Insegnami a ballare

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La incontrò la prima volta in uno di quei posti in cui capita di ballare il tango con sconosciuti. Lei si faceva accompagnare da uomini sempre diversi ma finiva per ballare solo con lui. Era diventato tanguero grazie a lei. Aveva deciso di frequentare una scuola di tango, dopo averla vista ballare, cedendo al fascino di quel ballo che comincia e finisce sempre con un abbraccio.
Una sera colse il cenno del capo con cui lei lo invitava a danzare. Le loro mani si toccarono per la prima volta e all’istante quella strana magia prese corpo.
Tutti restarono ammaliati dalla loro posizione, dal ritmo travolgente e dalla fantasia dei loro movimenti. Sembrava che seguissero i passi di una studiata coreografia, invece improvvisavano. Conoscevano il segreto della rigidità e della fluidità, l’incrocio intrigante e insinuante delle gambe era perfetto, come il gioco dei pesi e degli equilibri. I loro piedi erano carezze sul pavimento. Carezze d’amanti. Il mondo non esisteva più intorno a loro, sgusciavano via nella notte come due ladri in una dimensione solo a loro nota, lasciando una lunga scia di luci e colori, passione e sfida… Non parlavano, non ballavano. Si amavano.
Nessuno riuscì mai a sottrarsi all’emozione profonda che quella coppia trasmetteva… A dimenticare l’eccitazione di quelle sere e il sorriso di lei dopo aver ballato a lungo e bene. Tutti tornavano nello stesso posto per vederli ballare. Per vedere l’amore.
Incontrandosi in questo modo, con taciti appuntamenti, danzarono molte sere finchè l’estate finì.
Nel silenzio di quella pista, ora, spente le luci, nei frangenti della nostalgia, un uomo danza da solo. I suoi piedi accarezzano il pavimento mentre una lacrima imperla il viso, subito asciugata dal vento.

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