Passione e tormento di Paola Brambilla

La ragazza avanzava con fatica stringendosi al collo le falde dell’ampio mantello scuro; sovente si voltava indietro, nel timore di veder comparire qualcuno che la riconoscesse, ma ormai la luce del crepuscolo aveva lasciato il posto alle prime ombre della sera, che l’avrebbero aiutata a celare maggiormente la sua identità. Non aveva paura che gli scagnozzi di suo padre la riportassero a casa, perché era stata attenta, e aveva pianificato la sua fuga nei minimi particolari; in ogni caso nessuno si era accorto della sua partenza alle prime luci dell’alba; non aveva portato niente con sé, solo gli abiti che indossava, una piccola cesta, contenente una bottiglia di latte, delle fette di pane, tre arance e, nelle tasche, pochi spiccioli. Al collo però, appeso a una catenina e nascosto sotto il vestito, portava il suo ricordo più prezioso, di cui nessuno era a conoscenza: un rubino, sangue di bue, tagliato a forma di cuore incastonato in filigrana d’oro. Lo aveva ricevuto in regalo dal suo uomo, il giorno del suo diciassettesimo compleanno, ma non aveva potuto mostrarlo a nessuno; quindi nessuno avrebbe sospettato niente, poiché da casa non mancava nulla. Inoltre, difficilmente i domestici la vedevano; se ne stava quasi sempre rintanata nei suoi appartamenti sino alla sera senza che qualcuno la disturbasse, se non su sua esplicita richiesta; pertanto la sua scomparsa sarebbe stata scoperta solo quella stessa sera e perciò aveva ormai parecchio vantaggio. Ma quanta strada aveva percorso, non lo sapeva. Dei settantacinque chilometri che la separavano dalla sua meta, non avrebbe saputo dire quanti ne aveva già percorsi, sapeva solamente che le sembrava di camminare da una vita intera.
Le gambe non la reggevano più e aveva una paura folle di non essere più in grado di giungere alla sua destinazione in tempo utile. I dolori, che si propagavano dal basso ventre alle reni, erano aumentati sensibilmente di intensità e il lasso di tempo tra un dolore e l’altro era notevolmente diminuito. In quel medesimo istante, ne stava sopraggiungendo un altro. Si piegò leggermente su se stessa, nella speranza di attutirlo; strinse i denti, cominciò a respirare ed espirare velocemente e si strinse il ventre prominente con delicatezza, quasi volesse rassicurare la creatura che portava in grembo da ormai otto mesi, che lei era lì, che non l’avrebbe mai abbandonata, che l’avrebbe protetta contro tutto e contro tutti a qualsiasi costo.
Il dolore cominciò a diminuire e il pensiero del bambino le dette una rinnovata forza; doveva andare avanti, oramai mancavano pochi chilometri, riusciva persino a intravedere le luci di Villarosa, il villaggio ubicato ai piedi della collina, sulla quale si estendeva la tenuta della sua madrina, sua zia, la contessa Carmela Paternò, vedova del fratello di sua madre, il defunto e compianto conte Giuseppe Licata. Sua zia le voleva molto bene, come a una figlia, e di figli, purtroppo, lei non ne aveva avuti. Era la sua salvezza, sua e del suo bambino, l’avrebbe accolta e protetta e soprattutto avrebbe difeso con la vita stessa il piccolo, dai suoi nonni, il barone don Franco Moncalvo, suo padre, e suo suocero, il principe Antonio Marino. Quando ci ripensava non riusciva ancora a crederci; suo suocero non l’aveva nemmeno conosciuto, ma suo padre non poteva essere arrivato a tanto, non poteva aver concepito un piano simile per suo nipote, il sangue del suo sangue, e per lei, la sua unica figlia. Purtroppo, l’aveva sentito con le sue orecchie direttamente dalla voce del padre e in quel momento aveva creduto di impazzire. Si trovava, per caso, dietro il pesante tendaggio della portafinestra che si affacciava sul terrazzo della villa di campagna dei Moncalvo, nei pressi di Roccapalumba, dove lei si recava per godersi la frescura della sera. Si nascondeva lì, quando i domestici si ritiravano negli alloggi di loro competenza; solo allora aveva il permesso di uscire dalla sua camera, con la certezza che nessuno avrebbe potuto vederla nelle sue condizioni, così come aveva stabilito suo padre. In questo modo, mano a mano che procedeva la gravidanza, lei, la baronessina Maria Moncalvo, viveva, praticamente, come una reclusa. Quella sera, però, aveva casualmente ascoltato il padre pianificare il suo orribile futuro.

