Marcantonio Bellomo

Salve, mi chiamo Marcantonio Bellomo e non è uno pseudonimo! Mi chiamo proprio così, ironia della sorte! Gli Antichi Romani dicevano: “nomen atque omen”, ovvero “il nome stesso è un presagio”! Ora voglio dire, gli Antichi Romani hanno fatto e detto cose strabilianti, ma, almeno nel mio caso, hanno detto delle corbellerie incredibili! Perché? Beh, sono alto m. 1,60, sono calvo ed ho la pancetta. Sono nato il 14-01-1946 alle ore 07,00! Sono un Capricorno, ahimè, ascendente Capricorno! Ma ora entriamo in medias res, ovvero nel cuore delle cose.
Lo scorso sabato 18-11-2006, in occasione di una delle sontuose cene organizzate da Luigi e Maria, presso l’eccellente Single Sporting Club, l’amico Osvaldo mi ha consegnato, ci ha consegnato, un mini questionario relativo alla partecipazione a queste serate organizzate, al fine, verosimilmente, di comprenderne le motivazioni psicologiche, sociali o quant’altro, ovvero, al fine di comprendere cosa ci spinge a frequentarle.
Prima domanda: “Attendi il fine settimana per ballare oppure è una dilettevole alternativa?” Relativamente a questa domanda, la mia attenzione si è soffermata sul termine “alternativa”! Colto da un raptus di curiosità e per constatarne il significato, sono andato a consultare un dizionario il cui lemma recita così: “Avvicendamento di cose fra loro diverse o opposte o, più comunemente, facoltà o necessità di scelta fra due cose o decisioni, senza via d’uscita!”
Avvicendamento di cose fra loro diverse e opposte? Se così fosse, il tutto starebbe a significare che potrei spaziare da un ambiente all’altro, diversi sia nelle persone sia negli interessi! Ahimè, non è così. Ed ancora: “Facoltà o necessità di scelta fra due cose o decisioni, senza via d’uscita.” Magari avessi questo nodo gordiano da sciogliere, questo dubbio amletico, vorace come un tarlo, a corrodermi la mente o a popolare le mie notti già biancamente insonni.
Sabato mattina ho portato, come al solito, il mio cocker a spasso sull’ Appia Antica, nei paraggi di casa nostra. Ad un certo punto, mentre un’avvenente signora sulla cinquantina si avvicinava, lui si è seduto e, con la lingua di fuori, ha guardato prima la signora e poi me, poi di nuovo la signora e di nuovo me. Ho avuto l’impressione che volesse dirmi: ”Allora, idiota, ti muovi o no? Fai qualcosa. Cerca di attaccare bottone, nooo!?”
Stimolato dallo sguardo accusatore e di condanna del mio cocker, dai miei condomini chiamato Casanova, ho tentato un approccio verbale con la signora in questione, pronunciando la più banale e stereotipata delle frasi: “Buon giorno. Ma non ci siamo già visti?”
La signora mi ha guardato con aria di chi stava pensando: “Ma quanto sei scontato!” Poi però ha accettato una breve conversazione al termine della quale le ho chiesto se potevamo rivederci! Lei ha declinato il mio invito mentre ci dirigevamo verso la sua auto, una Panda, parcheggiata, neanche a farlo apposta, vicino alla mia BMW fuoristrada! La signora all’improvviso ha cambiato idea e mi ha detto che, tutto sommato, avrebbe potuto trovare il tempo per una serata insieme. Merito della mia BMW? E se è così, devo pensare che, quando ci incontreremo di nuovo e se ci incontreremo di nuovo, dovrò portare con me il modello dichiarazione dei redditi 740, casomai lo volesse consultare?
Nel frattempo Casanova, che aveva appena terminato di annusare una cagnetta, mi ha guardato smarrito e, uggiolando sommessamente, è balzato sconsolato in auto facendomi capire che era meglio tornare a casa! Durante il tragitto di ritorno gli ho chiesto (Sì, proprio a lui! A Casanova!) se la sera stessa voleva farmi compagnia in pizzeria, ma ha replicato che era già impegnato per una serata piccante con Emerocallide, una cockerina del condominio! Ma io mi chiedo: “Si può chiamare una cagnetta Emerocallide?” E poi, la chiameranno Emera o Callide? O il nome per esteso? Ho chiesto spiegazioni al proprietario, il quale mi ha detto che vuol dire “Bella di giorno” visti i trascorsi e gli attuali della bestiola e che, chiamarla volgarmente “Bella di giorno”, sarebbe sembrato troppo indicativo ed offensivo!
Quando sono arrivato a casa ho chiesto alla mia convivente e novantenne madre se mi voleva accompagnare lei, ma lei, per contro, mi ha risposto che aveva già invitato a cena il padre dell’amministratore del condominio, il generale in pensione e suo coetaneo Cavalier Tosti. “Anzi (mi ha detto seccamente e perentoriamente), per questa sera trovati qualcosa da fare e vedi di non rientrare prima delle 06,00 di domattina e, possibilmente, per questa notte non rientrare affatto! Grazie!”
Il mio sguardo è andato allora miseramente verso il trespolo dei miei due pappagalli che, illo tempore, avevo battezzato con i nomi di Pepito e Cocorita, ma che, visto il loro continuo comportamento idilliaco, ho dovuto ribattezzare in Psiche e Amore, come i due protagonisti della favola mitologica Le Metamorfosi scritta e celebrata dallo scrittore latino Apuleio.
Ultima chance. Mi sono rivolto verso l’acquario, ma i due pesci rossi “Giulietta e Romeo”, mi hanno guardato e dal loro eloquentissimo silenzio ho capito che mi hanno detto: “Voltati dall’altra parte, guardone!”
A volte tutto questo mi sembra essere una congiura.
Allora, caro Osvaldo, dov’è la “piacevole alternativa” della prima domanda?
Bene, si fa per dire, passiamo alla seconda domanda che recita così: “Nella tua vita, da quanto tempo hai scelto di frequentare gruppi e perché?” Beh, io credo che questa domanda sia strettamente collegata con la prima, in quanto “scegliere” vuol dire avere alternative! Comunque “ho scelto” di frequentare dei gruppi perché mi è stato consigliato dal mio psicoterapeuta, che frequento tuttora e che è diventato il mio alter ego da alcuni anni. Sapete chi è il mio psicoterapeuta? Ma sì, proprio lui! Il nostro caro Osvaldo! lo ormai ho segreti per me stesso, ma non più per lui!
“Ego te intus et in cute navi.” (“lo ti conosco dentro e nella pelle.”)
Queste sono sue recentissime parole che mi sono rimaste scolpite nella mente, anche perché, oltre alla loro valenza dialettica, trovano la mia conferma sul piano personale.
Osvaldo mi chiese subito se volevo frequentare psicoterapia di gruppo o individuale. lo optai per quest’ultima, ma egli mi suggerì allora “come alternativa” di frequentare dei gruppi esterni, che nulla avessero a che fare con la psicoterapia. In effetti allora non mi sentivo pronto per divulgare coram populo, ovvero davanti a tutti, le emozioni, le angosce, i sentimenti più reconditi del mio io più subliminale, più profondo! Niccolò Machiavelli diceva: “Molti vedono ciò che tu pari, pochi sentono ciò che tu sei!” Mai sentenza fu tanto azzeccata, almeno per me.
Comunque, il mio amico Osvaldo mi ha detto che mi sono comprato il fuoristrada perché è alto e così posso compensare i miei “complessi” d’inferiorità! Sapete cosa gli ho risposto?
“ECCHISSENEFREGA!!!”

