“Attenzione, questa sera, alle ore ventuno, in piazza della Pace, parlerà, per il Movimento Sociale Italiano destra nazionale, l’onorevole Giorgio Almirante, segretario nazionale del partito. Cittadini ricordate: questa sera, alle ore ventuno, in piazza della Pace!“.
E’ la terza volta che la Prinz di Facciotta passa per la rotonda vicino ai mercati generali, nota zona rossa, e ripete lo stesso annuncio.
Facciotta è uno dei fasci più noti in città.
Di solito non si abbassa a svolgere lavori di bassa lega.
Megafonaggio, volantinaggio, attacchinag-gio sono cose da pivelli.
Lui entra in gioco solo quando c’è da menare le mani, o peggio.
Ma stavolta non ha potuto rifiutarsi, glielo ha chiesto Carletto, che solo un mese fa ha convinto il padre ad assumere la sorella di Facciotta, cieca dalla nascita, come centralinista nell’azienda tessile di famiglia.
E poi, a dire il vero, ora che hanno deciso di fare megafonaggio nelle zone rosse, la cosa ha cominciato a divertirlo.
Facciotta, chiamato così perché ha il viso piatto e largo come se avesse sbattuto forte contro un muro, ha ventiquattro anni.
E’ stato estromesso dalla polizia.
Durante una carica contro alcuni studenti di destra che avevano occupato una facoltà universitaria a Roma, all’improvviso aveva cominciato a manganellare i suoi colleghi. Questo gli era costato sei mesi di carcere e l’espulsione.
Da allora è tornato più invasato di prima, ha deciso di vivere a Tempo pieno al servizio della propria idea e di trascorrere le sue giornate al bar del Padovano, sul corso principale della città, punto di aggregazione della destra cittadina.
Ora che ha avuto il battesimo del carcere, ha preso l’abitudine a salutare tutti con il noto motto ‘che ci frega della galera…’.
Lo ripete a chiunque incontri, come un intercalare.
Ha portato anche un altro ricordo da Roma e dal servizio nelle forze dell’ordine… un ricordo calibro nove, matricola abrasa, finito nelle sue mani chissà come durante una perquisizione.
E ora è una mina vagante in giro per la città.
Seduto al suo fianco nella Prinz c’è Carletto, vent’anni, segretario cittadino del MSI, in rotta con i vertici del partito, con i ‘parrucconi’ che i giovani chiamano con disprezzo ‘il governo’.
Sono molto diversi: per cultura, stato sociale, età; ma questa diversità li ha resi ancora più legati, quasi fratelli.
Nel sedile dietro c’è Paolo San Babila, chiamato così perché indossa sempre la classica divisa dei sanbabilini milanesi: Ray-Ban anche (e soprattutto) di sera, brillantina, stivali a punta, giubbotto nero di pelle.
Paolo Petacci, San Babila, ha sedici anni, è la mascotte del partito.
D’un tratto due Ciao sbucano da due traverse distinte e si dirigono contromano verso la Prinz.
A bordo di ognuno ci sono due compagni.
Facciotta li vede, avvisa Carletto e si prepara a sostenere la parte di chi non si è accorto di aver invaso un territorio vietato.
Andiamocene ragazzi! – esclama un po’ spaventato e un po’ eccitato San Babila.
Il motorino dalla parte di Facciotta si ferma a un paio di metri dall’auto, quello dall’altro lato fa uno scatto in avanti.
Carletto intuisce.
Si precipita fuori dalla vettura e corre verso la parte posteriore a ripararsi, gridando ai camerati di fare altrettanto.
Facciotta non estrae la pistola.
Al corso gli hanno detto di non farlo mai per primo e la voce dell’istruttore agisce in lui come un comando interiore.
Scappa anche lui fuori dall’auto.
Paolo Petacci sta per seguire i suoi camerati quando un lampo invade l’abitacolo.
Una molotov.
Gettata attraverso il finestrino proprio addosso a lui.
Un dolore insopportabile come mille aghi che ti penetrano.
Un odore soffocante di carne bruciata, la sua.
I motorini fuggono via. Facciotta e Carletto aiutano l’amico a uscire fuori dall’abitacolo.
II loro camerata è vivo, grazie a Dio, piange ma è vivo.
Ha una mano ustionata seriamente, la pelle è venuta via.
Nel resto del corpo qualche bruciatura.
Ma la mano è andata.
I tre si voltano a guardare la Prinz avvolta dalle fiamme.
Intorno a loro centinaia di passanti che osservano la scena e si tengono a debita distanza.
Nessuno ha ancora chiamato un’ambulanza.

