Le dita correvano veloci sulla tastiera del computer. Marina sapeva bene di dover terminare il lavoro entro il giorno seguente e non voleva correre il rischio di non portarlo a termine. Teneva molto al proprio impiego. Praticamente era tutta la sua vita, forse perché, a parte quello, non c’era altro a tenerla impegnata e a dare un senso alla propria esistenza. All’età di trent’anni ancora non era sposata, né aveva intenzione di intrecciare una relazione con un uomo. Lei odiava gli uomini. Quando le sue colleghe parlavano dei propri fidanzati o dei ragazzi con cui uscivano, Marina era solita sbuffare dicendo: “Sciocchezze. Gli uomini sono tutti uguali. Non vale la pena di perdere tempo dietro a loro!” e questo suo risentimento le aveva fatto guadagnare l’antipatia delle altre impiegate insieme all’odioso soprannome di “zitella inacidita”.

Eppure non era sempre stata così. C’era stato un tempo nella sua vita in cui aveva amato con tutta se stessa un uomo, ma era un tempo che ella non voleva assolutamente ricordare. Perciò continuava a recitare la parte della scorbutica e cercava di passare inosservata agli occhi dell’universo maschile. Portava i capelli sempre raccolti dietro alla nuca, in una acconciatura decisamente fuori moda, nonostante i suoi riccioli color biondo dorato avessero un fascino tutto particolare, lasciati sciolti sulle spalle. E aveva detto addio alle gonne o ai vestitini troppo sexy per indossare dei banalissimi Jeans e maglioni troppo larghi. Era come se volesse nascondersi agli occhi del mondo, probabilmente perché non si accettava per quello che era: una donna ancora nel fiore degli anni, con un fortissimo desiderio di amare ed essere amata.

Quella sera decise di fermarsi in ufficio oltre l’orario di lavoro. Ormai le sue colleghe erano scappate via ma lei voleva assolutamente finire ciò che aveva iniziato e poi a casa nessuno l’aspettava, tranne la sua gatta.

All’improvviso Luca, il nuovo capo, rientrò, borbottando qualcosa a proposito di un cellulare dimenticato, e rimase stupito di trovarla ancora davanti al computer.

“Marina, ma non va a casa?” le chiese facendola sobbalzare per la sorpresa. Era talmente assorta nel proprio lavoro che nemmeno l’aveva sentito arrivare.

“No, signor Ferri. Devo prima finire questa pratica. Ma non si preoccupi, spegnerò tutte le luci prima di uscire.”

“Al diavolo le luci, piuttosto mi preoccupo per lei. A quest’ora dovrebbe essere con la sua famiglia.”

Marina parve irrigidirsi a quelle parole. “Non ho famiglia”, ribatté nel suo tipico tono scontroso, “E comunque non sono affari suoi.”

Luca frugò sulla propria scrivania finché non trovò il telefonino smarrito. “Ecco dov’era finito!” esclamò, mettendoselo in tasca. Poi si rivolse nuovamente alla solerte impiegata: “Coraggio, si prepari. L’accompagno a casa.”

“Ma, signor Ferri…”

“Non voglio sentire scuse. Potrebbero accusarmi di sfruttare i miei dipendenti e non ne ho alcuna voglia. Pensi se lo sapessero i sindacati!” Poi le rivolse uno smagliante sorriso a cui ella non seppe dire di no. Un attimo dopo Marina si ritrovò sull’auto del capo, senza saper cosa dire o cosa pensare. Era la prima volta dopo tanto tempo che si trovava sola con un uomo e la cosa non le piaceva affatto. Ad un tratto si ritrovò a studiarlo. Era un uomo ancora giovane, probabilmente aveva solo qualche anno più di lei, ed era affascinante, questo non si poteva negarlo. Però era proprio dagli uomini affascinanti che lei desiderava tenersi lontana.

“Perché mi sta guardando in quel modo?” le chiese lui all’improvviso, “Non avrà mica paura di me, spero!” Ella arrossì e distolse lo sguardo. Sembrava una persona gentile ma era inutile, proprio non riusciva a fidarsi di quelli come lui. E poi probabilmente era pure sposato. Lungo tutto il tragitto rispose a monosillabi alle domande che lui le porgeva e fu musona e impenetrabile come al solito. Eppure, chissà come mai, lui parve prenderla in simpatia.

“A domani, signorina Marina”, le disse non appena ebbe fermato l’auto davanti al portone di casa sua. “Mi ha fatto piacere chiacchierare un po’ con lei.”

Marina era allibita. Non era certo stata una piacevole compagnia, tutt’altro! Forse quell’uomo voleva solo prenderla in giro e questo la rese ancora più diffidente nei suoi confronti.

(Continua)

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“Il segreto di Marina” di Luna70 è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori insieme a Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

Immagine sotto il titolo: “Margherita”, dipinto di Luisa Valenzano

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