***
Dal libro L’Oasi di Mauro Montacchiesi
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6 thoughts on “L’Oasi di Mauro Montacchiesi

  1. Salve,
    dalle righe che ho letto mi sembra si tratti di una storia agro-dolce che fa parte del naturale processo della vita (chi è che non si è sentito mai Marcantonio Bellomo alzi il dito) e mi fa curiosità per i discorsi intrapresi con gli animali.
    Sarei onorato di poterlo leggere.
    In bocca la lupo.
    Sabato Petrone

  2. Machiavelli che giustificava i mezzi per i fini, da buon filosofo ( allora la psicologia non era ancora nata) diceva anche : ” V’ e’ un fine del mezzo che il fine non comprende….”.
    Ossia, smentendo un po’ se stesso, sentenziava che per salvare una casa non conviene rader al suolo una citta’.
    Mauro, in ” Oasi” risalta l’ inconscio al suo posto ed evita di veicolarlo come tirannide della coscienza.
    Oasi e’ anche quello spiaxxo di tranquillita’ che cerchiamo in noi onde archeggiarlo nella vita di tutti i giorni.
    Le citazioni latine, poi, colgono la condizione dell’ umano di sempre, persona in relazione col tempo e con i suoi simili.
    Montacchiesi mediante uno stile vivace e insieme colto, invita alla lettura del sapere.
    Insomma : chi legge impara, chi legge vive (bene).

    Gaetano

  3. Caro Mauro,
    l’incipit del Suo romanzo è davvero moderno, fresco, originale. Riesce tra l’altro a coniugare la Cultura,
    intesa nll’accezione più alta del termine- basta pensare ai riferimenti in latino e alle citazioni-, al linguaggio ‘meticcio’, o per meglio dire, quotidiano.
    Credo che l’Arte risieda anche nella facoltà di viaggiare su molti registri. Lei, Maestro d’ ironia, non
    disdegna la ‘saudade’ per condizioni che il predestinato Marcantonio vive ed esterna senza scendere mai nel melodramma.
    “Oasi” è il riparo dalle vicende retoriche, dai libri prevedibili e infarciti di romanticismi, spesso permeati di ipocrisia, è la novità del vero. L’uomo comune che chiede il proprio riscatto e diverte, senza divertire se stesso.
    Un romanzo lucido e intenso, che incatena e intenerisce.
    Le rivolgo i complimenti più sinceri e la ringrazio per tanto Dono!
    Maria

  4. Un libro fresco e brillante… un “oasi” nel deserto dei libri insignificanti che a volte si vedono in giro… un approdo sicuro!
    Dev’essere proprio interessantissimo!!

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