stessa di queste misere pozzanghere ai miei piedi.
Solo ricordi di sepolture preistoriche e leggende, ma l’ombra fredda di quel groviglio squallido di fanghiglia e rami spezzati era reale e la sentiva proprio addosso, come mani gelide che cercassero di trascinarla oltre la strada, facendola arrampicare, a carponi e a forza, su sassi e pietre lungo i boschi, su su fino alla dorsale.
E lì… si scosse: di quali sciocchezze stava mai fantasticando?
Uscì dall’ombra e ritornò decisa sulla strada.
Era trascorso poco tempo, ma oramai la mattina era entrata nella seconda fase; l’incanto iniziale era terminato.
Tra poco il caldo avrebbe affaticato l’aria.
Camminò fino al Gren, poi guardò l’orologio: Chiara stava per tornare.
Chiara: dodici anni e gli ultimi giorni di scuola.
Avrà fame, caldo e sarà stanca; e quindi anche un po’ noiosa, concludeva tra sé, con un mezzo sorriso, affrettandosi verso casa.
Come sempre, occuparsi di lei era un deciso colpo di spugna sul più piccolo accenno di nube.

***

Dal libro I racconti di CasaLuet di Susanna Trippa, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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63 thoughts on “I racconti di CasaLuet di Susanna Trippa

  1. ho letto questo breve stralcio di questo racconto e sono rimasta davvero estasiata da questa lettura..
    sembra un racconto da lasciare senza fiato.. c’è come una sorta di magia che aleggia.. mi piace molto l’accostamento della descrizione, molto precisa, di questi luoghi incantati, e quei sentimenti nascosti di questa donna, che lascia presagire qualcosa di misterioso.. la cosa che colpisce è la descrizione molto puntuale, ma non per questo noiosa, anzi spinge il lettore ad andare avanti nella lettura e scoprire in che modo entrano in contatto questi due personaggi e l’ambiente che lo circonda..e per questo devo fare i complimenti all’autrice per aver saputo creare una sorta di mistero con la descrizione di questi luoghi..sembrano le leggende che mi raccontava mia nonna, quando ero piccola, di alcuni fatti strani che accadevano in Sicilia, e nel mio piccolo paese..
    mi piacerebbe tanto leggere tutto il romanzo..

  2. Vi aspetto nella Vetrina dei Libri sotto l’albero. Regalate un libro per Natale!
    E intanto accogliete il mio augurio per un buon mese di dicembre, sereno sotto alla coltre della neve che è già caduta anche in questi giorni. CasaLuet è già bianca.

  3. Gent.mo Sabato,
    il suo commento mi ha fatto tantissimo piacere.
    Condividere con chi mi legge le mie sensazioni ed emozioni è sempre bellissimo.
    In più, a me piace moltissimo la scrittura americana (insieme a Tolstoi, che parrebbe non c’entrare niente, sono i miei preferiti) e quindi per me è un grande complimento.
    Mi fa anche molto piacere l’osservazione riferita al lago d’Endine che ho ripercorso anch’io mentalmente, passo passo, mentre scrivevo.
    Grazie anche per gli auguri per soddisfazioni ‘umane’ che sono le più importanti e che le ricambio di cuore.
    Susanna

  4. Gent.ma Susanna,
    come promesso le scrivo per farle sapere le mie impressioni sul libro…
    Be cosa dire, da umile lettore, dico che in tre serate (purtroppo le uniche ore che posso permettermi di dedicare alla lettura) ho finito di leggere il libro, in modo anche abbastanza avido e non riuscendo a chiudere il libro se non prima finire un capitolo.
    Noto, mi consenta, nel suo modo di scrivere, uno stile abbastanza “americanizzato” della trama con storie che spaziano dal surreale al favoleggiante ma comunque sempre sfiorando la viva realtà.
    Mi è toccato in particolar modo il racconto “Appuntamento alle sette” perchè ho immaginato quasi alla perfezione i luoghi descritti, abitando a cavallo tra il lago di Endine e quello di Iseo e conoscendo i paesaggi minuziosamente descritti.
    Le faccio i miei più sinceri complimenti ed una vita ricca di soddisfazioni artistiche ma soprattutto umane. Un caro saluto.
    Sabato.

