Ero ancora un ragazzo quando mio padre mi portava a visitare la fabbrica. “Un giorno tutto questo sarà tuo”, mi diceva. Le sue parole mi procuravano un immenso piacere.
Osservavo compiaciuto i capannoni e non pensavo minimamente alle responsabilità che comportava l’amministrarli. Poi conobbi Elena, l’unica donna della mia vita, che dopo qualche anno divenne mia moglie e mi diede un figlio, Matteo. lo intanto mi davo da fare nella fabbrica di mio padre, ma il lavoro non mi affaticava. Forse perché ero il figlio del capo e mio padre, severissimo con gli altri dipendenti, dimostrava di avere per me un’indulgenza particolare. Bastava che fingessi interesse al lavoro e ubbidissi alle sue richieste, quasi mai pressanti, di battere un foglio a macchina o di spedire una lettera. Alle catene di montaggio che sfornavano ogni giorno centinaia di elettrodomestici, non ci andavo quasi mai. Ben poco sapevo della vita e delle condizioni degli operai. Al consiglio di amministrazione bastava che mi facessi vedere attento e annuissi continuamente alle parole di mio padre, il quale non sbagliava mai, non poteva sbagliare! Ai miei occhi era una sorta di dio onnipotente, dal quale dipendevano la fabbrica e i suoi lavoratori. Nonostante avesse molti collaboratori, raramente ascoltava i loro consigli, e soleva ripetere spesso che quella fabbrica l’aveva costruita lui, dal nulla, era una sua creatura. Un giorno mio padre fu colpito da un infarto, mentre si recava al lavoro: lo portarono subito all’ospedale, ma non c’era più niente da fare. Improvvisamente mi ritrovai sulle mie gracili spalle quella fabbrica, che mi appariva adesso ancora più grande di quanto non fosse in realtà, e un buon numero di famiglie che sarebbero dipese da me. Mia moglie Elena mi era accanto e mi incoraggiava. Ma non mi era di nessun aiuto nella gestione degli affari. Il suo compito era di badare alla casa e al piccolo Matteo. La scrivania che era stata di mio padre, adesso era la mia, e centinaia di carte si accumulavano ogni giorno sulla sua superficie color noce scuro. In consiglio d’amministrazione adesso ero solo. Che fare? Accettare passivamente le indicazioni del mio vice? Oppure chiedere consiglio ai miei capi reparto? Tutti si aspettavano da me ordini decisi, così come per anni li avevano presi da mio padre. Capivo di non essere tagliato per quel compito. Presi comunque delle decisioni. Cercai di risparmiare sulle spese aziendali, accettai consigli sugli investimenti, e per un po’ di tempo mi illusi di essere un vero capo. Di giorno visitavo le catene di montaggio, parlavo direttamente con gli operai e studiavo con i tecnici tutti i possibili miglioramenti da apportare. Di notte mi svegliavo spesso ansante. Centinaia di lavatrici e frigoriferi sferragliavano come treni davanti ai miei occhi semichiusi. Oblò giganteschi dilaniavano i miei sogni. Per un po’, comunque, non ebbi particolari problemi. La fabbrica sembrava procedere bene, ed io potevo permettere alla mia famiglia un alto tenore di vita. Una bellissima casa, due domestici, tre cani, vacanze al mare o in montagna nei più lussuosi alberghi. Un giorno, però, il mio ragioniere mi confidò che le cose non stavano andando molto bene. La produzione era diminuita: colpa certo della recessione e dell’aumento del petrolio, ma bisognava prendere qualche provvedimento. Il ragioniere mi consigliava di tagliare ancora le spese e di licenziare una ventina di operai. Come prima misura poteva bastare. Mio padre non avrebbe esitato un attimo a gettare sul lastrico quelle famiglie, come non aveva esitato a ricorrere alla concorrenza sleale per far chiudere altre fabbriche. Queste erano le regole per chi voleva stare a galla nel mondo degli affari. Ma io non ero portato per gli affari, ero diverso da mio padre. Ogni notte mi vedevo davanti agli occhi persone che bussavano alla mia porta e mi chiedevano pietà o un piatto di minestra. No, io, Lorenzo Mattei, non avrei licenziato nessuno dei miei dipendenti, sarei affogato assieme a loro, avrei condiviso il loro destino. In consiglio di amministrazione usai le parole che era solito usare mio padre. Cercai di dimostrarmi sereno, disteso, come se le difficoltà del momento fossero solo nuvole passeggere. Bisognava tener duro, guai a mollare. Le cose parvero migliorare, ma fu solo una boccata d’ossigeno. In realtà l’azienda era ormai sull’orlo del fallimento. lo stesso ero troppo intelligente per non rendermene conto, per non capire che i conti erano ormai in rosso, che i creditori erano ogni giorno più impazienti, che le azioni non valevano più niente. Occorrevano nuovi soci, danaro fresco, ma nessuno si faceva avanti. Davanti alla spiaggia della mia rovina, diversi alligatori aspettavano pazienti, certi di potersi tra breve pappare tutto. Come spiegarlo a Elena? Come confessarle che suo marito era un fallito? Che aveva ridotto in rovina la fabbrica che per anni suo padre aveva amministrato così brillantemente?

