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Game over
QueenIshtar comment 6 Comments access_time 4 min read

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Non credo più. No. Non credo che tu possa ricordarti il mio nome. Forse nemmeno lo hai mai fatto tuo, il mio nome. Ora è solo un suono per te. Uno tra i tanti suoni che si sentono nel trambusto quotidiano. Eppure io mi ero innamorata di quel modo di accarezzare le consonanti. Innamorata in maniera inattuabile. Come ci si innamora di qualcosa che si ha quasi paura di sciupare. Chimica. Non è mai mancata tra noi. Noi che ci siamo presi solo in giro, non ammettendo mai. Abbiamo complicato tutto lo sai. In maniera assurda, lo abbiamo fatto, spezzando le situazioni, e facendo degli istanti piccoli origami monchi, senza equilibrio. Fingevamo di non sapere noi, cosa provassimo. O forse ero solo io. Solo io. Tu magari eri anche sincero quando mi rispondevi dicendo: "…ma dai non sarà amore questo, non credo." Non per te. Per me lo è sempre stato. Ed ho colorato con tavolozze straordinarie tutto ciò che ti riguardasse benché minimamente. Ho creato un universo attorno a te. Ma i tuoi occhi erano altrove. Tu non a me volgevi lo sguardo, uomo dagli occhi d’abisso. Nel tuo abisso una sola luce, che non ero io. Era lei. Solo lei.La tua unica ragione, talmente unica da lasciarti una maledizione addosso. Talmente rara da non esistere più in natura, tra noi mortali. Ho finto sorrisi per non piangerti in faccia, quando mi raccontavi con smaliziata ingenuità e buona fede di quanto fosse bella questa amicizia immane. Ed io amaramente, sorridevo ancora. Mi sentivo come un pezzo blues, un piano ed un sax alla deriva di un pensiero malinconico. Nessuna variante sul tema. Una sola costante. Io tu e il mondo, per te.

Tu, il mio mondo, per me. Mi chiedevo a volte, come fosse possibile non vedere, non sentire, non guardare, me. O forse tu sapevi. Ma stop, ad ogni modo, il coraggio è sempre stato mio fedele compagno.

Io ho infranto i giochi.

Illuso tu per un sentimento che ti eri modellato addosso come fosse un guanto. Il tuo surrogato di lei, io, che velavo la sua assenza in maniera straordinaria. Una donna perfetta, un sostegno meraviglioso, una gran consolazione per la tua autostima. Una splendida persona. Amica. Ma non si può essere l’idea deforme degli altri, non per sempre. Non si può. Dimmelo. Dimmelo tu. Fa bene sentirsi amati, fa bene al cuore, anche se poi non si ama. E’come avere senza chiedere un bel dono e trovarsi a festeggiare Natale in piena primavera. Per chi riceve. Per chi dona è ferita lancinante che ti spezza le ossa, che ti sfianca, che ti inganna. Ebbrezza da alcolicoamore. L’amore ha di per sé un qualcosa che è simile ad una buona bottiglia di Nero d’Avola . Va sorseggiato. Ma spesso si rimane vittime del proprio calice. Grondante calice, dal gusto corposo e dai toni intensi. Osservo questo bicchiere mezzo vuoto. Io che sono astemia, lo ribocco e verso, verso, per lasciar scorrere questo nettare fuori dal tavolo fino al pavimento di marmo freddo, perché si porti via il tuo nome. Tu, i tuoi gesti affettuosi, il tuo abbraccio, le tue parole.

I tuoi occhi no.

Li terrò ancora un poco qui con me, sono spilli nel cuore, che mi tengono puntata a questo muro. Mi tengono in piedi. Mi fanno andare avanti. Ho rabbia. Ma non ti odio lo sai? No. Non potrei, sarebbe una menzogna doppia, verso Te, verso me. La bottiglia è vuota, non una goccia di quell’amore ha sfiorato le mie labbra disseccate. Le mordo quasi ferendole, stanca, ma senza rimpianti.La bottiglia è infranta ora su questo Trani chiaro. Un danno indelebile suppongo. Corvino disegno sulla superficie apparentemente non scalfibile. Ed i cocci, tutti sul mio cuore, mentre tu ci passeggi noncurante.Sai, il tempo non perdona mai, scorre, e la felicità ha timide sembianze che sbiadiscono rapide. Così come l’amore. Va colto al volo. O perso. Per sempre.

