La mattina di Natale, all’alba quando ancora tutti dormivano, nel presepe di casa Rossi si scatenò un putiferio. Baldassarre si metteva e si toglieva continuamente il turbante tutto agitato, parlando con la pastorella venuta dalle colline seguendo la cometa, un angelo di terracotta non aveva idea di che pesci pigliare e chiamava Dio a gran voce, mentre Melchiorre passava i minuti a girare come un matto da ogni statuina interrogandola fino allo stremo.
Ma non c’era nulla da fare. Maria e Giuseppe cercavano di tappare le orecchie a Gesù bambino mentre un Gaspare infuriato diceva cose che non si dovrebbero mai dire, men che meno in un presepe la mattina di Natale!
«Insomma, un po’ di contegno!» gridò ad un certo punto un pastore con una lunga barba nera, che era senza un orecchio per via di un incontro ravvicinato con la piccola di casa di due anni.
«Non siete alla fiera, insomma! E’ mai possibile che vi comportiate come statuine qualunque?»
Al che il mugnaio uscì dal suo mulino made in China, ancora tutto infarinato e rosso in faccia.
«Forse tu, caro mio, non capisci minimamente la gravità della situazione. Che dignità può avere un presepe senza pecore?» Al che un borbottio quasi unanime si propagò per i muschi e i sassolini bianchi.
D’un tratto sbucò dalla mangiatoia il bue assonnato, che la sapeva sempre lunga sui pettegolezzi di casa, e sussurrò con fare da cospiratore:
«In verità si dice, e questo me l’ha detto Sbrodolina nella cesta dei giochi, che gliel’ha detto Pikachu, che ha parlato ieri sera coi Teletubbies sulla mensola, che le pecore sono state rapite!!»
Ogni statuina ricevette la notizia come se gli avessero detto che era ora di cambiare presepe. La madonna si mise a piangere disperata, e fece ciò che le riusciva meglio, pregare. L’asino salì in cima ad una montagna di cartapesta e iniziò a ragliare: «Rapite! Rapite!» e l’acqua della fontanella per un paio di secondi si fermò, mettendosi in ascolto.
Insomma, si stava scatenando un vero inferno. Chi è che aveva rapito le pecorelle dal presepe? Ogni statuina, senza volerlo ammettere, si sentiva fortemente minacciata. Mai nessuno aveva attentato alla loro vita! E ora una figura misteriosa le faceva sparire! Forse ci sarebbe stato pure un prossimo rapimento?
All’improvviso l’asinello trovò un biglietto tra la paglia, proprio dove prima c’era una bellissima pecorella con la lana di nylon. L’asino lesse il biglietto e scoppiò a ridere, poi lo passò a Gaspare che imprecò, che lo passò a Melchiorre che lo lesse a voce alta, cercando di trattenersi e diventando così di un viola paonazzo.

«Qui è il sindacato PP, Pecorelle del Presepe. Dati gli ultimi rilevamenti fatti sulla condizione delle stesse, abbiamo indetto uno sciopero generale il giorno di Natale o 25 dicembre, seguito da una manifestazione in piazza. Lo scopo dello sciopero generale è di protestare contro il blocco dello scatto di anzianità riguardo allo stipendio delle suddette. Firmato: Heidi.»

***
Immagine: Sheep in Winter di Thomas Sidney Cooper

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2 thoughts on “Che fine hanno fatto le pecorelle?

  1. Complimenti per l’originalità e la fluidità del racconto. Vivace e allegro. Scorre sotto gli occhi come un fiumiciattolo a primavera. Brava!

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