Era stato un fine settimana tranquillo, ma come sempre, quando si ritorna alla noiosa quotidianità, tutto cambia aspetto, o forse ritorna il grigiore di prima.
Non erano congeniali a Sofia il tedio o la monotonia, ma le capitava di pensare che il tempo sembrava consumarsi, talvolta, come si consumano l’inchiostro o le pagine di un libro.
Quell’infanzia e quell’adolescenza serene, i giochi, le risate, la spensieratezza erano ormai lontani, ma avvertiva impellente il desiderio non solo di rivisitarli, ma di riconquistarli, perché Sofia sentiva che quell’anima lacerata di oggi poteva ricomporsi ancora.
Aveva tanto amore dentro di sé, tante certezze in più di prima, tanti piccoli traguardi raggiunti e piccole gioie conquistate, ed ora aveva voglia di immortalare, cristallizzare tutto ciò, per poterlo ammirare, contemplare nei momenti bui.
Sapeva che ciò era possibile solo con l’immaginazione, poiché tutto sfugge, si consuma nella corsa del fare, del risolvere, del concludere, che rappresentano la cornice che chiude il bel quadro dell’esistenza.
Aveva scritto in una dimenticata pagina di diario: “Pura come una tela bianca, la mia vita; vorrei dipingerla di quei colori pastello, che solo gli artisti di un bel passato hanno saputo usare; con pennellate leggere, sfumate e delicate, sottili tratteggi, su uno sfondo indefinito di volti e paesaggi che sono stati miei, reali o immaginari, ma hanno fatto parte di me”.
Sentiva in maniera prepotente il bisogno di affidare alle parole il compito di trasmettere ogni messaggio che potesse rendere immortali i sentimenti della sua anima; forse era presunzione la sua, ma Sofia ci credeva.
Aveva così rimosso le cose inutili, ammuffite e stantie dalla sua esistenza, aveva arieggiato le antiche stanze della sua anima, dando respiro e vita alle piccole reliquie di un’esistenza più autentica, in cui aveva fermamente sempre creduto.
Sapeva di essere una piccola donna, ma sapeva anche che quelle parole potevano essere immortali, anche se affidate ad un pubblico a volte distratto o superficiale.
Aveva sempre scritto, ma in quel periodo riempì lunghe pagine, diede voce, con le parole, alle sue emozioni, alla sua vita.
Sofia era stata ridotta in cocci, frantumata nel più profondo del suo io, ma, come l’araba fenicia, sentiva di potere risorgere dalle sue ceneri, e l’unica sua grande forza era nella parola e nel pensiero.
Troppe volte si era accartocciata al suolo come una foglia d’autunno e troppe volte aveva dovuto rispondere alle continue domande di Andrea con pietose bugie o frammenti di verità.
Aveva letto da qualche parte che “è meglio essere feriti dalla verità, che consolati dalla menzogna”.
Era giusto che Andrea toccasse con mano la sua sofferenza, che per lui continuava ad essere solo dubbio, incertezza su ciò che era davvero successo nella sua breve vita.
Il dolore ed il senso di colpa possono diventare delle abitudini, e l’abitudine è come una insidiosa patina di ruggine che ricopre il fragile tessuto dell’anima, corrodendola e danneggiandola irrimediabilmente.
Per alcuni, per sentirsi soddisfatti, è solo sufficiente cambiare qualcosa del proprio corpo, cambiare stile nel vestire, avere successo, sentirsi belli; per altri diventa importante avere un oggetto nuovo, saziare la sete del possesso, cambiare partner, siliconare la propria vita, omogeneizzarsi al gruppo, mimetizzare, forse ipocritamente, la propria identità, per ricadere volutamente nell’anonimato della massa, o emergere, per essere superiore e modello per altri, ma tutto ciò non interessava Sofia.
L’anonima donna, che sapeva di essere, aveva dentro il bisogno della crisalide, la presunzione del brutto anatroccolo, la convinzione che ognuno, nel suo piccolo, ha l’importanza unica e irripetibile di un’esistenza parte di quel grande Universo, infinitamente complesso e, a volte, inaccessibile.
L’oscillazione tra il certo e l’incerto la rendeva instabile, e rischiava di fare lo stesso danno a suo figlio.
Bisognava, a suo avviso, assuefare la vita alla verità, in maniera lenta e continua, come si fa per certi veleni: sorbirli a piccole dosi, fino ad abituare il proprio corpo a tollerarli.