Passione e tormento di Paola Brambilla – Albatros, 2011 – pag. 488

Il commento di NICLA MORLETTI

Un bel romanzo di 488 pagine dalla trama esemplare e dall’intreccio narrativo ben costruito. Ottime le descrizioni di personaggi, stati d’animo e ambienti. Fluido e ineccepibile lo stile. Un lavoro di grande valore e impegno. Tutto questo è il libro “Passione e tormento” di Paola Brambilla, la cui copertina ritrae i volti di un uomo e di una donna sul punto di baciarsi. Attorno a loro tre cavalli in corsa. Il lettore si trova catapultato a fine ottocento e la storia che si profila davanti ai suoi occhi cattura il cuore, mentre si fanno largo sempre più nella mente gli usi ed i costumi dell’aristocrazia siciliana. Maria, baronessa Moncalvo, sposa segretamente l’uomo che ama, il principe Pietro Martino che morirà in un incidente proprio mentre la giovane donna aspetta un bambino, anzi una bambina per l’esattezza, Angelica dalla bellezza disarmante che amerà i cavalli. Ma il padre di Maria, il barone, è un essere cattivo e spregevole. Senza cuore e privo di sentimenti distruggerà la vita della figlia. Altri personaggi tesseranno le trame della storia colorandola di tinte ora rosa ora scure. Un romanzo ricco di colpi di scena, di suspense e misteri che terrà incollato il lettore dalla prima fino all’ultima pagina. Un romanzo bellissimo ricco di passione e d’amore.

© 2013 – 2015, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

7 thoughts on “Passione e tormento di Paola Brambilla

  1. Adoro i romanzi ambientati in epoche passate e pervase di passione e sentimento, con una bella storia e protagonisti affascinanti.
    Spero di poter avere l’onore di leggere quello che si preannuncia come un ottimo romanzo.

    Stefania C.

    1. Passione e tormento è un vero e proprio romanzo, in cui attorno a un amore infinito ruotano interessanti scenari storici. Ma non è tutto: il racconto rappresenta la speranza di un mondo migliore ed è quindi una metafora romanzata. Angelica è il mondo migliore, concreta nella sua logica, nelle sue azioni e nei suoi sentimenti. Paolo rappresenta la borghesia decadente di fine ottocento, aggrappata alle consuetudini e al denaro come valori irrinunciabili, ma sensibile al richiamo della speranza di un mondo migliore.

  2. Sicilia, terra di passione,
    e paura e incomprensione.
    Sospesa fra presente e passato,
    fra l’ amore e l’ odio esacerbato.
    Paola si getta a capofitto
    in un romanzo con molto profitto.
    La trama e’ di quelle d’ incanto,
    e non puo’ che farsene vanto.
    Dietro la contessina Moncalvo
    lei mette in salvo
    tutti i valori di un ‘ umanita’
    che non teme anche l’ oscurita’.
    Certo deprime il suo genitore,
    legato ad un costume che muore ;
    ma questa purtroppo e’ la vita,
    intrisa pure di tristezza infinita.
    Vorrei leggere tutto il volume;
    e poi, com ‘e’ mio costume,
    faro’ avere alla signora Brambilla
    una mia recensione ( e senza postilla).

    Gaetano

  3. Uno scenario a me familiare, la bella e tormentata Sicilia, proprio come preannuncia il titolo..
    una Sicilia, con le sue tradizioni radicate, con i suoi colori, le sue tradizioni, la sua cultura, e anche con le sue passioni, a volte troppo radicate..
    con un passato tormentato dai doveri familiari e dalla devozione e l’ubbidienza nei confronti dei genitori..
    è proprio questa la Sicilia, l’unione di questo passato e di un presente e un futuro molto moderno, che lotta contro chi la critica.. ma che riesce a risollevarsi nonostante le mille difficoltà..
    e da questo breve brano emerge proprio l’unione fra passato e presente: un passato fatto di riverenza e di ubbidienza, di Maria Moncalvo, e un presente fatto di passione, credo dimostrato dall’arrivo di questa nuova creatura.. che è quella che darà la forza a Maria.. è questo quello che si evince da questo breve brano e sarei onorata di proseguire la lettura di questo romanzo che parla della mia terra…
    complimenti all’autrice..

    1. Grazie gentile Maddy per il tuo commento….pienamente azzeccato. La passione è il filo conduttore di tutto il romanzo con le sue mille sfacettatture, da quella accecante ed ossessiva a quella intensa e bruciante. La figura di Maria Moncalvo con il suo atto di disubbidienza, innesca una catena di eventi che sconvolgeranno i destini dei protagonisti. Tra passato e presente, convenzioni e tradizioni e le prime avvisaglie di emancipazione femminile, la protagonista vivrà una storia complicata, intensa e tormentata che affronterà con orgoglio e determinazione, fino a raggiungere l’agognata felicità.

  4. Avvincente la narrazione, interessante l’ambiente in cui la protagonista si muove, un ambiente dove contano le apparenze più dei sentimenti e dei legami di sangue.
    Come andrà a finire la storia di Maria? Riuscirà il suo piccolo a nascere e lei a ricongiungersi al suo uomo per formare una famiglia?
    Spero di poter continuare a leggere questo romanzo che già mi appassiona.

    Bellissimo!

  5. Si preannuncia una storia avvincente e ricca di sentimenti,passioni dolori e ingiustizie .
    Sicuramente è uno di quei libri in cui ci si incolla e non ci si riesce a staccare se non all’ultima pagina .
    Sarebbe un piacere poterlo leggere .

    Compliomenti

    Barbara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 Togli la spunta se non vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento in questo articolo
Aggiungi una immagine