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Dal libro Graffio d’alba di Lenio Vallati – BASTOGI EDITRICE ITALIANA, 2011 – p. 85
Ordina questo libro con dedica autografa dell’autore (Prezzo di copertina: € 14,00)

Il commento di NICLA MORLETTI

Lenio Vallati, già poeta affermato, ci propone con “Graffio d’alba” un romanzo attuale e denso di emozioni. La figura del barbone, protagonista della storia, è sicuramente – come afferma Lia Bronzi – simbolo di identità perduta e ritrovata e, ossimoricamente al contempo, di alterazione di identità fluente nel peso del tempo. Un romanzo che ho trovato intenso e commovente, con una vicenda umana dove si alternano vittorie e sconfitte, pena e amore, gioia e dolore nell’altalena della vita. La scrittura del Vallati si distingue per il sicuro dominio dei mezzi espressivi, per la profondità dei sentimenti, per la misurata cadenza dei ritmi e accenti, con uno stile semplice e chiaro. Una storia sentita, ispirata, armoniosa, ora triste ora gioiosa che riflette anche la bontà d’animo dell’autore e la sua capacità di suscitare commozione in chi lo legge. Attraverso un susseguirsi di immagini vive e suggestive, il Vallati mette a fuoco problemi scottanti che affliggono la nostra società. Un libro di cui consiglio la lettura per la costante bellezza delle pagine.

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31 thoughts on “Graffio d’alba di Lenio Vallati

  1. E’ un “vinto” il protagonista di questo originale romanzo di Lenio Vallati. Un vinto, perché incapace e rinunciatario, secondo i canoni, esclusivamente di tipo economico-produttivo, della nostra società, secondo la quale si è “arrivati”, solo se si è “manager di successo, produttivi e competitivi”, a tutti i costi, costi quel che costi! E il nostro non lo è. Si è trovato a vivere una vita che il padre ha scelto per lui; una vita che egli non voleva e non amava ma che non ha avuto la forza di respingere, di rifiutare quando era ancora in tempo. In questa vita “non sua”, egli fallirà e scapperà, non essendo all’altezza di gestire le situazioni che col tempo sono maturate. Un fallito, quindi, un vigliacco, che si sottrae alle sue responsabilità non essendo in grado di affrontarle anche a costo di perdere le persone che ama. Infatti, fuggirà dal suo mondo e diventerà un barbone.
    Ma quante cose insegna al lettore, questo “fallito”! Questo barbone “colto e dai modi gentili” insegna che è proprio dovere scegliere in totale autonomia la vita che si vuole condurre, il lavoro verso il quale ci si sente inclini. Osserva egli stesso e porta all’attenzione di chi legge le ”bellezze” sensu lato che la vita frenetica e convulsa nella quale agiamo come marionette impazzite, ci porta via: “….Mi sono reso conto solo da poco di quanto è bello camminare lentamente e osservare tutto ciò che ci accade intorno. Al di fuori del tempo e dello spazio.”
    Ci fa notare quanta gente intorno a noi sia bisognosa di aiuto, il quale, a volte, per noi è un gesto, anche semplicissimo, quale aiutare un bimbo o un anziano ad attraversare la strada. Tuttavia, noi cittadini evoluti, arrivati e competitivi neanche pensiamo di porgerlo, questo minimo aiuto; ché un minuto donato è un minuto sprecato in termini di produttività!
    Ci insegna, questo “vinto”, che nella vita che noi conduciamo (oppure è la vita che conduce noi?), non abbiamo tempo per la sofferenza altrui, non la riconosciamo nemmeno. Essa ci appare, drammatica, solo quando “tocca la nostra vita”. Eppure la sofferenza ci circonda quotidianamente: è nel vecchio abbandonato, nel barbone, nella donna violentata e finita sulla strada….
    E allora viene da chiedersi: “E’ necessario diventare barboni per capire tutto questo? Per riappropriarsi della propria umanità?”
    E’ monito e consiglio accorato, quello che ci viene dal protagonista: “Non sprecate la vostra vita!”
    La narrazione è arricchita da numerosi passi di vera prosa poetica dai quale emerge, nitido, il Vallati poeta che, in tutta il romanzo da prova di possedere un notevole spirito di osservazione e grande sensibilità, quest’ultima, del resto, ben nota.