***

Leggiamo e commentiamo insieme questo brano (VI capitolo) tratto dal libro Qualunque cosa accada… amala di Marisa Provenzano, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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28 thoughts on “Qualunque cosa accada… amala di Marisa Provenzano

  1. Si ama la vita. In tutte le sue espressioni. Belle e brutte. Buone e cattive.
    Sperimentando che il negativo, spesso, e’ maieutico del positivo.
    E’ difficile crederlo quando si sperimenta il dolore. Me e’ la verita’, tanto amata da Sofia e assunta da Marisa Provenzano come aedo di una filosofia dell’Essere.

    Gaetano

  2. Sofia è una di noi, una donna non sicura di sé che cerca di crescere, ha la “presunzione del brutto anatroccolo” e si sente anonima ma non sa che come lei ci si sentono molte donne, mimetizzate nel gruppo, soggiogate dalla famiglia e dalla società.
    “Il bisogno della crisalide”… un’immagine bellissima che simboleggia tutto ciò e poi il titolo davvero bello.
    Sinceri complimenti per questo che sembra un libro ricco di emozioni e di vita, un libro capace di ragalarti tanto: questa è la mia impressione.

    Un saluto.

    Stefania C.

  3. Cara Marisa,
    L’amore dovrebbe essere sempre vivo, anche quando veniamo attraversati da una pausa di desiderio dell’amore stesso, soprattutto quando la nostra vita è attraversata da una noia che somiglia molto alla depressione.
    Dobbiamo vincere questa depressione, ciascuno dei due amici o coniugi dovrebbe discutere. I due amici dovrebbero cercarsi, parlarsi forse litigare perché il litigio è l’anticamera del desiderio…
    Dopo una discussione animata c’è l’abbraccio.
    Complimenti e tanti auguri.

    sergio

  4. “Aveva così rimosso le cose inutili, ammuffite e stantie dalla sua esistenza, aveva arieggiato le antiche stanze della sua anima…”
    Come vorrei/dovrei riuscire a farlo anche io!
    Sofia (anche il nome mi fa ritrovare in questa opera!) è un personaggio in cui mi sembra di rispecchiarmi perfettamente, sebbene abbia solo “assaggiato” una piccola parte di lei. Vorrei tanto ricomporre la mia anima lacerata e continuare ad amare!
    Credo sia un libro di speranza, di vita, di non arrendevolezza.
    Può essere davvero utile a chi, come me, non sente più di avere tutte queste speranze!
    Grazie!

  5. Carissima Marisa, di ritorno da Torino ho letto diverse pagine del tuo libro. Bellissimi i dialoghi tra Sofia e il figlio; le tue parole mi hanno riportato indietro nel tempo quando cercavo anch’io di dialogare a quel modo con mia figlia Anastasia. Adesso ho letto questo racconto tratto dal tuo libro, e ti faccio i miei più vivi complimenti. E’ veramente molto bello, pieno di speranza e di amore, pur nella dura realtà del presente che sembra affossare ogni nostra speranza. Leggerò senz’altro con piacere tutto il tuo libro, e gusterò appieno i tuoi grandi insegnamenti, oltre al tuo stile davvero ottimo. Ancora complimenti, un abbraccio Lenio.

  6. Il titolo è tutto un programma “Qualunque cosa accada… Amala”

    Credo che qualsiasi donna vorrebbe essere amata nn solo per la bellezza ,ma per tutto e in tutto ,sopratutto quando ne ha piu’ bisogno … cosa che in questo periodo è difficile

  7. Come per tutti,anche a me ha colpito il titolo che richiama la purezza essenziale e naturale dell’amore.Al mondo non esiste creatura che, piccola e insignificante che sia, non sia una benedizione del Signore e che non possa migliorare le sorti del mondo, salvare la vita, propria e di chi si ama dalle paure e dai dolori.Dentro di noi abbiamo la giusta medicina per guarire, uscire dall’oblio, dalla sofferenza che stesso noi alimentiamo con false utopie esistenziali.
    Un caro saluto
    Marisan

  8. Mai argomento fu più attuale di quello riscontrato in questo testo. Sofiaè una donna che vuole viviere di sogni, sperando che questi possano modificare lei e il corso della sua vita. Niente di più difficile ma non impossibile. Forse è vero che bisogna lasciarsi alle spalle le paure, crescere dal dolore per non farlo diventare una pessima abitudine e scrollarsi di dosso, ogni tanto, un pò di quella polvere che rosicchia l’anima.
    Penso che le donne in queste situazioni siano più brave e abbiano una marcia in più di noi uomini. Riescono a raccontarsi senza fronzoli e senza intoppi, soprattutto senza distrarsi e sapendo benissimo da dove ripartire. Un bagno di umiltà che qualcuno di noi uomini dovrebbe affrontare. Complimenti all’autrice.

