Nell’ambito della Rubrica “Leggiamo Insieme” – Presentazione di libri on line, presentiamo “L’anima di Vina e la banca rotta” di Laura Tonti Parravicini.
Come scrive Nicla Morletti, si tratta di un romanzo particolare, una storia che si dipana in Inghilterra nell’Anno di Grazia 1870.
Protagonista è una donna singolare, le vicende si intrecciano, si amalgamano, si fondono nel dispiegarsi di una serie di investimenti che “vecchi latifondisti magnati e nuove generazioni di rampolli realizzano per trarne profitto”.
Leggiamo e commentiamo insieme “L’ascesa di Vina”, un brano tratto dal romanzo. L’autore leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.

Leggi la recensione di Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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Da “L’ANIMA DI VINA E LA BANCA ROTTA” DI LAURA TONTI PARRAVICINI

L’ascesa di Vina

L’eroina di questo racconto è Vina. Se l’abbiamo esclusa dal primo capitolo della sua stessa storia, è perché sulla nave della fortuna per i primi venticinque anni della sua vita fu un passeggero fantasma.
Da piccola era una bimba magra, dalle membra e dal viso delicato e dai grandi occhi neri a mandorla, inclini all’obbedienza, anche se aveva già quella strana inclinazione ironica che le conferiva un’aria come di chi fosse sempre sul punto di prendere in giro. Questo senza rendersi conto, poiché affidata alle cure della zia non era certo stata educata all’ironia o allo scherno. La zia era schietta e piuttosto scrupolosa. Di conseguenza Vina comprendeva solo le maniere esplicite, allegre e schiette.
Non è facile dire quale fu l’ombra più grande che gravò su Vina: se quella di Crackham, tetra e un po’ sinistra, oppure quella della zia, benevola  e protettiva.
La scuola offrì a Vina una vita esterna completa, senza la quale sarebbe stata davvero infelice. Non era particolarmente religiosa di natura. Forse le preghiere della madre l’avevano scoraggiata. Così non discuteva né accettava, ma si limitava a lasciare le cose come stavano.
Crescendo divenne una ragazza snella, dall’aspetto piuttosto distinto, con un viso magro, un bel naso leggermente arcuato e grandi occhi neri, sui quali le palpebre si abbassavano con un’inclinazione alquanto strana. Quel tratto sardonico, tuttavia, era latente. Aveva un modo di conversare piuttosto rapido e precipitoso, con intervalli di educato silenzio e momenti di attenzione. La sua voce assomigliava a quella degli artisti, duttile e curiosamente affascinante.
Vina credeva in quello che le avevano insegnato. Per vent’anni rimase una modesta e raffinata creatura secondo i desideri della zia, ma in fondo ai suoi occhi vi era uno sguardo beffardo, lo sguardo di una sapienza antica. Lei stessa non se ne rendeva conto, ma c’era.
Forse era proprio questo che spaventava i minatori di Crachkam: la sua antica sapienza aveva radici molto, molto più profonde di quanto essi potessero comprendere. E a loro iniziò a non piacere per questo motivo. Non amavano l’espressione delle sue palpebre?
All’età di vent’anni conobbe un uomo di nome Alexander, era un australiano, laureato in medicina; il giovane aprì nel cuore di Vina una lotta tra cuore e sensualità. Dapprima si sentì sconvolta, aveva la sensazione di essere sul punto di impazzire, poiché non poteva agire. Senza la zia era rimasta abbandonata, svuotata e inquieta.
Alla fine si addolcì in una sorta di modestia e di tenerezza, quando quell’uomo divenne la sua guida, forte e pacata.
Continuò ligia al dovere, a studiare e lavorare, ma in modo un poco indifferente e sbrigativo, finché conobbe il conte Dionys, che le permise di rendere visibile, di fare esterno il suo mondo interno.
Il conte Dionys, di antica, aristocratica e leale famiglia, aveva esercitato per anni tanta influenza sul tono della politica inglese come pochi altri individui. Amico dei grandi capi del Parlamento, era capo del personale di Hampshire, distretto minerario che durante l’inverno del 1869 ebbe una produzione discontinua e a primavera venne assorbito da Crackham.