    1. Grazie cara Ester, il tuo commento é bellissimo e centra perfettamente quello che ho voluto far essere il mio personaggio. Parafrasando il Manzoni, io penso che uno il coraggio nella vita se non ce l’ha non se lo può dare, e per questo motivo Lorenzo, o se si preferisce il barbone Gino si ritrova a vivere una vita nuova e completamente diversa da quella che aveva ma forse più vera e più consona alla sua vera personalità. E’ una bellissima domanda quella che poni, é davvero necessario diventare barboni per riappropriarsi della propria identità? Spero che non sia sempre così, anche perché spesso ci sono persone che ci vogliono bene anche se, forse inconsciamente, ci fanno del male obbligandoci a seguire le loro orme e i loro desideri. Tra me e il barbone ci sono molte affinità, per esempio io faccio un mestiere che non è esattamente quello che avrei voluto fare, anche se tra tutti i mestieri che mi potevano capitare é forse il migliore, e cerco di svolgerlo al meglio e mi piace, ma avevrei voluto anch’io fare lettere e seguire altre strade. Ma nel caso mio la colpa é solo mia e non di mio padre, che anzi più volte mi aveva consigliato in quel senso, ma purtroppo ho scoperto i miei veri interessi troppo tardi, durante il servizio militare, e dopo avevo voglia di trovarmi un lavoro e non di continuare gli studi. Io poi al posto di Lorenzo non avrei mai abbandonato la famiglia ma avrei cercato insieme ad essa la soluzione per andare avanti. Ma nella vita ci sono anche i deboli, e non é colpa loro se sono così e se la nostra società non é tenera con loro ed esige un alto prezzo da pagare. Ancora un ringraziamento alle tue belle parole, la vita va vissuta fino all’ultima goccia e deve essere sempre nel segno di un aiuto verso gli altri e di puro amore per i nostri simili ma anche per gli animali e verso la natura, perché solo cos’ ci sentiamo in armonia con noi stessi e con gli altri. Grazie cara amica, un sincero abbraccio e a sentirci spesso!

  2. Possibile che non sia attuabile la carita’ nell’ ambito imprenditoriale ?
    La capacita’ fa rima sempre con disonesta’ ?
    Domande attuali anche. Eterne , direi.
    Lenio Vallati in ” Graffio d’ alba ” sembra indurci al pessimismo.
    Ma son certo che e’ possibile donare e guadagnare. Pagar benissimo i dipendenti e accumulare utili.

    Gaetano

    1. Onestà e carità, caro Gaetano, sono due cose diverse, certo che esistono imprenditori onesti, come ne esistono di disonesti, ma non penso che chi si dedica ad una attività imprenditoriale lo faccia per carità verso il prossimo, lo fa per ottenere degli utili, sempre. Sono comunque daccordo con te che é possibile pagare non dico benissimo, ma in giusta misura i propri dipendenti e ottenere da loro il massimo. Comunque penso, al di là di questo, che il mio romanzo intende dire molte altre cose più importanti di quelle che tu metti in risalto, il mio non é un trattato di economia ma intende parlare di amore e di condivisione, di come si possa continuare a vivere nonostante si siano abbandonati gli affetti più cari e ci si ritrovi soli nel marciapide della vita. Ti invito a scoprire nel mio libro anche altri valori, penso che ne esistano.