***

Leggiamo e commentiamo insieme questo brano tratto dal libro Tempo di Paolo D’Amato, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

© 2009, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

29 thoughts on “Tempo di Paolo D’Amato

  1. Bravissimo, modo molto fluido di raccontare e di far nascere sensazioni e ricordi dei tempi di chi come me quasi quarantenne, ricorda bene i dettagli del tempo.
    In bocca al lupo.

    1. Grazie, Sabato. Io ho 44 anni e quel periodo buio, quell’aria satura di violenza e tensione mi è rimasta ben impressa in mente. E proprio mettendo nero su bianco quelle sensazioni, benché provate da un giovanissimo come me, sono riuscito a liberarmi di una specie di ‘groppo’ che avvertivo alla gola. Paolo

  2. Sono passati quarantanni. Due generazioni, insomma. E la cronaca, dunque, e’ diventata Storia. Storia moderna, si.
    Parecchi di noi son stati attori, in quel periodo. Rossi o neri.Violenti e violentati.
    Paolo D’Amato cerca di trasmettere fatti e anime di quel tempo, riuscendoci.
    Sarebbe opportuno che “Tempo ” lo leggessero anche i piu’ giovani : come documento e libro sapienziale della vita.
    La moda degli eskimo e dei ray ban potrebbe tornare. Sotto mentite spoglie.

    Gaetano

    1. Grazie, Gaetano, per il tuo giudizio sul mio libro ma, ancora di più, per il giudizio che hai nei confronti della Storia. Anch’io la penso come te. La Storia… con la ‘S’ maiuscola, la Storia che, per poter assolvere alla sua funzione di ‘maestra di vita’, merita il giusto rispetto e non la strumentalizzazione per falsi fini ideologici. Grazie ancora per la bella testimonianza. I protagonisti di quegli anni erano ragazzi normali, animati da ideee sane e lodevoli (da qualunque parte provenissero), giovani che ad un certo punto non hanno più saputo resistere al richiamo della violenza, del ‘branco’. Perché? Colpa dei politici di mestiere che avevano bisogno di manovalanza da mandare allo sbaraglio? O si è trattato solo di un ricorso storico che caratterizza i giovani di ogni epoca? Oppure c’è ancora dell’altro? Qualcuno ha mai indagato a beneficio delle generazioni future? A presto, Paolo D’Amato

  3. Caro Robert, da brava giornalista, cerco di essere sempre sintetica. E soprattutto raccontare il vero. E questo libro, a mio giudizio, lo è.
    Grazie per il tuo intervento e un saluto all’autore.

  4. Finito di leggere questa notte. Aspettative confermate. Ci sono amici e segreti, madri e figli, ricordi e dolore. E poi ideali senza TEMPO.

    1. Grazie mille, Valeria, per questo tuo giudizio che, con poche pennellate, mette in evidenza l’anima del libro. Sono soprattutto contento di non aver tradito le tue aspettative. A presto, Paolo

  5. Una storia dal ritmo incalzante, un periodo storico intenso e a tratti ancora oscuro. La scena è ben descritta, la vedo, è come se fosse li davanti a me.
    Amo molto il genere del suo libro e mi ha molto colpito sia lo stile che Lei ha utilizzato sia la vicenda.
    Spero di poterlo leggere e ritrovarmi in quegli anni.
    Complimenti sinceri.

    Stefania C.

  6. ho ricevuto il suo libro e la ringrazio moltissimo, ho cominciato a leggerlo e l’ho trovato molto coinvolgente, lo sapevo che non mi avrebbe deluso. grazie ancora tanto.

  7. Un libro che si fa amare per i suoi contenuti. Travolgente grazie alla perfetta scrittura capace di coinvolgere il lettore nel Tempo e nel Luogo degli eventi.

  8. apprezzo moltissimo lo stile dell’autore, queste frasi brevi, incisive e veloci, che introducono i personaggi ma si limitano ad abbozzarli, lasciando poi che crescano durante tutto il racconto.
    E’ perfetto anche per rendere il senso dell’azione: tanto fulminea quanto inaspettata e drammatica, in un costante crescendo d’intensità.