  9. Sicuramente è un libro pieno di sentimenti ed emozioni. Tutti i pensieri e le inquietudini che attanagliano il personaggio vengono descritte in modo esemplare dall’autrice che ci permette di calarci cuore e anima in quest’opera. Complimenti.

  10. concordo pienamente con Lucia: il titolo stimola tutta la curiosità del lettore e non nascondo di aver letto questo stralcio come un lupo! se ne può avere una copia?
    grazie!

    1. Grazie per la “voracità”.
      Mi metterò in contatto con la Redazione e vedremo come fare per selezionare i tre lettori ai quali andranno in omaggio i miei tre libri. Penso che la fiera è appena cominciata e quindi vedremo! Ancora grazie Marisa

  11. Grazie Manuela per la tua attenta lettura. La vita è un “momento”, di cui non conosciamo la durata … viverlo intensamente è un dovere verso di noi e verso gli altri … basta volerlo!Un abbraccio Marisa

  12. Apparentemente il preambolo di un racconto autobiografico, vero o immaginario, che investe la scrittura del compito di immortalare un’esistenza apparentemente “normale” ancorchè preziosa. Ma perchè un’esistenza considerata pura, ricca di sentimenti, dovrebbe aver lasciato la protagonista in cocci, perchè la necessità di arieggiare ? Forse l’attesa di un obiettivo irraggiungibile, o un torto subito, o il veleno della depressione ? Scritto con particolare accuratezza, ben orchestrato il dialogo iniziale con il piccolo Andrea, lascia presagire un’aria di mistero che le battute finali rendono particolarmente fitto

    Andrea M.

    1. I tuoi dubbi, le tue domande mi piacciono molto, caro Andrea … ma non posso risponderti … sarebbe un togliere a chi lo leggerà il piacere di assaporare … lasciamo che tutto si dipani in un secondo momento … Grazie Marisa

  13. Mi attira Sofia che crede di essere una piccola donna ma non sa che proprio pensandolo è al contrario grande.
    Un racconto in cui ciascuna di noi si potrà identificare.

    Credo sia una lettura interessante e realistica.
    Stefania

    1. Incuriosisce sempre la storia di una donna che rappresenta forse un pezzetto di noi … Forse ti piacerebbe veramente. Grazie dell’attenzione.

  14. Grazie Lucia,
    Sei stata cara ed affettuosa.
    Sofia ha il bisogno di credere che la sua vita sia un piccolo capolavoro ed il suo sforzo continuo è teso a realizzare tutto ciò.
    Ama la vita e, nonostanze i numerosi eventi negativi, è convinta della necessità di assistere al continuo miracolo che ogni giorno si consuma sotto i suoi occhi.
    Siamo protagonisti unici ed irrepetibili.
    Vale la pena vedere come va a finire!!!
    Grazie ancora ed a presto, Marisa

  15. “poiché tutto sfugge, si consuma nella corsa del fare” di una vita che mette in bilancia ogni cosa senza fare sconti , il tuo invito e’ una buona base di riflessione.Il titolo e’ un concentrato di profondita’ racchiuso in 4 parole. Soltanto amando e accettando la propria vita ci aiutera’ ad oltrepassare cosi’ “come si fa per certi veleni: sorbirli a piccole dosi, fino ad abituare il proprio corpo a tollerarli ” .
    Un saluto affettuoso ad una donna di un animo denso e sensibile

  16. Mi ha colpito subito il titolo, un titolo che in poche parole racchiude il vero senso della vita. Mi è piaciuto molto quanto scrive nella pagina del diario, è in fondo la descrizione di tutti noi, una tela bianca dove vorremmo dipingerci con i colori più adatti, più caldi per rappresentare la nostra vita come vorremmo che fosse.

  17. Ringrazio Fiorella e Chiara per le loro belle parole e per avere letto lo stralcio del mio romanzo … anche se non sono convinta che sia un vero “romanzo”.
    Le lunghe riflessioni di Sofia, la protagonista della storia, ci conducono a scandagliare fino in fondo l’animo e le sue emozioni, a cercare anche nelle piccole cose di ogni giorno quei “miracoli” che sono sotto gli occhi di tutti, a credere ed esaltare i valori, ad amare profondamente ogni cosa, fino a toccare con le mani il nudo corpo dei sogni.Grazie care amiche ed un abbraccio!!