Il conte Dionys amava l’umanità e qualsiasi cosa potesse accadere avrebbe continuato ad amarla: mai si sarebbe fatto trasportare da un odio generale. Qualcuno l’aveva soprannominato l’anima dell’Inghilterra, nonostante fosse mezzo irlandese.
Nella sua vita aveva ascoltato tante discussioni da esserne esasperato e, anche ora che il senso di sollievo di Crachkam era tale da provocare quasi una nuova minaccia, il Conte era sempre l’ultimo a tornare a casa dal lavoro lungo la piccola e nera ferrovia che risaliva la collina. Negli anni 1870 – 1872 continuò ad esercitare influenza sulla politica inglese, ma dopo la liquidazione il potere sfuggì dalle sue mani e dal suo destino e capì che non avrebbe potuto far altro: quasi più niente.
Non dubitò mai del proprio spirito. Per esempio, nonostante tutto il dolore provocato dalla guerra, non dimenticò mai i suoi dipendenti, era determinato a fare del suo meglio per loro.
Negli ultimi anni della guerra parve che numerose spade avessero trovato rifugio nel cuore di questo aristocratico, ciò nonostante nessuno osò pensarne male. Aveva una rettitudine e un’estetica fuori moda, ma ahimè la bellezza era in decadenza in quell’anno di Valore a Crackham e la nuova generazione lo prendeva in giro. Non era più un affascinante aristocratico per loro e dalla guerra il suo salotto era diventato fuori moda.
Ma torniamo indietro nel tempo. Nell’autunno inoltrato del 1868 il conte assunse Vina nel distretto minerario di Hampshire. Al borgo, dove fu destinata, tutte le voci in quell’anno erano smorzate; sin dal suo arrivo parlò con tono delicato, elegante, quasi monastico.
Ebbe così inizio per Vina una nuova fase della sua vita. Sapeva di camminare con lo spirito del Conte e di Alexander; durante il giorno, avvertiva l’autorità strana  e silenziosa del Conte, nel buio invece l’invisibile presenza di Alexander. La cosa non la turbava, sembrava naturale.
Scese su di lei una sensazione che non aveva mai conosciuto, il piacere riposante  e spensierato di una donna che si muove nell’aura del riconoscimento e dell’appartenenza: sembrava risplendere nella mezza luce. Era come un fiore sbocciato all’ombra che non sopportava la luce piena, ma voleva diventare perenne.
Si trovava in un mondo nuovo completamente suo, stranamente mutata, che lei non aveva mai nemmeno immaginato, e che costituiva la terra promessa nonostante tutto. In essa si muoveva e trovava il suo luogo di vita: la casa, il lavoro, l’amore per Alexander, la cura nello svolgere i propri compiti durante il giorno nel borgo. Si trattava di un delizioso fluire, come la luce del sole, dell’attività che scorreva fuori da lei. Il controllo della sua vita doveva venire da quelli che stavano sopra di lei, e lei si sarebbe dovuta muovere solo nell’ambito del loro controllo.
Il mondo però nella miniera aveva iniziato in quell’Anno di Valore 1870 ad essere stranamente sospeso, inselvatichito ed in declino.
Vina non era più libera, presa in tutto questo sistema di Valore, regolato, che non capiva, ma che per lei era rimasto qualcosa di divino, da servire.
Ebbe la sensazione insostenibile di essere sottosopra, responsabile di se stessa, confusa, ma sempre con quel guizzo beffardo negli occhi. E allo stesso modo Vina fissava i minatori di Crackham, che al confronto nelle fotografie parevano tutti delle pagine bianche.
Un curioso e insulso pallore ormai nell’anno di Valore 1870 caratterizzava le facce dei giovani di Crackham, oppure, quando possedevano qualche segreto potere di suggestione, si trattava di qualcosa di abbietto o avvilente, inferiore e volgare. Tanto erano scialbi e grossolani.
Nel giro di un mese diventò decisamente insopportabile, con i suoi cari. Li metteva tutti alla prova.