  5. Cara M. Grazia,
    oltre a ringraziarla ancora, le faccio davvero tanti e sinceri auguri per il lavoro!
    Un caro saluto!
    Susanna

  6. Sono contenta che Le sia piaciuto il mio commento! Sicuramente farò conoscere i racconti di CasaLuet a chiunque voglia entrare in contatto con una scrittura “d’altri tempi”. Non posso prometterLe, invece, di prestarlo, in quanto, son molto “gelosa” dei miei libri e, vista la fine che alcuni di essi hanno fatto (ovvero, non sono più tornati a destinazione … ), non credo che lo farò. Ma posso sicuramente consigliare di acquistarlo: bisogna sostenere gli scrittori italiani!
    Mi ha molto incuriosita il discorso delle “Costellazioni Familiari”: non ne ero a conoscenza, ma credo che inizierò una bella ricerca on-line.
    Eh sì! La distanza è un vero peccato, se a ciò aggiungiamo una ricerca spasmodica di lavoro che non mi lascia un momento libero (e che, sinceramente, spero arrivi presto), l’impedimento diventa doppio: avrei partecipato volentieri alla presentazione del libro! Può comunque leggere Lei il commento: ne sarei onorata!
    Un carissimo saluto!
    M.Grazia P.

  7. Gent.ma Susanna,
    Lo scorso sabato ho, con mia grandissima sorpresa, ricevuto il Suo libro.
    Oggi, lunedì, ho finito di leggerlo. E’ stato letteralmente impossibile lasciare la lettura a metà. Dire che i vari raccontati sono stati avvincenti, è dir poco. Lei dimostra una capacità di indagare e raccontare sia la natura umana sia l’ambiente circostante, che lascia letteralmente senza fiato.
    Ne “La buca del vento”, si susseguono i pensieri dei vari personaggi in modo talmente fitto, che se avesse usato un altro tipo di scrittura, si sarebbe creata solo confusione; e invece ha saputo creare un continuum armonioso.
    Da ammirare, son poi, i tantissimi accostamenti simbolici, ad es. “cannocchiale a rovescio della memoria”, “il cuore gli balzava dal petto alle tempie, come in un’orrenda partita di ping pong”, “il ciliegio addormentato dall’inverno”, “bianco pannoso” (queste ultime due sono semplicemente stupende, evocatrici di dolcissime immagini e sensazioni).
    Ho, inoltre, notato che in quasi tutti i racconti è presente l’espressione “cono di luce”, magari sarà solo un caso, o forse no?
    I miei preferiti, in assoluto, sono stati Liverpool Station ed Erminia e io, quest’ultimo, davvero TERRIFICANTE.
    L’unica nota negativa, se così possiam definirla, è la lunghezza dei racconti: FINISCONO SUBITO. Le consiglio di scrivere un intero romanzo: ha la suspance nelle vene!
    Non posso non commentare le stupende descrizioni degli ambienti che fanno da sfondo alle varie storie: è quasi impossibile da descriverli a parole, mi viene questa frase “cattura gli attimi”: che delizia la descrizione della cena nella locanda francese (zuppa di legumi, burro fresco, crepes con marmellata, sidro…).
    Secondo il mio punto di vista, un libro è ben scritto quando riesce a stabilire un collegamento empatico con il lettore; ebbene, nel racconto “I tre porcellini”, quando, a pagina 170, ha descritto la giornata caratterizzata dal vento di scirocco, per me, è avvenuto questo “collegamento”, è come se fossi stata catapultata nella Sua casa bolognese, casa che, tra l’altro, sento esser piena di energie positive.
    La ringrazio tantissimo per avermi inviato il Libro e per avermi inconsapevolmente indicato quello che da oggi in poi sarà il mio motto: “Buonumore, senso dell’umorismo e ironia…e sei per metà già salvo” (cit.)
    Un carissimo saluto,
    M.Grazia P.

    1. Cara Maria Grazia,
      è vero che si scrive prima per se stessi – anche a me succede così perché sto proprio bene nel farlo – ma anche per un immaginario lettore che si ha davanti… per comunicare infine, perché… non c’è niente da fare… siamo animali sociali per quanto orsi e musoni possiamo essere in alcuni momenti (me per prima).
      Detto questo, la eleggo a ‘lettore immaginario ideale’.

