“Le prime mattine senza Gisèle non è cambiato niente. Io sono sempre senza lavoro e la mattina la passo spesso in casa. Appena sveglio, mi pettino a lungo davanti allo specchio come se Gisèle stesse per arrivare, mi vesto come prima con Gisèle, sto stesu sul divano, ascolto i miei dischi jazz, mi bevo il mio infuso o la tisana. Adesso mi chiedo se tutte queste cose le facevo per Gisèle o per me, oppure per tutti e due, e comunque continuo a farle anche adesso che Gisèle non c’è più. Ho addosso la stessa trepidazione che non si placa, ho sempre lo stesso nodo alla gola, solo che adesso non si scioglie piano piano. E non giro più la maniglia della porta per trovarmela di fronte. Però, se voglio, posso anche immaginare Gisèle mentre si sveglia o si fa la colazione, mentre prepara Camille per l’asilo e poi ce l’accompagna, mentre passa lungo il fiume con la bicicletta poi svolta l’angolo della via, sale in ascensore ed entra in casa mia. Posso anche immaginarla sul tappeto o distesa sul divano accanto a me.

Quello che è cambiato giorno dopo giorno, da quando Gisèle non viene più a casa mia, è l’alchimia dei miei pensieri. Il modo in cui alcuni dei miei pensieri prendono il sopravvento sugli altri, il modo in cui i diversi pensieri che prendono il sopravvento sugli altri si combinano tra loro, il pensiero dominante che ne esce, il peso lo spazio il tempo che occupa nella mia mente.”

(…)

“Più passa il tempo, sembra strano, e più ripenso a Gisèle. Più passa il tempo e più mi ricordo di lei. Quasi ogni notte, poco prima di chiudere gli occhi disteso sul letto, nel silenzio della stanza, io ripenso a Gisèle. La ripenso come voglio. Mi piace ripensarla a puntate, così come si guarda un telefilm alla televisione. Mi piace sfogliarla, così come si fa con un album di fotografie. Me la riguardo all’indietro, percorro tutte le tappe dal momento in cui è uscita da casa mia l’ultima volta alla sera in cui l’ho incontrata. Poi me la guardo in avanti, dal momento in cui l’ho incontrata alla mattina in cui è uscita da casa mia dicendo che era finita tra di noi. Costruisco, pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, il ricordo che ho di lei. Ogni volta che la penso così, in avanti o all’indietro, chiudo il cerchio di Gisèle”.

***

“Il cerchio di Gisèle” da Racconti Nove di Lella De Marchi, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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18 thoughts on “Racconti nove di Lella De Marchi

  1. E’ fondamentale non fare nulla quando si è reduci da un fallimento sentimentale. O meglio, l’uomo non fa nulla, mentre la donna si butta a capofitto sul lavoro cercando di dimenticare. L’uomo pensa e ripensa portando alla luce immagini sopite in un’anima che neanche lui sapeva di avere.
    Leggendo queste righe mi ritorna in mente un bellissimo aforisma udito qualche tempo addietro:”Nell’amore si tiene sempre in considerazione il prima e il dopo, mai il durante”. Niente di più vero. Ma a volte la quotidianità soffoca, facendoci annaspare e, in qualche caso, allontanandoci dalla realtà, spegnendoci.
    Il poter leggere queste storie ci dovrebbe insegnare a perdere. E a migliorarci.
    Brava l’autrice, in poche righe riesce a scuotere le coscienze.

    1. grazie Giancarlo, è proprio vero, l’amore, quando è vero, tocca le nostre corde più segrete, le emozioni che non immaginavamo neanche di provare un attimo prima, parti della nostra anima che non avevamo mai sfiorato. ci esalta, avvicinandoci al cielo, e ci fa piombare a terra, sconfitti. ed è raro che possiamo accorgercene in tempo e riuscire a viverlo. pienamente e ora. forse, come dici tu, le esperienze possono insegnare a viverlo ogni vlta meglio. conosco poche persone che ci siano riuscite al primo tentativo. ne conosco poche anche che non ci abbiano più riprovato, nonostante tutto.