  9. MI FAREBBE MOLTO PIACERE LEGGERE QUESTO LIBRO.
    E’ MOLTO CONVOLGENTE E IL PRIMO TRATTO DEL LIBRO MI HA INCURIOSITO ENORMEMENTE.

    1. Cara Melita,
      se sei interessata a ricevere una copia omaggio del mio libro, compatibilmente con le attuali disponibilità, ti invito a metterti in contatto – esclusivamente via mail – con la Redazione, indicando il titolo del mio libro ed il tuo indirizzo postale. Grazie ancora e a presto.
      Paolo D’Amato

  10. Un libro che inizia con una carrellata sui personaggi. Quasi fossero delle pennellate veloci che li descrivono. Una tecnica riuscita, anche perchè entra subito nel vivo del racconto. La storia di un’Italia si fonde con quella dei protagonisti. Mi piace il tipo di narrazione, che non vuole giudicare. Lascia che sia il lettore a farlo, avendo contezza del contesto e di ciò che accade.

    1. Credo che ‘giudicare’ non sia mai né opportuno né giusto, per nessuno: per lo storico di professione così come per l’utente. Grazie a Tiziana e Valeria, anche perchè mi danno l’opportunità di ribadire una frase che sembra un luogo comune ma non lo è affatto: la Storia è maestra di vita!

    2. Cara Valeria,
      se sei interessata a ricevere una copia omaggio del mio libro, compatibilmente con le attuali disponibilità, ti invito a metterti in contatto – esclusivamente via mail – con la Redazione, indicando il titolo del mio libro ed il tuo indirizzo postale. Grazie ancora e a presto.
      Paolo D’Amato

  11. La mia considerazione – prima di tutto – vuole diventare un forte, forte invito all’autore, perché continui a scrivere e a dare al lettore: emozioni nuove o vecchie da NON dimenticare mai. Quindi un grazie a Paolo per quello che ci ha regalato e che dovrà continuare a donarci, ascoltanto sempre e solo la sua anima e traducendola per noi. Un libro da leggere tutto in un giorno, ma da trattenere nella memoria per sempre, per i temi trattati, per i disagi e le paure descritte, perché tutti ci si impegni – a partire dagli studenti – a che, NON si viva un altro “tempo” analogo.

  12. Bellissima la copertina.Interessantissimo il contesto storico,un’epoca in cui i giovani erano vicinissimi alla politica e al sociale,in bilico continuo tra legalità ed eversione.Gioventù d’altri tempi,capace di “ideali”,a volte giusti,altre volte no,oppure giusti ma perseguiti in maniera sbagliata.Ragazzi con tanto tempo per riflettere,discutere e parlare,con tanto tempo da “bruciare” magari poi in una frazione di secondo,quella frazione di secondo che trasforma i pensieri in fatti e che fa di un niente una storia da raccontare e su cui riflettere.Quel che ho letto mi è piaciuto,per quel che dice e per come lo dice.

    1. Mi fa piacere che in questo commento di Maria Giuseppa si usi il termine ‘giovani’, senza distinguere le appartenenze politiche. I ‘giovani’, infatti, da qualunque parte fossero, lottavano tutti contro un Sistema che ritenevano sbagliato. Il nemico, insomma, era lo stesso ed era giusto combatterlo. Sbagliato era il metodo o, meglio, ciò in cui degenerava il metodo di lotta. Troppo spesso e con eccessiva facilità, infatti, a quei tempi si veniva letteralmente risucchiati dalla spirale della violenza. Grazie per il contributo, Maria Giuseppa.

    2. Se sei interessata a ricevere una copia omaggio del mio libro, compatibilmente con le attuali disponibilità, ti invito a metterti in contatto – esclusivamente via mail – con la Redazione, indicando il titolo del mio libro ed il tuo indirizzo postale. Grazie ancora e a presto.
      Paolo D’Amato

  13. Un’opera molto forte ed avvincente, alcuni passaggi sicuramente possono sembrare crudi, ma aiuta il lettore ad entrare ed immedesimarsi nei personaggi. Complimenti all’autore, sicuramente è un’opera bella e coinvolgente.

    1. Grazie, Maria. Ho inteso fare in modo che il ‘Tempo’ funzionasse da ‘ticchettio’, guidando il lettore in maniera quasi ansimante e spasmodica verso la fine del racconto.

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