      Scherzi a parte, non so come ringraziarla per il suo commento, così entusiasta, particolareggiato, ricco di sfumature che ha colto… sino a quel ‘cono di luce’ che io in realtà non mi ero accorta di aver messo in tutti i racconti.
      E’ probabile – anzi certo – che quel ‘cono di luce’ non sia casuale, ma nato dall’inconscio, o subconscio che sia (non ho mai capito bene la differenza).
      In ogni caso, è molto probabile che quel cono di luce sia dovuto ad un’esigenza, che negli ultimi anni avverto sempre di più, di ‘andare e consigliare di andare’ verso la Luce (sicuramente anche per una bellissima esperienza di qualche anno fa di Costellazioni Familiari).

      Peccato che lei abiti così lontana… fossimo state vicine l’avrei pregata di partecipare ad una presentazione del mio libro ad ottobre prossimo per leggere le sue meravigliose considerazioni.
      Sono contenta di averla conosciuta e la pregherei di ‘prestare’ I racconti di CasaLuet… perché sia letto da altri.-

      Ringraziandola ancora, le auguro ogni bene.

      Susanna Trippa

  8. Cara Sussanna,
    uno stile nordamericano il tuo, che introduce personaggi, belli come affreschi, attaverso lunghe descrizioni paesaggistiche. La campagna respira al pari dei protagonisti, li ospita e abita il loro esistere! L’introduzione lascia presagire ribaltamenti di fronte. Non sarà l’incontro dell’amore eterno quello tra la ragazza incantata e il giovane dai lineamenti e i modi stravaganti. Si respira nel loro non interagire un continuum ricco di colpi di scena.
    Stilettate narrative di grande vigore a rendere lieve la tavolozza dei colori agresti. Le fasi descrittive necessitano di arte particolare per non risultare noiose. Complimenti per le capacità introduttive e per la sagacia nel sapersi fermare sull’orlo del necessario. Tutto è da raccontare…tutto si desidera sapere! Brava!

    1. Mille grazie!!!
      Soprattutto anche per quel ‘stile nordamericano’… la cosa mi fa oltremodo piacere perché, se togliamo Tolstoi, è poi la scrittura che preferisco.
      E complimenti anche per il commento: molto attento, ma anche ricco.

  9. Cara Susanna, scorrendo il sunto del libro , mi sono reso conto che il romanzo, oltre che bello, è anche scorrevole. Tante grazie anche perché dalla lettura del riassunto mi sono ritornati alla mente i vari passaggi che mi hanno fatto riflettere e “riportato con la memoria” negli anni 30 e rivivere un ambiente romantico della campagna con i suoi tramonti sul mare e la scoperta di tanti piccoli animali che davano un segno di amore a questo nostro ambiente.
    Con tanti aff.si saluti invio i migliori auguri.
    Sergio Doretti.

    1. Grazie mille per il suo commento. E’ vero: per me il paesaggio, l’ambiente che ci circonda, non è solo attorno ma interagisce con noi. D’altra parte, se guardiamo agli ultimi studi della fisica quantistica, ci rendiamo conto che questa sensazione intuitiva, poetica, è anche suffragata da osservazioni scientifiche.
      In fin dei conti, la visione del ‘romanticismo’ in arte e letteratura della natura come specchio dei nostri sentimenti non è poi così lontana dal vero, solo che non è ‘a senso unico’ ma è uno scambio continuo.

  10. Cari lettori,
    vado in vacanza nel Salento e non potrò vedere i vostri commenti fino al 18 luglio ma, appena tornata, risponderò a tutti!
    Un carissimo saluto e un abbraccio virtuale!

    Susanna Trippa

  11. 🙂
    Il fatto è che sono di natura molto curiosa e anche un po’ testarda, quindi, nel momento in cui ho avuto un po’ di tempo libero, ho cercato, nel mare di internet, il Suo commento!!
    Allora, incrociamo le dita e attendiamo fiduciosi!

      1. Ma pensa… io a Entratico ma il mio compagno abitava prima a Grumello e insegna lì nella palestra delle scuole (istruttore arti marziali).

      2. Gent.ma Susanna,
        ieri ho ricevuto il suo libro, regalo graditissimo e grazie per la dedica!
        Appena avrò terminato la lettura, Le scriverò per farle sapere.
        Cordiali saluti!