  3. Caro Lenio, ho letto lo stralcio del tuo libro, dal titolo che la dice lunga. Poche righe ma intense. Rappresentano storie attuali di questi tempi, in cui tutto viaggia per vari versi , in binari arruginiti. Mi commuove la descrizione di Lorenzo, un uomo dall’animo sensibile, che lotta per la sopravvivenza della fabbrica e per la salvaguardia dei suoi operai. Dalla lettura , fluida e gradevole, si evvince un’intessitura di trama e ordito che pian piano condurrà tutta la vicenda ad un lieto fine…Spero di poter leggere ” Graffio D’Alba” per poter concludere questa mia visione. Ti auguro tanto successo quanto meriti. Grazie per questa opportunità. Con affetto. Marinella

    1. Grazie carissima Marinella, mi fanno tanto piacere le tue parole. Penso davvero che il mio romanzo sia molto poetico e affronta il tema dell’amore e della condivisione, ma oltre alla storia che narro del barbone, c’è un invito a tutti noi di gurdarci intorno e di vivere in armonia con noi stessi, con gli altri e con la natura che ci circonda. Avvertire che siamo parte di un essere più grande che tutti ci riunisce, ci porta ad essere felici e a non pensare che un giorno non ci saremo più, perché il mondo continua anche senza di noi. Un grande abbraccio!

  4. Una storia attualissima e scritta con immensa emozione. Bellissimo il protagonista che non riesce a sostenere il peso della responsabilità della fabbrica perchè non è cinico come suo padre ma ha un cuore che batte. Condivido con l’autore il concetto di condivisione con gli uomini e con la natura: è proprio l’unica maniera per cercare di essere felici e veri.

    1. Ti ringrazio, cara Giulia, del tuo bel commento. Anch’io penso che il segreto della felicità sta nel condividere con gli altri la propria vita e rendersi conto che non si é soli in questa nostra umana avventura, ma che ci sono tanti altri esseri umani e anche animali che soffrono come noi e anche di più. Il libro sta avendo un buon successo di vendite e sta raccogliendo ottimi consensi. Tu l’hai già acquistato o hai letto solo il commento del Manuale? Ancora grazie!

      1. Grazie a te, Lelio. Sì, ho letto solo il commento del Manuale ma ho compreso, comunque, il valore del testo e del tuo stile. Mi farebbe piacere se leggessi il capitolo e il commento al mio libro”La stanza vuota” e lasciassi un tuo commento. Mi piacerebbe sapere cosa pensi del mio testo e del mio stile. Un abbraccio.

  5. Carissimo Lenio, finalmente ho ricevuto il tuo romanzo. Non è solo una singolare e intensa vicenda esistenziale, con l’apertura verso il cielo, la sua luce cruda sulle strade, la fame e il calore di una varia umanità. In fondo è anche la coscienza di una natura, di un destino che fa nascere il figlio troppo diverso dal padre, un imprenditore troppo apprensivo e pietoso con i propri operai, fino alla fuga dalle responsabilità e alla rovina di tutti. La vicenda non offre facili risposte, piuttosto pone domande su di noi, sulle contraddizioni tre il cuore e la ragione, fino a far emergere quanto offri con la tua poesia, quanto suggerisce la tua interpretazione tra le righe: che il cuore forse non vince sempre, ma non si può tacitarlo.
    Una scrittura calda ed essenziale, come sempre. Unica.
    Andrea.

    1. Grazie carissimo Andrea, sono completamente daccordo con te sulla tua analisi e su quanto dici sul personaggio, purtroppo ho potuto risponderti solo adesso. Il libro mi sta dando molto da fare, e come ti ho già detto sta andando molto bene. Volevo solo aggiungere che questo personaggio, che secondo me fa parte ormai della realtà di oggi perché molte fabriche purtroppo falliscono e molta gente si ritrova a fare il barbone per le strade, é stato il pretesto per dare sfoggio alle mie idee sull’amore e sulla vita. Secondo me la vità non è bella, come molti asseriscono, o meglio é bella per noi che viviamo in Europa ma per chi vive ibn Africa e muore di fame lo é molto meno. Il segreto per essere felici sta nella condivisione con gli altri, e in una ricerca di armonia con la natura e con le altre creature della terra, ed é quanto il mio barbone cerca di fare. Un grandissimo augurio di Buon Natale e di un felicissimo Anno Nuovo, caro amico, e a risentirci!!!!!

      1. E’ vero, Lenio, perchè la vita sia bella, oltre alla fortuna, è indispensabile l’impegno e l’amore per gli altri. Sono certo che il tuo romanzo, davvero originale, che mette in luce questa fiducia che tu in fondo hai nell’uomo, sarà molto apprezzato dai lettori.

        Ricambio di cuore gli Auguri!