  18. Una donna, distrutta, impara a risorgere dalle proprie ceneri, come l’Araba Fenice… e rinasce piu’ forte, piu’ sicura, piu’ completa!
    Un bellissimo inno alla vita, qualcosa che ci permette di trovare la forza per rialzarsi in qualsiasi momento, davanti a qualsiasi disfatta o difficolta’!
    Tutti dovrebbero leggerlo, per imparare a vivere ad ogni costo!

  19. Ognuno, nel suo piccolo, ha l’importanza unica e irripetibile di un’esistenza parte di quel grande Universo, infinitamente complesso e, a volte, inaccessibile.

    credo che sia questo l’importante..
    nonostante tutto e tutti..noi siamo unici, pur nelle nostre fragilità, nei nostri immancabili difetti, nel nostro trascinarci nella quotidianità..
    ed è proprio questo insieme che..ci rende speciali..

    perchè nonostante questo..qualunque cosa accada..amare la vita, appigliarci alla flebile speranza di un mondo diverso..è possibile!

    Grazie per aver toccato con profonda sensibilità i tratti caratteristici dell’umano sentire.

    Chiara

  20. Elisa cara,
    Non ho nulla da aggiungere al tuo profondo e dettagliato commento … hai colto il nocciolo del tema e della tecnica. La vita è una meravigliosa avventura, di gioie e sofferenze continue, il tutto però dipende dall’uso che ognuno vuol farne. Anche il dolore può essere un incentivo all’amore, che diventa perno, origine e fine di ogni cosa. Grazie per le tue preziose parole. Con affetto Marisa

  21. Certo che è un libro di speranza,proprio perché emerge che “un’anima lacerata può ricomporsi ancora” e perchè l’amore dentro della protagonista è sfida ma anche arma vincente nelle mani di una donna piccola eppur frammento dell’universo.
    La protagonista è consapevole di stare all’universo come una piccola parte sta al tutto e concorre a costituirlo per cui ogni frammento è essenziale.
    Marisa Provenzano tratta un argomento di profonda sofferenza con tocco sofisticato ma chiaro, con riflessioni in cui psicologia e filosofia si intrecciano senza mai far appannare l’umanità della protagonista che sa far prevalere l’amore su ogni altra cosa della vita. Io credo che la lettura del brano faccia già dedurre un’abilità di scrittura e di trattazione che rende l’opera assolutamente originale oltre che piacevole e toccante.
    Un abbraccio a Marisa.
    Elisa

  22. Grazie Annaluna. Sei cara ed hai perfettamente ragione … la vita è un dono troppo prezioso … difenderla e viverla fino in fondo è un compito al quale non possiamo venire meno … sorseggiarla, abbeverarsi ad essa .. gustare gli attimi per non rimpiangere il tempo che scorre velocemente … consapevolmente ed intensamente come la più grande ed unica avventura che ci è concessa!! Baci Marisa

  23. Ciao Marisa,
    Qualunque cosa accada…Amala.
    Ed è un titolo che colpisce molto anche me.Racchiude il vero senso della vita.
    La vita e’ un dono. Dei pochi ai molti.
    Di coloro che sanno e che hanno
    a coloro che non sanno e che non hanno.(Modigliani).
    Grazie,per queste belle riflessioni.

    Un caro saluto.
    Annaluna

  24. Cara Marisa,
    anche a me piace moltissimo il titolo della tua opera che, come afferma Nicla Morletti, è un inno alla speranza. Perché, come scrivi tu, anche l’esistenza di ogni piccolo ha importanza unica e irripetibile parte del grande Universo.
    Complimenti, di cuore, per le tue profonde riflessioni e per questo bellissimo libro.
    Con affetto

    Daniela

  25. Mi piace questo titolo: “Qualunque cosa accada… Amala”. Un inno alla speranza, all’amore per la vita in ogni sua sfaccettatura.
    A questo proposito, ho letto nel brano postato, una frase densa di significato:”Sofia era stata ridotta in cocci, frantumata nel più profondo del suo io, ma, come l’araba fenicia, sentiva di poter risorgere dalle sue ceneri, e l’unica sua grande forza era nella parola e nel pensiero”.

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