Su quel ramo del lago di Como rivolto a sud, che tra golfi e seni scivola verso Lecco, ancora all’inizio del secondo millennio continuavano ad abitare ricchi e persone importanti. Era dall’epoca degli antichi Romani, che vicino alle acque lacustri più profonde d’Italia, avevano dimora le doviziose abitazioni dei patrizi, dei nobili e dei signoroni.
Le belle montagne si specchiavano sulla superficie risplendente. Ormai Como era diventata città attivissima e industriale ma presso il bacino, vicino al Resegone e al Sasso di San Martino, tutto era come un tempo, solo che adesso, anziché i gentilizi o gli aristocratici del medioevo, vivevano star del cinema, registi e divi, che avevano con i loro patrimoni acquistato le antiche ville.
Sul far della sera, procedeva consultando l’ultimo numero della enciclopedia venduta in edicola, riferita a come trovare scampo tra le difficoltà dell’era moderna, il tentennante don Gongolondio. Era uomo sempre indeciso, per mestiere affittava case e continuamente non aveva idea di come raccapezzarsi e muoversi. Aveva timore di
tutto e paura di ogni cosa. Per sentirsi un po’ meno insicuro si era fatto impiantare nuovi capelli, a rimediare la piazza calva che una volta gli coronava il capo e intanto che il rosso intenso dell’occaso tingeva di soavi colori il lago, lui era intento a camminare lentamente con il suddetto numero della enciclopedia a dispense in mano.
Era piuttosto grasso don Gongolondio, solo nel cibo trovava rifugio. I suoi
occhi scorrevano lestamente le paginette della dispensa, sormontati da due foltissime sopracciglia.
Turisti e abitanti a quell’ora andavano sulle acque in kajak, compivano trekking o facevano altri sport, in quel paesaggio da sogno, tra storia passata e tempo presente, presso le eleganti coste del Lario, con la sua caratteristica forma di ipsilon rovesciata.
“Ho udito un rumore!” commentò don Gongolondio come al solito tremante.
Improvvisamente giunsero scendendo dai ripidi colli due bravetti in Mountain Bike.
Erano gli sgherri di un ricco produttore cinematografico, don Cattivigo. Su queste rive aveva un dì abitato persino Luchino Visconti, ma di tutta altra razza era don Cattivigo.
La ricchezza lo aveva reso maligno e ingiusto. Aveva gran potere grazie ai suoi soldi e disponeva di leggi a suo piacimento, era padrone di case filmiche, di emittenti tv e di giornali: il suo disporre dei mezzi era immenso.
Ora dovete sapere che nella sua attività di agente immobiliare, don Gongolondio aveva in progetto di far firmare un contratto di locazione a una giovane coppia che aspirava, una volta affittata la casa, a convivere: oggi infatti non va più di moda sposarsi, ci si limita a stare sotto lo stesso tetto, come se la famiglia potesse essere sostituita da articoli e norme sulla coabitazione. Si trattava di due giovani di buona morale, Renzo Travaglino e Lucia Mondina. Lui metteva a frutto le sue ore, sempre a lavorare umilmente e travagliando; lei, da quanto era solerte e attiva, ricordava persino nel nome il lavoro nelle risaie, metafora di laboriosità e sacrificio.
“Non farò mai trovare loro una casa!” aveva scommesso il ricco produttore cinematografico con il cugino Attaglio, per mostrare tutta la sua potenza e la sua capacità. Aveva adesso incaricato i due bravetti di annunciare a don Gongolondio che sarebbe stato per lui sconsigliatissimo e gravido di pessime conseguenze, far trovare casa alla giovane coppia.
“Questo contratto non s’ha da firmare!” urlarono i bravetti a don Gongolondio.
Mai il nostro pauroso avrebbe voluto incontrare quegli energumeni, era tutto un fremito, gli sudavano le mani stile Fantozzi e gli vennero i brividi.
Volgari, con vari orecchini e piercing, i bravetti minacciarono di brutto don Gongolondio, che corse a casa a farsi consolare dalla sua badante Continua.
La badante era saggia e furba:
“Chi ha potere e denaro detta legge. Ci sono regolamenti e sanzioni, pene e giudici tuttavia chi ha denaro e soldi amministra la giustizia!” spiegò la badante. Non c’era che da evitare in tutti i modi la firma del contratto. Quella notte don Gongolondio non dormì…
Trascorse ore e ore a immaginarsi catastrofi per la propria incolumità personale.
Aveva gran paura di don Cattivigo. Non sapeva a quale ancora di salvezza fare appello e mentre fuori dalla finestra udiva il vento accarezzare il lago, lui rabbrividiva. La Mera e l’Adda, esempio di generosità, regalavano le loro acque al Lario, facendo di questo sito uno dei luoghi di soggiorno estivo e invernale più noti d’Italia e più belli del nostro continente. Incapace di amare e godere di questo accogliente palcoscenico don Gongolondio, invece di gongolare, piangeva e s’immaginava di sprofondare negli oltre 400 metri del lago .
Nella notte si udiva la bella musica della zona. Le fronde delle piante cantavano dolcemente, lo sciabordio delle acque era tranquillo e cadenzato, la civetta recitava il suo tuttomio e pareva che gli gnomi suonassero insieme ai folletti i loro zufoli, preoccupati di vigilare l’incolumità di tutti gli abitanti del bosco. A don Gongolondio invece faceva una gran paura quella condizione acustica mista a sommesse note, silenzio e sussurri interrotti solo dai rumori della natura. Ogni pochino accendeva la luce e si guardava alle spalle, immaginandosi un bravetto. Nonostante l’umidità di novembre, continuava a sudare come fosse stata un’afosa notte d’estate milanese.