  12. COMPLIMENTI, SO DI SICURO CHE SARA’ UN LIBRO BELLISSIMO, TRA L’ALTRO MI PRENDE UNA VOGLIA MATTA DI LEGGERLO PERCHE’ ABITO PROPRIO A QUALCHE KM DAI LUOGHI CITATI.

  13. Trovato!
    Il Suo commento è una sintesi perfetta di quella che è “l’anima” del film stesso che, appunto, “non è un piccolo film (cit.)”!
    Ho notato con piacere, che il commento è al primo posto nel gradimento del pubblico dei lettori del sito: complimenti!!!
    M.Grazia P.

    1. Il mio parere non vale niente – come dice una mia cara amica – però che lei abbia cercato il commento e poi questo suo successivo m’indurrebbero, se dipendesse solo da me, a inviarle ‘di volata’ copia del libro.
      Comunque, Pupi Avati se lo merita!

  14. Sono una fan del regista Avati, soprattutto ho apprezzato i lavori che rispecchiano quella che è stata definita la sua “anima nera” (es. La casa con le finestre che ridono, Il nascondiglio). Con immenso piacere ho letto che il regista ha commentato il Suo libro: deve essere stato un onore per Lei, gentile Susanna!
    Spero tanto di poterne ricevere una copia!
    Un caro saluto,
    M. Grazia P.

    1. Davvero per me è stato un onore; è una persona straordinaria soprattutto per la sua grande semplicità e umanità, penso.
      In uno dei tanti siti sul cinema (per es. mowieplayer mi pare), può trovare un mio commento al suo ultimo bellissimo ‘Il figlio più piccolo’ , che il regista Pupi Avati ha apprezzato.
      Le auguro anch’io di ricevere copia del libro.

      Un caro saluto.

  15. Ero rimasta già colpita l’anno scorso dal suo libro ma non ho avuto la possibiltà di leggerlo. Spero che quest’anno possa riceverne una copia, credo che mi procurerà forti emozioni.
    Grazie e buon lavoro.

    Stefania C.

    1. Gent.ma Stefania,
      la ringrazio per il suo commento e spero che possa ricevere il mio libro.
      La ringrazio anche per gli auguri di buon lavoro; sto effettivamente lavorando ad un altro libro.
      Colgo l’occasione per avvisare lei, come gli altri lettori, che sarò assente dal 27 giugno al 17 luglio. Solo dal 18 luglio potrò rispondere ai commenti, e poi sicuramente invierò le copie a chi mi sarà indicato dalla Redazione.

      Arrivederci e grazie a tutti i lettori per l’attenzione graditissima al mio libro I racconti di CasaLuet!

      Susanna Trippa

  16. Il regista Pupi Avati commenta, a proposito de I racconti di CasaLuet:

    “Ho letto i racconti avvertendo un particolare talento per la produzione di atmosfere. Il racconto che ho preferito è Levania, ma ho anche amato il testo Pane e cinema* per quel suo imprevedibile finale.”

    * Pane e cinema – Racconto inedito, premiato il 13 marzo 2009 nella sala della Protomoteca in Campidoglio, come primo classificato nella sezione ‘Cine e Città – L’occhio del cinema sulla città ‘ all’interno del Concorso AlberoAndronico patrocinato dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio.

  17. mi è sembrato quasi di vedere la descrizione che l’autrice fa dell’ambiente naturale , rassicurante ma inquietante insieme.Mi chiedo chi sarà l’uomo descritto con dovizia di particolari e quale parte avrà nella storia.

    1. Cara Rossella,
      ti ringrazio molto per il tuo commento che trovo molto attento per l’osservazione sull’ambiente naturale che, da un lato è lo specchio delle emozioni (dal nostro punto di vista), dall’altro si manifesta già da sé in modi diversi e a volte contrastanti.

      Trovo che questa iniziativa, permettendo una comunicazione diretta tra autori e lettori, sia bellissima.

  18. Mi sembra di viverla questa mattina d’estate, dolce anzi dolcissima. Le descrizioni mi hanno colpito, un vero affresco che suscita emozioni e mi incuriosisce, spero di poterne sapere di più e di avere il piacere di leggere il suo libro che credo mi darà tanto.
    Uno stile semplice e schietto, mi piace!
    Complimenti all’autrice.
    Affettuosi saluti.

