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TETSUYA
ognidove comment 5 Comments access_time 3 min read

Non glielo scelsi io questo soprannome.
Lo volle lui.
No, non lo so se gli piacevano i cartoni animati giapponesi, probabilmente si.
Anche a me aveva affibbiato un nomignolo parimenti.
Non lo cito perchè suona di un idota…come idiota e macchinosa era la nostra relazione. E pertanto mi piaceva.
Tetsuya allora era una ragazzo, penso avesse un paio d`anni meno di me.
Ogni indicazione circa la sua personalità protendeva verso un qualcosa di complicato solo in superficie, e di stucchevolmente fastidioso in profondità.
Era di base un conservatore.
Un figlio di papà viziato e vizioso.
Nella cittadina dove mi ero laureata da qualche mese lui completava la specializzazione in una branca della medicina presso l`ospedale.
E sempre nei pressi l`ospedale abitava un grazioso villino a due piani con giardino rigorosamente incolto come si confà agli studenti.
Insieme a lui vivevano un altro paio di specializzandi in altri settori.
Tetsuya era un drago con le cose telematiche.
Telefonini e computer lo mandavano in visibilio, era rapidissimo a seguirne le innovazioni, era agile come Orzowei a farne uso quotidiano, a fruirne al massimo.
La sua era una bellezza surrealistica, alla De Chirico.
Aveva una pelle candida ed uniforme di donna del sud Italia, sai quelle specie di Madonne diafane che vedi per le vie e ti chiedi se sono di carne o di alabastro.
Era semi glabro.
Come si addice a questo tipo di cute, aveva capelli corvini, mossi in riccioli grandi, voluminosi.
Non era certo un ribelle, come affermato prima era tutt`altro, ma l`estetica l`avvinceva, il dettaglio "diverso"sicuramente lo seduceva, così aveva tinto i capelli di blè.
Un blè discreto, più che una tintura un riflesso azzurro cupo.
Però con il camice indosso faceva il suo effetto megalomane e sgargiante.
La pettinatura era quella di Rupert Everett.
Tetsuya fisicamente era un contrasto vivente.
Era anche piuttosto solido, spesso, a tutto tondo.
Aveva un fisico poderoso da chi sa affrontare resistenze lunghe.Amava il diving, e se poteva faceva cose pericolose.
Ma non era scapestrato.
Era uno che s`affacciava, usava, e tornava ad essere quello che fondamentalmente era.
Un provinciale bigotto.
Come me.
Un giorno gli sparii.
Mi feci viva due anni dopo.
Presi un treno per il mare, dove la sua famiglia aveva casa.
Venne alla stazione a prendermi.
E non credevo ai miei occhi per quanto era potente l`illusione di essere due innamorati che si ritrovavano dopo alterne vicende.
La passione del suo abbraccio, la tenerezza lunga e languida ed estesa delle sue carezze sul mio viso…le dita intercciate sul tavolo del ristorante a cena, la sensazione esotica di lontananza dal quotidiano vivere.E al mattino dopo ancora…perdurava identica.
Non avevo alcun senso d`estraneità a vedere la sua schiena grande, sdraiata accanto a me in un letto che usavo per la prima volta, in una stanza che doveva risultarmi estranea.
Mi sembrava il mio fidanzato, quasi.
Ma io lo detestavo, nel profondo.
O forse mi era solo antipatico.
O forse ancora io lo invidiavo, in quella sua corazza di sicurezze e di protezioni che io non avevo mai avuto.
In quella sua fierezza maschile consolidata e confermata dal mondo intero.
Lo ammiravo e lo detestavo insieme, mentre lui faceva sesso con la sua playstation di carne.
Che conteneva me.
L`espressione play-station di carne la coniai per lui infatti.
La usai molteplici volte, ma l`ispiratore fu Tetsuya.
Era così preso, così impegnato, con questi riccioli che gli ricadevano perfettamente madidi sulla fronte, e dava questi colpi così uniti e così concentrati e io mi annoiavo così bene con lui….
…compostamente…
…all`unisono…
… m`annoiavo benissimo.

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Amore

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  1. :Sono senza parole: il tuo scritto si legge con il medesimo godimento che si prova quando si sorseggia un bicchiere di acqua sorgiva…

    Mi hai fatto riflettere…

    Mi hai fatto sognare…

    Mi hai fatto ridere…

    GRAZIE di cuore