***

Dal libro I promessi conviventi di Roberto Bianchi

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10 thoughts on “I promessi conviventi di Roberto Bianchi

  1. Promessi sposi in versione moderna, simpatico e divertente, ottimo per una lettura sotto l’ombrellone, dalla lettura scorrevole ma intensa di significati.

  2. Un libro fresco e divertente, una rilettura in chiave moderna dei promessi sposi di Manzoni, mi piace. Mi incuriosisce il tema del racconto e mi attira la sua capacità di “pensare al presente”. Gli sposi che ora sono conviventi, il don Abbondio di oggi che è agente immobiliare: tutte ottime trovate.

    Complimenti anche per la simpaticissima copertina che sembra ben rappresentare il libro.
    Spero di poter avere il piacere di riceverne una copia e di poterla valutare nel pieno.

    Grazie.

    Stefania C.

  3. Fantastica questa rivisitazione!
    Veramente un’idea non da tutti…
    Oltretutto, lettura “d’obbligo” per chi, come me, appartiene giusto… a quel ramo del lago!

  4. Gentile Roberto,
    Ha proprio ragione Continua:”chi ha denaro e soldi amministra la giustizia” (cit.), io aggiungerei anche “e fa partire i battelli nel giorno dello sciopero”…
    Devo farLe tantissimi complimenti perché, in queste poche righe è riuscito a mettermi di buonumore (in una situazione attuale in cui “non c’è niente da ridere”).
    Complimenti anche all’illustratrice: lo stivaletto borchiato del “bamboccione” è stilosissimo!
    Eh sì, Renzo e Lucia sono miei coetanei, immersi nella precarietà più assoluta: da quella economica a quella dei sentimenti. Ecco perché hanno scelto di percorrere la strada della convivenza.
    Anche se, da inguaribile romantica (che son io) e da appassionato di Rodari e Carroll (che è Lei Roberto), ho l’impressione che i due giovani, dopo averne passate di tutti i colori per colpa di don Cattivigo e dei suoi bravetti free-style, cambieranno idea circa la convivenza ed opteranno per qualcosa di più profondo.
    Magari mi sbaglio, o forse no?
    Un 10+ alla coppia don Gongolondio e la sua badante: daranno sicuramente vita a duetti esilaranti!
    Spero tantissimo di poter leggere per intero il romanzo!
    Un caro saluto,
    M.Grazia P.