    Stefania C.

  19. Gentili lettori,
    sarò assente dal 21 giugno al 10 luglio e quindi non potrò vedere la posta… scusate molto dunque miei ritardi nei commenti.
    Desidererei rendere tutti partecipi della bellissima email che mi ha scritto M. Giuseppa dopo avere letto il mio libro; è un’esperienza che mi ha proprio emozionato. Di seguito qualche stralcio del suo commento dopo la lettura:
    ” Il tuo libro mi ha dato molto più di quanto mi aspettassi (e mi aspettavo tanto!)e più di quanto sembrava promettere (e prometteva
    bene!). Giudicare attraverso le poche righe accessibili via blog non era certo semplice, ma io avevo intravisto delle belle qualità, soprattutto grazie al tuo stile, ricchissimo e articolato, eppure immediato, in una parola “d’impatto”, capace di lasciare il segno. E in questo il libro è andato anche oltre alle mie pur rosee aspettative. C’è tutto un mondo in ogni racconto… alcuni tuoi racconti hanno un tale spessore e i personaggi così tanto da dire che, a volte, l’unico difetto che ci posso trovare, è che la parola fine giunge troppo in fretta. Mi ha colpito moltissimo anche la varietà di ambientazioni e la tua abilità descrittiva che non viene mai meno. I racconti che ho amato di più sono stati “La buca del vento” di una tenerezza disarmante, pura poesia in forma di prosa, “Appuntamento alle sette”, avvincente e ricco di personaggi emblematici che non si lasciano dimenticare facilmente, e “I tre porcellini”, così semplice, così vero, con quel sapore di vita vissuta e quell’atmosfera magica…
    … Ma nella libreria c’è uno scaffale speciale, dove metto i libri belli, quelli che vale sempre la pena rileggere qualche volta. Il tuo libro prenderà posto proprio nello scaffale dei libri belli, in mezzo a tutte le letture che ho più amato e che mi piace riprendere in mano di tanto in tanto,fosse anche solo per cercare quel passo che mi è rimasto così tanto dentro… ”

    Ancora un grazie di cuore a M. Giuseppa!!!

  20. Gentile Sig. Susanna,
    Le ho inviato un’altra mail con il mio nominativo completo di indirizzo, dato che ultimamente la posta elettronica ha avuto dei problemi.
    Un caro saluto,
    Maria Grazia

  21. Mi colpisce la descrizione dell’ambiente, semplice e suggestivo nella minuziosa descrizione dei particolari di un posto nel verde e magari di altri tempi, scenario semplice e meraviglioso.
    Lo trovo un racconto attento e intrigante, chissà cosa si nasconde dietro questa calma e questa serenità…!

    1. Grazie mille per il tuo commento. A me piace immergermi nella quiete di una descrizione: le parole fluiscono quasi da sole… ma poi improvvisamente irrompono per un cambiamento di scena…

  22. gentile susanna,l’altro giorno ho avuto il piacere di ricevere il tuo libro,mi sono appena immersa nella lettura e mi sono già emozionata seguendo il filo sottile dell’esistenza di un ragazzo che sorrideva sempre anche se dentro non aveva sorriso;sarà un piacere poterti dare un mio parere sui tuoi racconti,per ora ti ringrazio sentitamente per questo piccolo privilegio.

    1. Anch’io sono emozionata da questo contatto con i lettori! Ci terrei molto a parlare con te dopo… grazie ancora.

  23. mi ha affascinato il tuo capitolo..affascinato come solo un libro di King sa fare; hai saputo creare, a mio avviso, un attesa nel lettore che lo fa portare dalla prima all’ultima pagina in pochissimo tempo. ti faccio i miei più sentiti complimenti

    1. Mi riempi di gioia con queste parole perchè mi piace e ammiro moltissimo Stephen King e se leggerai il libro fammi sapere… c’è la mia email in 4 di copertina…

      1. ti confesso che non vedo l’ora di leggerlo e spero di averne la possibilità.
        un abbraccio

  24. Un incontro. E un addio. Parafrasi della vita, quasi. Ove gli sconosciuti eventi s’intrecciano con le stagioni vissute, determinandone le gradazioni.
    Anche le fantasie che scivolano verso le paure ci accompagnano nel percorso dell’essere. CasaLuet come paradigma d’esistenza. Che ricupera il suo senso piu’ alto nella quotidianita’ degli affetti. Come l’amore verso la figlia. Con Chiara, l’unica tomba in servizio e’ quella che, sigillati l’angoscia e il panico, sprigiona la gioia del cuore.
    CasaLuet, casa del quotidiano.