      2. Grazie caro Andrea, me lo auguro, anche se purtroppo in questo mondo raramente le cose belle si notano. Vanno avanti i nomi famosi, le amicizie, e i bei romanzi rimangono mestamente appesi ai rami dei sogni. Ma non importa, essere apprezzati almeno dai veri amici come te vale davvero la pena di scrivere. Un asincero abraccio e ancora auguri di un Fantastico Anno Nuovo!

  6. Caro Lenio le parole sono melodie indelebili per ogni scrittore che si rispetti.
    Mi piace il titolo del tuo libro, suscita interesse. Avrei piacere di leggere la competenza delle tue parole, donate con spiragli di speranza e dei sentimenti veri che tu riesci a donare.

    Un ramo d’albero continua a sorgere verso l’alto, ti auguro di emergere in fretta, in modo che tanti possano rendersi conto dei tuoi frutti indelebili.

    1. Grazie carissima Molly! Già mi vedo il tuo libro fra le mani, sono sicuro che é bellissimo, così come penso che anche il mio ti piacerà. Penso che tutti e due sappiamo usare bene il pennino del cuore, e con grande sincerità e amore verso gli altri in modo da far scaturire autentiche emozioni. In attesa del tuo libro ti invio tanti auguri di Buon Natale e di un meraviglioso Anno Nuovo a te e famiglia, che il tuo libro ti porti tanto successo come meriti, cara amica! Permetti un abbraccio, Lenio Vallati.

  7. Ciao Lenio
    Ho trovato un commento che hai scritto per me nello spazio del libro di Molly Sun.
    volevo dirti che ti ho scritto due volte e non mi hai risposto, forse non le hai ricevute? in una ti facevo i complimenti per il libro ma ti avvertivo che il giorno 10 dicembre ero impegnata a vendere le stelle di Natale volontaria di AIL ricerca sulle leucemie.
    Ho letto lo stralcio del tuo romanzo, e naturalmente ho notato che sei entrato ancora di poù con il cuore nella scrittura perchè è una lettura fluida e di facile interpretazione.
    Sono contenta dei tuoi successi, te li meriti.

    Tornando ai personaggi del tuo libro mi piace Lorenzo anche se dimostra all’inozio di essere un pò superficiale, ma non è tutta colpa sua è anche il padre che orgoglioso di avere questo figlio che un giorno prenderà il suo posto nella fabbrica, non gli impartisce un vero insegnamento per guidare una fabbrica con tanti operai a lavorare, lui pensa di avere il tempo ma purtroppo la morte lo raggiunge, e Lorenzo resta solo a prendere le redini di tutto, e proprio la poca esperienza nel campo gli farà commettere diversi errori , però a differenza del padre che non guardava in faccia niente pur di andare avanti con la fabbrica, il figlio si rivelerà più umano, non vuole che gli operai vengano licenziati perchè senza il lavoro pensa alle famiglie e a i loro figli che sono senza nessun sostentamento.
    Mi piacerebbe leggere questo libro, perchè penso che Lorenzo saprà come uscire dal tunnel dei problemi dimostrando in fondo una grande responsabilità.
    Non so ancora come collocare il titolo… GRAFFIO D’ALBA è un graffio sull’anima ? E’ un graffio che rimane permanente? E’ un graffio che quando esce il sole come metafora di speranza, il graffio sparisce?
    Di tutti questi graffi qual’è quello vero?
    Solo leggendo il libro sapremo.

    Cari saluti scrittore
    Maria Luisa Seghi

    1. Carissima Maria Luisa, ti chiedo scusa se non sempre ti ho risposto, ma certamente se l’ho fatto é perché ho sempre da fare tra il lavoro, l’orto, la famiglia, i premi letterari e questa mia passione di scrivere. Adesso poi con il libro che é uscito non ci sto più nella testa, é diventato un chiodo fisso. Spero tu mi capisca, sai quanto apprezzi la tua amicizia e quanto ci tenga affinché si rafforzi ancora di più. Innanzi tutto il personaggio. Lo so, Lorenzo può apparire superficiale, ma a me più che definire il personaggio in sé stesso serviva parlare delle mie idee, della vita, della forza dell’amore. Far capire come condividere la vita con gli altri, sia persone che animali, e riuscire a vivere in sintonia con la natura sia l’unico modo per accettare ciò che ci capita e persino la morte. E poi penso davvero che il tema é molto attuale, in un periodo in cui molte fabbriche falliscono per davvero e molte persone si trovano ridotte in miseria. Il graffio d’alba é, almeno nelle mie intenzioni, un regalo che il gelo dell’inverno ha lasciato sul suo volto ancora non abituato ai rigori del freddo, una carezza appena accennata e sicuramente presente più nell’anima che sulla pelle. Credo che il mio romanzo ti piacerà, conoscendo la tua grande sensibilità mi sento in grado di dirlo. Spero ti venga inviato con Libri sotto l’albero. Intanto ti invio i miei migliori auguri di Buon Natale e di un meraviglioso Anno Nuovo, insieme alla promessa di risponderti con puntualità. Un carissimo abbraccio Lenio Vallati.