  2. Complimenti, sembra capire che si respiri l’aria di assenza, di vuoto che tutti noi percepiamo durante la nostra vita in determinati momenti.

    1. grazie Sabato, sono molto contenta che tu abbia parlato di “assenza”. un concetto a me molto caro. per una strana ironia della sorte, infatti, l’assenza della persona amata, soprattutto nella seconda parte del racconto, non è un vuoto da colmare, ma un luogo pieno di cose. di cui liberarsi o da tenere. il protagonista sembra infatti vivere di più in quell’amore, ricordarsi di Gisèle, trovarle un nuovo senso e significato nella sua vita, proprio quando Gisèle se ne è ormai andata dalla sua vita.

  3. Un’amore finito fisicamente, ma non ancora terminato nella mente.
    Leggendo questo racconto mi è sembrato di percepire la sensazione di svegliarmi al mattino e trovare il posto accanto a me vuoto, ma con ancora il profumo ed il tepore di chi ha dormito la notte accanto a me.
    Questo è un racconto che porta una forte sensazione, l’amore.

    1. un amore finito è un posto nel letto accanto a noi, vuoto, ma ancora caldo e pieno di cose, di profumi, ricordi. grazie Enzo, mi piace questa immagine.
      tutto il libro cerca, tra l’altro, di parlare della forza d’amore, come spinta al cambiamento e alla scoperta, all’azione ed alla ricerca. è l’amore che muove le cose del mondo, in questo libro di racconti in cui tutti i protagonisti hanno un tratto in comune: sono avventurieri. anche il protagonista di questo racconto è un avventuriero, vive l’avventura di cercarsi, come in uno specchio, nella donna che ama.

  4. libro che parla di un amore che non lascerà mai il cuore e la testa del personaggio, che fa parte delle proprie giornate forse anche più della persona fisica. La mente che non accetta di andare per la propria strada ma che continua ad inseguire questo sentimento che oprime l’anima. Complimenti sicuramente è un libro pieno di emozioni, che sicuramente mi piacerebbe leggere per tuffarmi dentro la mente del personaggio. In bocca al lupo.

    1. grazie Maria, riuscire a penetrare a fondo nel magma complesso delle emozioni è una delle mie più grandi soddisfazioni quando scrivo. l’ho sempre fatto, sin da quando ero piccola, provare a sviscerare le cose e i sentimenti per fare un po’ di luce su questo grande enigma che è il mondo, provare a sentire e capire un po’ di più, cercare e cercarsi. crepi il lupo.

  5. Un vuoto che sembra incolmabile, quello del protagonista di questo estratto. Un vuoto doloroso e pieno di immagini di un passato che non c’è più. E’ questo che mi colpisce: l’estraniarsi del protagonista dalla realtà, continuando a vivere nel ricordo, forse nella speranza di svegliarsi e scoprire che era tutto un sogno. Mi piacerebbe sapere come andrà a finire. Spero di averne l’opportunità.

    1. è proprio così Silvia, per esplicita ammissione dello stesso protagonista. se solo volesse, potrebbe continuare a vivere nel ricordo di quell’amore, permeando di esso tutto il suo nuovo presente. dovrebbe sforzarsi di pensarlo sempre come punto di riferimento, ma potrebbe riuscirci. una fatica come un’altra. poi non è una cosa assurda. la storia è finita, certo, può sempre intervenire qualcosa a rompere i legami o cambaire le cose, ma se in quella circostanza il nostro protagonista ha amato davvero, donato tutto se stesso, dovrebbe davvero ripartire da lì, tenendolo sempre a mente, quell’amore, non fuggirlo, spaventato dal dolore della perdita.

  6. Un racconto introspettivo e profondo, il dolore dei ricordi di un amore ancora presente, ancora vivo che non ci lascia così da un giorno alla notte.
    Chi ci è passato si ritroverà nell’esperienza raccontata e assieme al protagonista cercherà, a mio avviso, di capire il perchè sia uccesso e come uscirne.
    Un andare indietro nei ricordi e poi tornare al presente, con la solitudine che ci assale e una mancanza che si avverte attorno a noi.

