Caducità dell’eterno

E cadono le stelle,
figlie di un pianto immemore,
tra le mille danze della luna,
in un vortice di arcani saperi
ed ancestrali dubbi.
E mi trovo su questa terra scura,
come un blocco di marmo candido.
Il passare delle stagioni non segna
il volto quanto il mio animo
solitario che disgrega e lascia cadere
i pezzi del mio inconscio,
mentre si riducono in briciole,
polvere che si annega
nelle immensità del cielo, che sospira
con un dolce vento eterno, che culla
le mie consapevolezze e i miei perché.
E ti ritrovo nei miei gesti e nei miei
pensieri e rivivo le nostre vite insieme
tra profumi d’incenso e di sandalo.
Foresta solitaria e vergine i cui alberi
s’innalzano al cielo dal suolo antico,
il mio mondo. Volti, nomi, dolori, gioie e sorrisi,
le mie vite.
E mentre questo mondo consuma
la corazza del mio essere,
di me non resta che il nocciolo scuro,
il nucleo intenso, che si cela dentro di me
avvolto da mille paure e da mille candori,
che vengono fagocitati dal passare di questi anni,
troppo crudi, troppo intensi, troppo aridi, troppo vividi.
Troppo di nulla, in fondo.
E in questa altalena sto perdendo i pezzi
dei miei sensi e cammino pur restando
immobile, tra fiori, rovi, fiumi e terre.
E respiro della polvere e affanno col pensiero.
E cerco un equilibrio meditativo, una costante,
una connessione tra i miei passi e i miei pensieri.
Accecata dalla nebbia continuo a correre
verso un morente sole
tra l’umido di morte paludi e spente lucciole.
E mi trovo sulle cime d’un aspro monte
non desiderando nulla e negando
a me stessa le mille verità
che il cosmo riversa
come candide lacrime sporche
su di me, in un anelito di speranza,
rifiuto dei rifiuti, mentre la staticità
di tutto mi corre dentro m’accorgo
che il diamante non c’è
nel mio oscuro cuore.
Tutto è oscuro e chiaro,
tutto è rose e spine,
ogni respiro è asfissia,
ogni bianco è intrinsecamente
nero, in ogni nero si cela
un cuore bianco,
ogni direzione è un labirinto,
ogni fiore una lama,
ogni cuore una roccia,
ogni vento è immobile.
E nell’incertezza mi dibatto,
agogno a cercare il corrispettivo
di una vita a rovescio,
andare via o aspettare,
urlare o tacere,
morire o vivere,
tutto s’abbraccia nelle sembianze
di una danza degli opposti
mentre in vero l’anima
nelle cose si fa beffa
di noi eterni ma brevi viventi,
e del nostro percepire,
che ci rende ciechi pur vedendo,
sordi pur udendo,
spenti pur vivendo.

***

Dal libro Atalntide – Sugli abissi del cuore di Maria Pia Dell’Omo

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13 thoughts on “Atlantide – Sugli abissi del cuore di Maria Pia Dell’Omo

  1. complimenti !
    liriche esaltanti se specificano una sensibilità d’animo certo non comuni. rara autenticità dell’uso della parola. metrica originale ed esaltante. chiara sensazione di interspazialità culturale che competa senza mai appagarsi. momenti di profonda oscurità ove energia e pulsione caricano la visone
    di una luce che riempie l’animo e invita alla dissertazione mai conflittuale , è un tenersi per mano
    per le strade irte e sconnesse e conducono all vigilia del terzo millennio. Grazie !

  2. ciao ,
    un libro straordinario carico sino e oltre ogni limite di emozioni.
    se l’obbiettivo è meravigliare ci sei riuscita benissimo , se ancora condividere l’esaltazione di un crescendo emozionarsi , sino raggiungere gioie immense , devo dire sono stata molto presa dalle tue liriche.
    sei davvero straordinaria . eccezionale oltre ogni limite. grazie. grazie infinite.
    patrizia

    1. La ringrazio tantissimo, ora è lei ad emozionare me, risuonando in questo piccolo mondo immenso che è l’animo . L’abbraccio.