      1. Ciao Lenio

        Ho già fatto il commento al tuo libro ma rileggendo ancora lo stralcio sono convinta che Lorenzo saprà prendersi le sue responsabilità dimostrando di essere un bravo datore di lavoro.
        Sono sempre indecisa sul graffio.. che tipo di graffio sia ,ma credo che sia uno di quelli che rimane sull’anima.
        Mi piacerebbe leggerlo, a proposito: Il criceto sul computer mi ha detto che sei un bravo scrittore allora..a buon intenditor poche parole.

        Ciao un caro saluto e auguri per i tuoi successi
        Maria Luisa

  8. Carissima Marzia, la presentazione del mio primo romanzo Graffio d’Alba é andata bene, e il libro piace. Non vedo l’ora di poter ricevere il tuo giudizio al quale tengo molto. Ti sarei davvero molto grato se mi facessi un pò di propaganda, molto spesso non basta scrivere bene e dire cose interessanti, e tu hai avuto il grosso merito non solo di scrivere un bellissimo libro di poesia ma anche di saperlo far apprezzare dalla gente. Un grande abraccio, spero di vederci natiralmente prima delle ferie estive, un caro abbraccio!

    1. Caro Lenio, sai quanto il mio lavoro sulla critica mi porti a leggere centinaia di libri per i quali curo le recensioni o le prefazioni, ecco, quando mi hai consegnato la bozza del tuo libro per curarne la postfazione, sono rimasta dir poco incantata e completamente assorbita dalla lettura.
      Il racconto , per altro ben scritto con una semantica ricca di particolari, mi ha coinvolto fin dalla prima pagina.
      Il sentimento e l’emozione, mi hanno trascinata per mano, pagina dopo pagina, ho “visto” fra le righe una vita vissuta, una vita di un uomo che si da un’opportunità, cercando il senso nell’amore e nell’amicizia, e mai nella materialità fredda e abortiva.
      Il curarne la postfazione è stato naturale ed immediato, perché era come l’ accarezzare il senso del libro nella convinzione che questo doveva essere letto e condiviso fra tutti quegli uomini e donne che credono alla speranza, al sogno, alla possibilità di ricostruire qualcosa anche quando il tutto sembra ormai concluso in un baratro senza ritorno. Consiglio a tutti questa lettura che regala luce anche dove s’intravedono le ombre. Grazie Lenio!! Marzia Carocci

      1. Grazie a te, carissima Marzia, perché dalle tue parole traggo davvero la speranza che questo mio libro possa essere condiviso da tante persone. Conosco la tua professionalità e la tua sincerità per cui mi sento onorato da ciò che dici, anche perché la storia del barbone mi da dato l’opportunità di affrontare tanti temi che sento veramente. Io cerco sempre di lanciare ai lettori messaggi di pace e di concordia, e spero di far capire che in fondo i problemi si risolvono più facilmente con la condivisione e l’amore. Il mio romanzo Graffio d’alba sta avendo successo, grazie anche a te, carissima amica, e questo a riprova che si deve scrivere sempre e solo con il pennino del cuore come fai anche tu. Un grande abbraccio, spero di averti sempre al mio fianco!

  9. Il brano letto introduce a un “Graffio d’alba” da cui già emerge la coerenza della dimensione etica di uno scrivere limpido, che sempre sottende una cristiana pietas. L’osservazione diretta e consapevole del fallimento propone riflessioni intense sulla condizione dell’uomo, sul “Che fare?” quando, viandante in questo “atomo opaco del male”, si trova davanti alla spiaggia della rovina.
    Spesso, quanto più si crede di conoscere la realtà, tanto più è alta la delusione. Un romanzo che promette di coinvolgere in emozioni, situazioni, commozioni, dunque.
    Complimenti e auguri vivissimi di successo, caro Lenio, per questo tuo nuovo lavoro che desidero leggere e grazie infinite per la fraterna amicizia e la stima sinceramente condivise.