Arrivederci mio caro ed egoista amico.

Un giorno mi rimpiangerai, o forse capirai, quanto t’abbia amato davvero quella donna che rideva e piangeva per te. Ti ho amato, come allora, oggi. Non mi piace dimenticare forse, o la mia è attitudine a provare dolore. Forse sarò la tua nuova maledizione, quella che mai più incontrerai in questo mondo, quella a cui un’altra anima inquieta quanto me, dedicherà un pensiero di stizza…senza sapere davvero, ma immaginandomi appena.**

Frammento tratto da "Senza tempo", racconto in progress.

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Psiche

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Amore Racconti

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  1. Grazie mariamartina 😉

    Vinix, di cuore un sorriso….grazie per le tue parole.

    Lo so bene…è un “rischio” per chi scrive, che chi legga corra subito a ricercare personaggi-che non ci sono-e parallelismi inesistenti.

    Basterebbe tener di conto che non è una cronaca ma un racconto d’amore, mediato dalla soggettiva sensibilità.

    Io liberamente scrivo, affidandomi alla capacità del lettore di superare questo gradino, per arrivare al cuore….quello reale…e cogliere semplicemente emozioni, non altro.

    Ti abbraccio

  2. Stavolta un racconto in prima persona da brivido…caleidoscopio di riflessi, una passeggiata in una gola dove l’eco regna…turbinio di sensazioni, memorie, frasi, dove ognuno trova il suo spazio e la rassomiglianza. E’ la bellezza ed il fascino del tuo scrivere, ma anche il tuo pericolo. Stai attenta…

  3. ky Ars grazie di cuore…

    Nell’Amore ci sono tutti gli amori, purtroppo e per fortuna. Luce ed ombra d’amore colpiscono tutti noi, nessuno ne è fuori…nessuno è immune…

    Io cerco di raccontarlo, l’Amore, in maniera sincera, diretta…

    Io mi emoziono quando scrivo…soffro, rido e piango…sento le parole…e spero con tutte le mie forze, desidero, di riuscire a comunicare tutto quanto…

    “….scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell’esperienza di coloro che la leggono”

    Lo diceva E.Hemingway…

    Vi abbraccio forte

  4. è una sensazione strana.. è come se avessi letto la storia di due persone che conosco, forse solo per puro caso, o forse solo perchè le parole svelano come fossero una tenda scostata appena…

    L’amore, perchè sia possibile ritenerlo tale, abbisogna di un continuo scambio dare/ricevere. Chi dice che l’amore non pretende nulla, mente spudoratamente. Non si tratta d’esser “ragionieri”, ovvero io ti do se tu mi dai.. semplicemente io ti do e l’altro, non per gratitudine, ma per amore/benessere dell’altro, dà. E si alternano e fanno a gara per darsi a vicenda, compiacendosi di procurare felicità nella persona che hanno eletto nel loro cuore.

    In questo racconto la tristezza maggiore l’ho avuta per questa lei, simulacro dell’altra lei. E anche per lui, per il suo cuore incatenato al passato, che non riesce più ad amare. E’ davvero una maledizione.

    Complimenti, mi ha tenuta incollata.. attendo il progress 😉

    Nel frattempo ti abbraccio forte e ti auguro un buon ferragosto.

    Ars

  5. Ho ritrovato pezzetti dei miei pensieri confusi, nascosti tra le tue parole…hanno preso forma, tra queste tue lettere, nella musica della tua verità…

    E’ bello il tuo modo di leggere nel cuore.

    Un abbraccio.