Se fosse amore di Marisa Giaroli

Mia cara,
è una di quelle giornate nelle quali i ricordi diventano un coagulo di brandelli che fanno male, che fluttuano incontrollati nella mente e mi propongono l’urgenza di ricucire e superare le inquietudini che ancora turbano il mio sonno, e di affrontare il cammino senza dover usare gli artigli. E questo doloroso lavoro di rivisitazione di un passato che abita ancora il mio presente, lo dedico a te cara Alice, che in un freddo giorno di primavera sei entrata nella mia vita e ne hai preso l’affettività e, come una burattinaia, hai giocato con i miei sentimenti, a tuo piacimento. Ti ho amata anche se il giorno che te lo dissi mi guardasti incredula, col bicchiere di vino tra mani sospeso a mezz’aria. Ti ho amata e accanto a te ero riuscito a staccarmi da un passato che mi aveva invecchiato dentro, che mi aveva portato ad avere paura delle malattie, una paura che mi aveva impedito di vivere con entusiasmo la vita di ogni giorno. Avevo la consapevolezza di essere in un’età in cui non era possibile fare grandi progetti, programmare un futuro, ed avevo dimenticato che c’era un oggi sempre diverso che andava vissuto, assaporato nella sua totale concretezza quotidiana.
Mia cara, la tua presenza mi aveva sottratto ad un’esistenza limitata e portato a vivere in uno spazio aperto ove passione, desideri, progetti diventavano ancora possibili.
Ti ho amata e ciò spiega, almeno lo spero, perché abbia accettato di vivere la situazione che mi accingo ad analizzare, poiché ci sono degli aspetti della nostra storia che non sono ancora riuscito a capire, sui quali sento il bisogno di ritornare. A volte mi chiedo perché abbia accettato le tue mezze verità. Ma forse mi sto sbagliando, quelle degli amanti sono spesso verità bugiarde. Il pezzo di strada che abbiamo percorso è stato scandito da momenti di profonda gioia, ma anche da tanta sofferenza. Alcuni episodi, in particolare, hanno causato dolore sia a te che a me. Ripensarci non cambia la realtà del nostro vissuto; tuttavia penso che questa consapevolezza mi aiuti a comprendere meglio le debolezze mie e degli altri. Ho imparato ad apprezzare ogni momento della vita, a valutare la vita in se stessa e per se stessa.
Si dice che il tempo guarisca molte ferite e, senza che ne siamo consapevoli, riusciamo poi a rileggere gli avvenimenti con una logica diversa ed è in quel momento che la persona amata, per la quale abbiamo penato, ritorna ad essere una persona con le sue virtù e le sue debolezze. Io non rinnego nulla della mia esperienza, mi ritengo un uomo fortunato e penso a quanto la vita sia breve e come nella sua brevità ogni attimo vada vissuto fino in fondo perché irripetibile.
È passato molto tempo, ma ricordo bene che ad indirizzarmi alla tua agenzia immobiliare fu un amico e collega al quale avevo confidato il desiderio di lasciare il
centro storico per trasferirmi in periferia o in campagna. Avevo pensato questo per mesi e mesi. L’appartamento nel quale abitavo era pieno di ricordi di cui sentivo il bisogno di liberarmi. Non ero mai riuscito a portare in quell’appartamento una donna, anche se in tutta onestà, in quel periodo il sesso non mi creava grossi problemi: il desiderio non si era mai spento, ma mi riusciva difficile vedermi a corteggiarne qualcuna. Dicevo che da tempo avvertivo il bisogno di respirare aria pulita e mi sentivo sempre più frastornato dal traffico che rendeva le vie del centro pericolose, soprattutto a quanti, come me, amano recarsi al lavoro in bicicletta.
“È un’Agenzia seria. La proprietaria è una donna sui cinquanta, molto esperta nel suo lavoro. Ha la capacità di   comprendere   immediatamente   le   esigenze   del cliente”, mi aveva assicurato l’amico collega. Un paio di giorni dopo avevo seguito quel consiglio. La tua voce al telefono mi aveva colpito subito; una voce professionalmente cortese, ma anche calda, che aveva suscitato il mio interesse.
“Mi chiamo Alice”, è stata la tua presentazione e mi hai dato un appuntamento per il giorno dopo. È stata la tua segretaria a ricevermi e sarebbe passato un mese prima che noi due ci conoscessimo di persona. Tu hai però telefonato quella sera stessa.
“Ho esaminato la sua richiesta. In questo momento non ho ville singole, ma il mercato immobiliare muta di giorno in giorno.” Più delle parole, era la tua voce a incuriosirmi, a interessarmi; a far nascere l’ansia d’incontrarti. La prima abitazione che la tua collaboratrice mi ha mostrato, una settimana dopo, era molto grande e non rispondeva alle mie necessità. La successiva era una villetta a schiera a due piani situata nell’immediata periferia. Il lato destro era già occupato da una giovane coppia con tre figli piccoli. Non sono neppure entrato a visitarla perché mi sono subito reso conto che quei piccoli monelli mi avrebbero reso la vita difficile; già sentivo lo schiamazzo, il pallone che invadeva il mio giardino al di qua della siepe. Nelle settimane seguenti ho visitato abitazioni imparando a valutarne lo stato di conservazione, i serramenti, le porte, gli impianti igienici. Ogni volta la mia immaginazione andava alle persone che avevano vissuto in quelle case, avevo il desiderio di conoscere, di indovinare i segreti, le vicende che quelle pareti custodivano.

***

Dal libro Se fosse amore di Marisa Giaroli.

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