    1. Grazie carissima Daniela, sai quanto anch’io ammiri la tua scrittura! Vorrei davvero tu potessi leggere il mio libro soprattutto per avere un tuo giudizio. Dalle poche righe che sono nella presentazione si intravede solo uno spiraglio di tutto ciò che voglio dire, e il personaggio del barbone é solo un mezzo per poter parlare delle mie idee sulla vita e sull’amore. Mi ha fatto molto piacere riincontrarti a San Giorgio a Cremano, carissima amica! Complimenti per i tuoi continui successi, tutti meritatissimi! Un grande abbraccio e auguri di Buon Natale e di un felicissimo Anno Nuovo a te e famiglia!

  10. Postfazione al libro di Lenio Vallati

    A cura di Marzia Carocci (critico letterario recensionista)

    “Graffio d’alba”

    Un uomo al bivio, l’intensa voglia di ricercare un’essenza, quel valore che sembra essere scomparso, o forse mai posseduto realmente.
    L’eterna lotta dell’individuo, spesso intrappolato da meccanismi obbligati, da percorsi mai scelti, soffocato da responsabilità insormontabili che lo rendono automa, privo di volontà propria.
    L’essere umano, si assoggetta spesso ad una società imposta, materialista e edonista dove ha senso la produzione, l’evoluzione, la perfezione e non bada agli stati d’animo, alle impotenze umane, alle debolezze dell’essere in quanto uomo fragile di fronte ai vari eventi ed ostacoli della vita stessa.
    Ci sono individui nati per combattere, per dimostrarsi ,per emergere, ci sono i depressi, i fragili, gli immotivati e ci sono anche chi si trova a dovere scegliere privandosi di qualcosa, ma che trovano una forza necessaria alla propria sopravvivenza e…cambiano rotta.
    Ed è questo ciò di cui ci parlerà Lenio Vallati, di un essere umano che ad un certo punto della propria esistenza, sentendosi schiacciato da obblighi e forti responsabilità, non riesce più a trovare lo spazio necessario alla routine quotidiana che sente ormai stretta e vuota oltre che complicatamente difficile da gestire.
    Un giorno, egli, aprirà la porta di casa e la richiuderà subito dopo, dietro alle spalle, lasciando tutto e tutti, anche la propria famiglia che forse ,si aspettava da lui molto di più.
    Ecco che il protagonista principale del romanzo, diventa un anonimo barbone, un uomo curioso, servizievole e particolarmente riflessivo su ciò che a lui sembra di vedere per la prima volta.
    Sarà un itinerario ambientato nella zona di Sesto Fiorentino, alle porte di una Firenze frenetica , dove il nostro personaggio avrà per compagni altri barboni che lo accompagneranno in un itinerario di vita all’aria aperta.
    Un vagabondo che inizieremo ad amare passo dopo passo, egli ci emozionerà, ci strapperà qualche sorriso e tanta simpatia.
    Ogni riga sarà un’avventura che ci appassionerà; rifletteremo e ci commuoveremo. Parteciperemo alle sue vicissitudini fra una lacrima e un sorriso. La riflessione diverrà obbligata e ci sentiremo partecipi e favorevoli ad ogni iniziativa del nostro caro vagabondo.
    L’autore, con una semantica intrisa di poesia, ci fa partecipi di quelle motivazioni di cui l’uomo ha bisogno per vivere, per dare un valore a un’esistenza spesso fatta di catene mentali e obblighi morali, ledendo a volte la libertà dell’essere e pregiudicando il tenore di una vita che spesso, nonostante il benessere , gli equilibri materiali, diventa stretta, complicata e apparentemente vuota.
    Un viaggio emozionale che assorbe fin dall’inizio il lettore, immagini che prendono forma, luoghi che diventano cartoline ai nostri occhi, dialoghi nei quali cattureremo le voci , soprattutto quella di un uomo che ha preso a “volare”e a elevarsi come spirito libero in esperienze finalmente cercate, volute, scelte.
    L’ autonomia di chi si sente imprigionato dentro un meccanismo, prende ad avere corpo fra le chiare righe che il Vallati esprime, regalandoci un sorriso, una riflessione, qualche lacrima e dopo avere chiuso il libro ci renderemo conto che per sempre porteremo grazie alla sensibilità del nostro autore… UN GRAFFIO D’ALBA NEL CUORE!

