Dal Capitolo I –
Quel pomeriggio il sole splendeva alto nel cielo sereno, nonostante la giornata fosse abbastanza fredda, gli alberi vicino al ruscello stavano perdendo la rigogliosità dei colori. L’autunno giungeva a ricoprire le vaste terre coltivate impoverendo le verdi pianure sovrastanti; in quel luogo permeato dalla natura e dai rumori appassionati degli animali selvatici, vi era qualcuno che piangeva. Ed era Concetta.
Appoggiata alla corteccia del pino della speranza, cercò conforto volgendo lo sguardo sulle fronde dell’albero, per il suo amato Rodolfo, morto da qualche ora per una malattia che non dava scampo a nessuno.
Sul petto la donna teneva salda una lettera, l’unico ricordo che gli restava del suo barone.
Sebbene fosse solo un foglio di carta, lì vi erano le ultime volontà che Rodolfo aveva deciso di far scoprire alla donna che amava.
Concetta riguardò quella lettera tante volte per provare la sensazione di sentirlo vicino, aggrapparsi anche alle più piccole cose, era l’unica soluzione, date le circostanze della vita.
Tuttavia un dolore così grande e sconvolgente non poteva essere rimarginato tanto in fretta, avvertì la sua mancanza così intensamente da sentirsi privata dal suo stesso respiro.
Che cosa avrebbe fatto adesso?
Questa era l’unica domanda che replicava più volte dentro i suoi pensieri.
Pianse nuovamente, asciugando le lacrime con il palmo della mano.
«Dove sei adesso?» sussurrò a bassa voce.
Sperò vivamente che la leggenda del pino della speranza fosse reale: Quando qualcuno fosse morto, le fronde dell’albero avrebbero aiutato i due innamorati a rivedersi anche per un breve istante. Ma non accadde nulla di ciò che desiderasse.
“Possibile che il suo amore non era così forte da abbattere ogni ostacolo?” domandò a se stessa, solamente perché non trovava pace dentro il suo animo.
D’improvviso udì una voce, qualcuno pronunciò il suo nome, il cuore cominciò a battere per la gioia credendo che il suo desiderio si stesse realizzando. Si alzò in piedi e socchiuse gli occhi per invocare il nome del barone, e di nuovo si risentì chiamare.
«Concetta!». Adesso la voce era più chiara, molto più vicina, ma possedeva qualcosa di strano, non proveniva dalle fronde dell’albero ma da dietro le sue spalle.
Si voltò come se fosse disorientata e si accorse immediatamente che sull’altra sponda del ruscello c’era la zia Maria, sopraggiunta per cercarla.
«Zia!» sussurrò con dispiacere. «Siete voi!» ammise tra le lacrime.
«Concetta, tesoro mio! Finalmente ti ho ritrovata! Che cos’è successo?» domandò la zia avvicinandosi, saltando su dei grossi massi del ruscello. «Sono ore che ti cerco!» le disse incrociando lo sguardo di Concetta, ancora turbata dal suo immenso dolore.
Istintivamente si strinse tra le sue braccia in un gesto di conforto.
«Oh, tesoro mio!» esclamò la zia non comprendendo il comportamento di sua nipote. «Perché stai piangendo? Che cosa ti è successo?» le chiese preoccupata accarezzando i suoi capelli.
«Il barone … !» sussurrò tra le lacrime. «Il barone è morto!» affermò con patimento.
«Oh … mi dispiace! Non lo sapevo, ero all’oscuro di tutto!».
Concetta si lasciò andare sfogando l’angoscia in quell’abbraccio. La sua cara vecchia zia restò immobile a confortarla, ma l’immenso dolore manifestato della nipote la portò a commuoversi.
«Su, torniamo a casa!» le disse nascondendo le lacrime con un debole sorriso. «Fra non molto farà sera!».
«No cara zia!» affermò d’impulso «io resterò qui! Non voglio allontanarmi!».
«Lo so… che è difficile accettare l’inspiegabile realtà della vita … ma vedi bambina mia!» asserì con tono dolce, asciugando le lacrime del suo viso «rimanere qui … non ti servirebbe a nulla! Torniamo a casa!» le suggerì stringendole un braccio attorno alle spalle. Concetta guardò il viso della zia e assecondò il suo volere. Procedettero pochi passi, e dopo aver attraversato il ruscello, la povera Concetta ebbe uno strano mancamento improvviso, barcollò in avanti perdendo l’equilibrio, ma fu sorretta appena in tempo dalla zia.
«Che ti succede … tesoro?» le chiese con preoccupazione.
«Stai male?».
«Ho avvertito un giramento di testa … non impensieritevi, sto bene!».
«Sei in grado di camminare? O vuoi fermarti qualche momento per riposarti? Hai un brutto pallore in viso … temo per la tua salute!» asserì impensierita.
«State tranquilla zia … non è niente!» ammise con la tristezza dei suoi occhi, chinando leggermente il capo. «Mi manca! Avverto la sua assenza in ogni momento!».
«Sono consapevole del tuo dolore, tesoro mio!» le disse toccandole il mento per aiutarla a sollevare lo sguardo. «lo sono qui con te, non sei da sola!».
Concetta le volse un’occhiata espressiva, le donò un debole sorriso mentre le lacrime le rigavano il volto. Senza affrettarsi, aiutò la giovane nipote a reggersi in piedi, e si misero nuovamente in cammino per raggiungere l’umile dimora, non molto distante.
***
Dal libro Sono accanto a te – Il diritto di nascere di Molly Sun – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2011 – p. 214
Il commento di NICLA MORLETTI
L’amore di Rodolfo e Concetta, dopo la lettura di “Sono accanto a te”, ha conquistato il cuore di tutti i lettori e adesso diviene leggenda con questo secondo libro che continua a narrarne le vicende. In “Sono accanto a te – Il diritto di nascere”, ritroviamo i temi che hanno caratterizzato la prima parte della vicenda, un amore grande, infinito, capace di superare ogni ostacolo, anche le barriere sociali, fino a sconfiggere la morte. Una madre e un figlio. E l’amore che va oltre l’amore. Non spiegherò oltre della storia che è tutta da leggere e scoprire per la sua bellezza, la sua forza, la sua passione. Molly Sun dimostra con questi due romanzi, uno il seguito dell’altro, di avere grandi capacità descrittive e narrative e di essere una valida autrice di talento che scrive con la forza del cuore.