      Maria Pia Dell’Omo

  3. L’autrice in questi versi si scandaglia come si scandagliano gli abissi ed è palese la scelta del titolo della silloge “Atlantide”, come richiamo probabile al mito dell’isola ingoiata dai flutti, di cui Platone ci lascia segno nei suoi scritti. Atlantide, vero e proprio paradiso terrestre dove l’armonia e la concordia dovevano primeggiare, fa da sfondo anche a questa poesia nella quale si evince il desiderio dell’autrice di quell’età dell’oro in cui l’uomo viveva in armonia con il cosmo, desiderio di quel panteismo che fondeva l’uomo alla natura prima della scissione del pensiero cartesiano, che ha costretto gli uomini ha cullarsi tra caduche “consapevolezze” e “dubbi ancestrali”.

    1. Grazie per la bellissima lettura 🙂 Il vortice dei mari ha inghiottito la “nostra” Atlantide e Tutto è sprofondato, sedimentandosi sull’abisso, il “nostro” abisso, e vi giace, in attesa di essere riscoperto dalla memoria, dalla coscienza, dallo spirito. In attesa di fare degli astri una costellazione, un “quid” di distinguibile nelle sue parti, ma che formi un “intero”. Una sorta di “sensus vitae”, il cui anelito si traduce in un grido sordo di dolore e disperazione. Un lacerarsi all’infinito cercando le vie per giungere a sè stessi, attraverso il sentiero della Verità.
      Mi fa sorridere il fatto che il “desiderio di quel panteismo che fondeva l’uomo alla natura” (citandola), è stato oggetto, in particolar modo, di una lirica contenuta in questa silloge. Lei ha una bellissima intuitività 🙂
      Cordiali saluti,
      Maria Pia Dell’Omo

  4. Maria Pia, nella tua lirica filosofica traboccante di energia e, inevitabilmente, ridondante di suoni, immagini allegoriche, ossimori, racconti con ingenua potenza la storia dell’esistere, del tuo esistere, ma anche di ‘noi eterni ma brevi viventi’. La chiusa è di una bellezza incandescente. Mi ha commossa. Non sono solita apprezzare le poesie lunghissime e traboccanti di vocaboli, ma la tua…è una vera Eccezione!

    1. Grazie davvero…la corposità del testo credo sia dovuta al fatto che all’epoca avessi molto da dire. E’ DIFFICILE riuscire a spiegare quello che provo quando sono attraversata dal fiume dei pensieri, delle sensazioni. Una volta lessi che “L’opera è la maschera mortuaria dell’idea” , nulla di più vero, perchè l’inchiostro insegue dannandosi i contorni di una sfumata visione, che mai riuscirà a prendere e a COM-PRENDERE. Ringrazio per esserTI da eccezione 🙂 sapere di averTi commossa mi regala una grande emozione,
      Maria Pia Dell’Omo

  5. Le contraddizioni della vita trovano in ” Atlandide” la loro poesia. Si rincorrono, si rimotivano e si elidono, in una rincorsa sfrenata sull’ abisso del cuore.
    Maria Pia Dell’ Omo racconta le sue emozioni di giovane bellissima e trasognata.
    Val la pena di leggerle. E consumarsi nel loro fragore.

    Gaetano

    1. Ti ringrazio davvero molto. Le tue parole mi riscaldano il cuore. Mi sento “letta” e “compresa”. E’ una sensazione meravigliosa! 🙂 “Si rincorrono, si rimotivano e si elidono, in una rincorsa sfrenata sull’ abisso del cuore (citandoti).”
      Grazie di cuore, Maria Pia Dell’Omo

    1. 😀 Grazie , difatti è così…è un viaggio negli anfratti dell’animo umano…mille dubbi, mille incertezze, il valore del sogno, il senso del tempo, le astrazioni di un’anima che non si dona mai pace. Lo scisma tra intelletto e cuore. Il tentativo, insomma, di dare voce all’anima. Ancora grazie…

    1. 🙂 tormentarsi la coscienza non è mai un male, purtroppo ritengo che molti vivano “anestetizzati”. Tutto ciò avviene perchè non miriamo all’essenziale. Questa poesia è un piccolo sfogo dei miei sedici anni…
      Un invito a guardare DAVVERO con gli occhi della mente, a sentire col cuore, a vivere per sentire e capire e non limitarsi a FARSI VIVERE…Siamo poco consci della nostra verità, del nostro “nucleo”, che sarebe tutto ciò che resta in noi oltre ciò che ci cambia intorno e dentro. Una scommessa OLTRE tutto.
      Ad astra per aspera!
      Cordiali saluti, Maria Pia Dell’Omo

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