Il suo mal di testa andava intensificandosi: dopo quella sberla le sarebbe venuto comunque.
La risposta di Matteo l’aveva lasciata letteralmente di stucco: mai si sarebbe aspettata una reazione così violenta e fisica. Si accorse che in fondo non lo conosceva bene, che non era poi così freddo e distaccato come voleva far credere. Era tutta una montatura, per nascondere il vero Matteo: che fosse addirittura un timido ridipinto di un colore vivace?
Non sapeva più che fare. Nella sua mente continuava a ripetersi le parole che le aveva detto poco prima, cercando un appiglio per ritrovare il filo del suo discorso. Non aveva detto poi delle cose sbagliate. La paura a volte gioca dei brutti scherzi, specialmente alle persone dotate di molta fantasia, come lei.
Riazzerare tutto… e ricominciare, conoscersi in modo diverso, parlare delle proprie emozioni senza nascondere nulla e nel momento in cui si provavano, nel limite del possibile, questa era la soluzione. Pensava di essere un mistero per lui, invece era solo una delle sue fantasticherie: quelle che erano uscite dalla sua bocca poco prima erano parole di qualcuno che la conosceva bene.
Lo aveva mal giudicato e la colpa di quella situazione era sua: avrebbe dovuto aprirsi di più, svelare le sue insicurezze, i suoi dubbi. Lui si era rivelato molto più maturo di lei e questo un po’ le rodeva. Decise lo stesso che si sarebbe presentata in perfetto orario alla cerimonia. Le rimaneva un’ora e mezza per rimettersi in sesto.
Fece una doccia veloce, con l’acqua appena tiepida, per svegliarsi e tonificare la pelle del viso, che sentiva bruciare sul lato sinistro.
Stranamente nessuno dei suoi parenti, neanche sua madre, s’era avvicinato alla sua stanza per vedere cosa stesse combinando: probabilmente Matteo aveva detto qualcosa affinché la lasciassero in pace a riflettere.
Aprì l’armadio e tirò fuori dall’involucro protettivo il suo abito da sposa: lo stese sul letto e si fermò a osservarlo. Aveva dovuto discutere a lungo con sua madre per la scelta di quel vestito e soprattutto sul colore. Avrebbe preferito qualcosa di semplice, ma alla fine aveva ceduto sul modello per arrivare a un compromesso: non voleva assolutamente sposarsi in bianco. Aveva un significato preciso che non la riguardava. Era riuscita ad ottenere quel modello, forse un po’ troppo classico per i suoi gusti, in una tinta diversa ed aveva scelto un verde pastello molto chiaro che metteva in risalto la sua pelle e il colore dei suoi capelli.
Come al solito si era persa nei suoi ragionamenti e non s’era accorta che il tempo era trascorso velocemente. Doveva fare in fretta. Per raggiungere la chiesa sarebbero serviti quasi venti minuti. Cominciò a vestirsi. Sentì un leggero bussare alla porta: era sua madre.
“L’autista è già qui fuori che aspetta: manchi solo tu.”
“Arrivo subito, finisco di sistemarmi i capelli.”
Cercò alla meno peggio di aggiustarli e alla fine decise di bagnarli con il gel e tirarli tutti all’indietro, fissandoli con due pettinini sul retro della nuca. L’effetto non era male.
Cercò le scarpe verdi nella scarpiera e se le infilò di corsa.
Giusto il tempo di darsi una sbirciatina allo specchio nel corridoio ed era già in cortile.
 

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“Stupidi presagi” di Mynona è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori insieme a Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

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