L’ultima brigantessa di Rocco Giuseppe Greco

L’abbaiare insistente di un cane mi svegliò bruscamente.
Imbracciai il fucile e mi portai, senza fare alcun rumore, fuori dal capanno.
L’aria era gelida e la luna indifferente gettava ombre sotto i rami intrecciati degli alberi.
La neve, caduta abbondante il giorno di San Nicola sull’intero altopiano della Sila, si era in gran parte sciolta, ma qua e là, nelle zone non battute dal sole, resisteva, simile a lenzuoli sporchi, sparsi dai capricci del vento.
Feci un veloce giro d’ispezione e tutto risultò tranquillo.
Rientrai infreddolita, attizzai il fuoco che si stava spegnendo e le fiamme diedero ben presto luce e calore al piccolo rifugio.
La mezzanotte sembrava passata da poco. Avevo dormito sì e no un’ora scarsa.
L’uomo che stava con me, rannicchiato sotto il pesante mantello di lana, non si mosse, dormiva profondamente.
L’abbaiare di un cane nella notte è una cosa normale. Ma nulla è normale per chi è costretto a vivere alla macchia.

***
Altro brano

In un pomeriggio crudo di fine ottobre, mentre ci spostavamo da un covo all’altro, i due prigionieri si lamentarono di essere affaticati e ci supplicarono di lasciarli riposare. Li accontentammo e durante la sosta Angelo Feraudo mi chiese, con espressioni e toni molto garbati, come mai una ragazza così giovane e bella si fosse data a scorrere la campagna.
Lo guardai nel suo viso stanco e risposi paziente e ragionevole come se mi rivolgessi a un bambino cocciuto.
“C’è chi nasce barone e c’è chi nasce bracciante.
Un tuo parente, barone, ha scelto di fare il Senatore; io, figlia di braccianti, ho potuto scegliere soltanto di fare il brigante.
Con questo non voglio lamentarmi del mio destino, anche perché sono convinta che non tutto è dominato dal caso.
Io sono brigantessa, perché ho scelto di fare la brigantessa. Non me la prendo con nessuno. Le mie colpe non sono frutto delle circostanze.
La mia vita scorre perfettamente sotto il dominio della mia mente, del mio spirito.
La mia forza e il mio ingegno sono impiegati, consapevolmente impiegati, nel vivere da brigante.
Non c’è debolezza in questo; c’è il fuoco della vita che spinge me, e tanti come me, a strappare al mondo, cui tu appartieni, quello che questo mondo si tiene ben stretto.
E’ la stanchezza che a te e a Don Michele ha fatto chiedere di riposare.
Chi vive al buio si accorge che gli manca la luce.
Quando uno ha fame, non vede l’ora di mangiare.
Chi patisce l’ingiustizia ha più sete di cose giuste.
Certo, per voi ricchi è facile soffocare e contraddire l’ira e le speranze dei poveri, i loro slanci e i loro sogni, ma quante teste dovranno essere mozzate, perché nessuno osi più disturbarvi? E poi ti chiedo: è possibile mozzare la testa a tutti i disperati, che guardano alla felicità come a un traguardo possibile?”.

***
Dal libro L’ultima brigantessa di Rocco Giuseppe Greco – MARCO VALERIO EDITORE, 2011 – p. 144

Il commento di NICLA MORLETTI

Questa è la storia vera di Ciccilla, l’ultima brigantessa. Si tratta di un romanzo ambientato nell’Italia risorgimentale, ricco di spunti, riflessioni, dialoghi e dettagliate descrizioni. Una inquietante e particolare storia d’amore. Pagine intrise di pathos e azione, mentre scorre fluente e sobrio il ritmo narrativo. Ben descritte le vicende con personaggi veri e unici che aspirano ad un sogno di libertà impossibile nel movimentato clima dell’Italia da poco costituita. “L’ultima brigantessa” è un capolavoro di stile e contenuti, scritto egregiamente da Rocco Giuseppe Greco.

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