    Marzia Carocci

    1. Carissima Marzia, la tua bellissima postfazione é veramente un piccolo capolavoro che impreziosisce la mia opera! Sei riuscita a cogliere l’anima di quanto ho scritto, l’essenza del mio pensiero. Oltretrutto poi hai magistralmente condotto, insieme a Lia Bronzi, la presentazione del mio libro sabato dieci dicembre e hai trasformato una serata normale in momenti di grande emozione. Se, come spero, il libro avrà successo, molto lo dovrò a te.Questo significa che nel nostro umile lavoro di poeti e scrittori molto importante é l’amicizia che ci lega , la solidarietà che ci unisce fino a fare di noi un unico volo d’amore nell’universo immenso dell’anima. Ancora grazie e un grandissimo abraccio, cara amica!

  11. Caro amico Lenio, sono sicura che il tuo romanzo verrà letto e apprezzato. Nella tua scrittura prevalgono sempre i buoni sentimenti, lo si capisce già da quello che ho potuto leggere dall’anticipazione che appare sul blog. Molto bella e curata anche la copertina, acquisterò senza dubbio il tuo “Graffio d’alba” e invito anche altri lettori a farlo per incoraggiarti a scrivere, perchè lo meriti. La tua è una semplicità che arriva, una semplicità comunicativa, di cui oggi l’uomo del 2000…. ne ha proprio bisogno. Auguri, e ciao a presto. Marzia Serpi

    1. Grazie carissima Marzia, é vero quello che dici, io voglio bene al mondo e spero che questo mi venga riconosciuto. Secondo me é questa la chiave della vita, condividere con gli altri le emozioni ma anche i momenti dolorosi in modo che paiano meno pesanti sulle nostre deboli spalle di uomini, e sentirci in armonia con gli altri e nella natura. Accettare il fatto che non siamo niente in questo mondo, solo attimi persi nell’immensità del cielo, e siamo uniti insieme da tralci invisibili. Ti sarei molto grato se tu mi facessi un pò di propaganda, come cercherò di fare anch’io con te. D’altronde dobbiamo aiutarci a vicenda, no? E se non ci incoraggiamo fra di noi, che viviamo di queste nostre creature dell’anima, delle nostre fantasie, chi ci aiuta? Un abbraccio, carissima amica, unito a infiniti auguri di Buon Natale e di un Felicissimo Anno Nuovo a te e famiglia, Lenio Vallati.

  12. Carissima Nicla, che piacere riincontrarti sul Manuale! Sono davvero confuso per le tue bellissime parole, e spero davvero di aver scritto un libro interessante. Grazie per i tuoi complimenti al mio modo di scrivere, come sai io amo scrivere col cuore, sull’onda delle emozioni, ma é una gioia grandissima essere apprezzato da te che considero una grandissima scrittrice oltre che amica. Un abbraccio grandissimo, ti prometto che visiterò più spesso il Manuale!

  13. Carissima Maria, ti ringrazio per il tuo bellissimo commento. Ho cercato, narrando la storia di questo barbone, di far capire come, per superare le difficoltà della vita, sia basilare l’amore e la condivisione con gli altri. Ancora grazie e un grande abbraccio!

  14. Molto attuale l’incipit del tuo romanzo , Lenio,
    attuale e potente nell’impatto con noi lettori. Il messaggio prevalente è quello dell’umanità
    che mal si coniuga, in una società come la nostra, con la possibilità di avere successo.
    Pur senza muovere critiche feroci al padre, il protagonista asserisce , infatti,che il genitore “non avrebbe esitato un attimo a gettare sul lastrico le famiglie”…
    L’anima del commecio non s’identifica con l’anima di Lorenzo, un”anima che dà su una finestra, è trasparente, incapace di trarre profitto dal cinismo.
    Un libro che si annuncia interessante e didattico. Viaggia controcorrente e presenta l’altra faccia
    del potere… quella che si è soliti definire fallimentare.
    Il tuo stile è netto, chirurgico, privo di ridondanze, eppure impetuoso come l’onda alta…
    Sarà la forza delle stilettate narrative?
    Ti conoscevo , amico mio, ma non finisci di sorprendermi!
    E di incantarmi…

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