    Gaetano

    1. Grazie mille! CasaLuet in realtà non rappresenta solo il quotidiano… occorrerebbe entrare nell’atmosfera di ogni racconto…

  25. E’ emozionante leggere l’incontro con l’uomo misterioso, istante per istante, quasi viene da sbirciare con la coda dell’occhio per scoprire qualche altro particolare. Sembra di vivere in prima persona questa esperienza. E’ interessante quando lei rimane sola, il vagare della sua mente nelle leggende e nei ricordi dei tempi passati, favorito dall’atmosfera ovattata creata dall’ambiente naturale.

    1. Scusandomi per il ritardo perché ho problemi con internet (i temporali arrivano a CasaLuet!) mi complimento per la sensibilità del commento. Grazie molte!

  26. Una lettura molto coinvolgente e che incuriosisce…
    Un tranquillo mattino di inizio estate con il suo carico di colori e profumi…e poi svoltato l’angolo,chi o cosa l’aspetta!?…Non resta che svoltare la pagina e leggere fino all’ultima.

    Complimenti, Susanna

    Un saluto.

    Anna Laura.

    1. Brava Annaluna, è proprio così. Chissà cosa c’è dietro l’angolo? Si saprà leggendo il racconto fino alla fine, e così è per gli altri, ché ‘La Buca del Vento’ non è l’unico racconto.
      Grazie mille.

  27. Molto sensibile e attento il tuo commento M. Giuseppa. Ti ringrazio molto.
    C’è qualcosa di ‘sospeso’ nella perfezione che inevitabilmente si trasforma in ‘altro’ perché due (o anche di più… non lo sappaiamo)sono le energie vitali sempre contrapposte. Il bello è ‘stare’ di momento in momento dentro questo gioco meraviglioso che è la vita.
    Tanti auguri!

  28. Io mi riconosco perfettamente nella perfezione di quei mattini d’estate, effettivamente rari e per questo preziosi. E so anche bene come, tutta quella pace e quella quiete viene inevitabilmente ad essere turbata dagli eventi della vita. Ci sono attimi che si vorrebbe poter fermare così come sono, nella loro perfezione. Non è possibile farlo nella realtà ma nei ricordi sì, diventano quasi un’ancora di salvataggio. Mi piace il tuo modo di scrivere, ammiro la scelta laboriosa e pensata di alcuni termini, in special modo di certi verbi non usuali e tuttavia appropriati: un esempio su tutti è quel “tra poco il caldo avrebbe affaticato l’aria”.

    1. Ah sì, bello!
      Ma a CasaLuet irrompe anche il male, inevitabile nella vita, che però le energie positive riescono a superare!

  29. “L’occhio, che seguiva incantato i movimenti ipnotizzanti della farfalla”

    questa descrizione sembra eterna

    Manuel

  30. Ho iniziato a leggere le prime righe del romanzo e poi…già sono arrivata alla fine della pagina: è stato coinvolgente!
    E’ così bello uscire la mattina presto, quando ancora l’estate non è completamente “esplosa in tutta la sua calura”!
    La figura maschile è inquietante…chissà se in seguito si rivelerà un maniaco ossessivo oppure uno su cui poter fare affidamento…
    Non poteva mancare la “zona d’ombra” che, secondo me, ci darà tante sorprese.

    COMPLIMENTI!

    1. Gent.ma Grazia,
      grazie molte non solo per il commento ma anche per la sua cortese risposta alla mia email.
      Nel commento del racconto si nota attenzione alla descrizione della natura e di quanto questa voglia suggerire sull’atmosfera della storia.
      Personalmente il suo commento mi piace: indica sensibilità.
      Vorrei che leggesse tutto il libro e poi che ci risentissimo di nuovo.
      Grazie ancora.
      Susanna Trippa

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