Storia di un chicco di grano

Eravamo un centinaio nell’incavo di una mano rugosa, pronti ad essere lanciati nei solchi aperti dal vomere a fecondare la terra. Per tanto tempo restammo immobili. Venne la brutta stagione. Vento, pioggia, lampi. Noi sentivamo solo il frusciare delle foglie sul terreno, il sibilo del vento che le trascinava via e il ticchettio della pioggia che le macerava lentamente. Una mattina mi svegliai e mi sentii avvolto da un freddo intenso. Trascorse tanto tempo da allora. Intanto il mio corpo si era come ingrossato, e aveva lasciato fuoriuscire due foglioline verdi che ogni giorno si allungavano verso l’alto. Finalmente l’ultimo velo di terra si schiuse e riuscii a vedere il cielo. Un grosso albero era accanto a me, e dai suoi rami verdi pendevano tanti fiori rosa. Ogni giorno crescevamo  di qualche millimetro. Il sole si faceva sempre più infuocato e le nostre spighe si erano gonfiate di grossi chicchi. Lunghi baffi neri spuntavano dalle cime. Eravamo dei veri guerrieri, il nostro era un poderoso esercito che si estendeva per tutta la pianura. Di lì a poco sarebbe venuta la trebbiatrice, e ci avrebbe falciato per fare di noi pane, farina, crusca. Sul campo sarebbero rimaste solo stoppie riarse. Ma io ero contento. Sarei servito a fare la felicità di tante persone, al alleviare la fame di tanta gente. Il mio sacrificio, insieme a quello degli altri miei compagni,  avrebbe significato gioia per l’intero villaggio. Forse è questo il vero motivo che ci fa sopportare  il vento, la pioggia, la neve, la morte, il vero motivo per cui siamo nati, l’amore.

Immagine: Mietitore – Vincent Van Gogh

Ultimi post

Altri post