  5. Si, effettivamente negli anni 2000 si vivono le stesse emozioni e situazioni di allora, vuol dire che il tempo scorre ma le abitudini no. Sembra un romanzo molto piacevole alla lettura, con note di umorismo vivace. Complimenti.

  6. Bella rivisitazione dei promessi sposi. Particolarmente interessante l’adattamento ai giorni nostri come a voler ribadire che i tempi non cambiano mai.
    complimenti

  7. Il romanzo di Roberto Bianchi mi ha fatto ricordare di un mio amico di penna. Lui scrisse: Eupliade ovvero l’Eneide in maniera umoristica…. Eupliade perchè stranamente si chiama Euplio. Però anche Giobbe Covatta in passato si divertì a rivoluzionare quello che è il libro più venduto in assoluto: La Bibbia, in La Parola di Giobbe. Mentre il trio Lopez, Marchesini, Solenghi, nella loro parodia televisiva dei Promessi Sposi fecero ribaltare Manzoni nella tomba. Il romanzo di Roberto Bianchi è molto curioso, è come se l’opera di Manzoni fosse stata messa nella macchina del tempo e catapultata nel 2010. E’ interessante conoscere il proseguimento della storia, per scoprire se realmente qualcosa è cambiato.

  8. Un libro che si preannuncia spumeggiante e divertente, che sa coniugare un classico senza tempo con le situazioni dei giovani d’oggi.
    Un modo per avvicinare i giovani a Manzoni, certo, ma anche per avvicinare i “vecchi” professori alle situazioni di vita degli adolescenti e dei post-adolescenti da cui, magari, si sentono troppo distanti.
    il lessico è brioso e vivace, ma senza svilire o sminuire la morale della storia.
    Complimenti!

  9. Bellissima idea quella di fare una parodia dei Promessi Sposi!!!!!!!!!
    Proporrei di farla leggere ai ragazzi delle superiori in concomitanza con l’originale…
    Li invoglierebbe maggiormente alla scoperta di un classico senza confini e, nel contempo, li farebbe sorridere e permetterebbe loro di comprendere come il genere umano, tutto sommato, non si smentisca mai…
    Cambiano le mode, i vocaboli, ma i difetti ed i vizi rimangono inalterati nello spazio e nel tempo…
    Se poi qualche giovane lettore particolarmente intuitivo riuscisse, per così dire, a leggere “tra le righe” troverebbe riferimenti a situazioni reali di un’attualità sconcertante!
    Originalissima pure la volontà dell’autore di voler coniugare un racconto moderno con un lessico ed uno stile narrativo che ricorda comunque, a tratti, quello manzoniano dell’800.
    Adatto ai giovanissimi dunque, ma anche a chi, come me, non più tanto giovane, ha letto questo breve stralcio tuttod’un fiato e muore dalla voglia di scoprire come l’autore abbia rivisitato in chiave moderna altri personaggi cardine del romanzo.
    Che ne avrà fatto mai l’autore della monaca di Monza?
    E la Perpetua? E l’Innominato da quale figura ombrosa sarà mai interpretato?
    Sono sicura che questo libro riceverà un’ottima critica, oltre che da noi poveri comuni mortali commentatori, anche dagli addetti ai lavori, così come sono sicura che colui che l’ha scritto si sarà divertito un mondo durante la stesura e saper fare bene un lavoro che ti rende nel contempo felice non è, al giorno d’oggi, cosa da poco!!!!!!!!!!!
    Complimenti ancora!

  10. Roberto Bianchi goca al Manzoni redivivo nei ” Promessi conviventi “. Adatta i personaggi al nostro tempo. Ma la morale di fondo resta. I sopraffattori perseverano, i pavidi pure. Vorrei leggere tutto il romanzo per scoprire i nuovi don Rodrigo, l’ Innominato, fra’ Cristoforo. E sopra tutto il finale lieto.

    Gaetano

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