    Ho letto solo queste poche righe ma l’emozione mi ha colto e la storia mi ha preso. Spero di avere l’onore di leggere il racconto per avere conferma dello spessore del libro e della bravura dell’autrice.
    Molto bella anche l’immagine scelta per la copertina.

    A presto.

    Stefania C.

    1. grazie Stefania, è molto importante per me conoscere lo stato d’animo di chi legge i miei racconti. forse la cosa più importante. sapere che ti ha emozionato mi fa molto piacere. credo che si scriva e si legga, per prima cosa, per entrare in contatto emozionale con se stessi e con gli altri. per risvegliare sentimenti e fantasie. per sognare.
      l’immagine è un mio scatto fotografico, effettuato in Giappone, in prossimità del monte Fuji.

  7. Giselle se n’e’ andata ma c’e’. Possibile ? Si, perche’ termina la passione dell’amore, non l’amore : questo resta fissato in eterno. Essendo immateriale s’ incarna nella contingenza della materia, pero’ in se stesso nu muta. Ben lo descrive Lella, che consegna alle parole le riflessioni d’un tenero (e un po’ illuso) disoccupato, occupato a rimembrare.

    Gaetano

    1. grazie Gaetano, condivido la tua filosofica osservazione. sono d’accordo con te nel pensare che siamo dotati dalla natura di una certa capacità di amare, direi una quantità d’amore, che poi s’incarna nella contigenza delle nostre diverse relazioni. quantità d’amore che non si esaurisce, se continuamo ad innamorarci ancora, ma che resta anche un po’ identica alla sua forma originaria. penso che tutti abbiamo una nostra forma, un modo nostro d’amare che ci distingue. altrimenti non mi spiegherei perchè ci innamoriamo di alcuni e non di altri.

  8. La prima cosa che colpisce è il titolo della raccolta: Racconti nove.
    Dare un numero alle proprie opere non significa necessariamente classificarle, lo stesso è capace di arricchirle di nuovi significati.
    L’estratto dedicato a Gisèle svela in parte il volere dell’autore, sembra quasi compiere un viaggio all’interno dell’umano inconscio e andare a puntellare gli angoli estremi dedicati alle emozioni.
    Si parla di sentimento, non necessariamente amore, più voglia di combattere la solitudine con il ricordo.

    1. proprio così, Daniela, io stessa ho definito questo racconto, “un’anatomia del sentimento amoroso”. ciò che mi premeva era cercare di analizzare il più possibile le variazioni delle emozioni del protagonista nel corso della relazione nella prima parte, e dopo la fine della relazione nella seconda. mi piace molto anche la tua ultima osservazione. questo racconto voleva essere anche un grande elogio alla forza della riflessione e del ricordo come momento di crescita, in questo caso dopo la delusione e nella solitudine per la fine di un’amore. grazie tante.

  9. Un interessante racconto che mi porta a voler leggere anche tutti gli altri. Un amore passato quello per Gisele, eppure ancora presente nella mente del protagonista. Un tarlo nella mente che si rifiuta di sparire, come succede sempre per gli amori che finiscono ma ci lasciano qualcosa dentro.Interessante davvero, così come scorrevole e piacevole da leggere è il racconto. A risentirci, Lenio Vallati.

    1. grazie lenio, proprio così, chi può dire dove comincia e dove finisce il passato, dove comincia e finisce un amore? il protagonista si interroga proprio su questo difficile dilemma alla luce del dolore per un amore perduto. possiamo forse sapere quando e dove comincia e finisce una storia, ma non quando e dove comincia e finisce un amore.
      il racconto è tra l’altro diviso in due parti: nella prima parte c’è il racconto dell’amore in atto, al momento della relazione, nella seconda il racconto dopo la fine della relazione. l’amore, sembra chiedersi alla fine il protagonista, consiste nel primo momento o nel secondo, visto che questo tarlo, come dici tu, perdura oltre la fine della storia. o forse in tutte e due le cose?

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