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24 thoughts on ““L’anima di Vina e la banca rotta” di Laura Tonti Parravicini

  1. Grazie Laura per il regalo che mi fai con le tue poesie.

    Nelle tue parole,
    leggo l’eterno
    leggo l’infinito
    leggo l’amore.

    Grazie
    Una carezza
    Antonio

  2. Carissimi Sergio e Alberto,
    amatissima Daniela,

    siete come il sole, un grande cuore i cui battiti si diffondono fin nelle venature più sottili. Una forza vitale che si insinua finemente nel mio essere, senza sosta.

    E’ ben noto che un libro vive fin quando non sia del tutto scandagliato, dopo di che muore. E’ straordinario come un libro sembri tutto diverso se viene riletto!
    Alcuni ci guadagnano molto, altri al contrario perdono moltissimo.
    Spero che L’anima di Vina possieda la capacità di commuovervi, in modo SEMPRE NUOVO, e ad ogni lettura trovarlo diverso. Trovo infatti che l’autentica gioia di un libro consista nel poterlo rileggere più di una volta, e nel trovarlo diverso, disvelando un significato sempre nuovo e sempre più profondo.

    Molto meglio leggere un solo libro sei volte che leggere sei libri diversi?
    Forse. Se un libro ha in sè il potere di lasciarsi leggere ben sei volte, ciò vuol dire che ad ogni occasione di lettura è in grado di offrirci una più profonda esperienza e arricchirci l’anima di pensieri e di sentimenti. Al contrario sei libri letti una sola volta ci daranno soltanto un accumulo di interesse superficiale, consueto di questi nostri tempi moderni: quantità senza valore reale.

    Un abbraccio
    Laura Tonti Parravicini

  3. per Laura,

    La risposta al tuo commento non si può semplicemente trascurare perché non è una semplice replica, ma è una vera e propria tesi di amore. Tu non lasci il ramo ma rimani sempre, in questo nostro giardino, il fiore dei nostri giorni legato all’amore e alla primavera della vita.

    Con affetto sergio doretti.

  4. Carissimo Alberto,
    amatissimo Sergio,

    forse l’amabile universo un tempo era donna.
    Si poteva vedere la bianca luna rivelarsi, seno sgusciato dallo scialle di stelle, vedere ogni piccola stella tremare come battiti di cuore tra sistole e diastole. E Vina, come una tenera pianta d’estate, si dispiega dal cielo, una svelata femminilità… vedo le vostra ciglia come rocce posate su un mare e nel vostro pensiero continuo a versare tutta la mia anima.
    Cado come i fiori per venire colta come petali che lasciano il ramo.

    Con molto, molto affetto
    Laura Tonti Parravicini

  5. IL NOSTRO AMICO LIBRO (da giornalino ARGENTOVIVO di Ottobre 2008)

    Come al solito, riproponiamo la rubrica per i soci o per le persone che volessero parteciparvi, a segnalarci un brano tratto da un libro che più è piaciuto: autore, titolo del libro, nome del personaggio che preferite e perché. Motivo della scelta, se regalato o comprato, nome e cognome di chi scrive.
    L’Anima di Vina e la banca rotta.
    Bravi Paolo Edizioni Vicolo S.Vicino.3 Macerata.

    Ho scelto la lettura di un libro (opera prima) di una giovane scrittrice che è anche poetessa.
    Il libro mi ha subito interessato, fin dalle prime righe.
    Il racconto si svolge in Inghilterra verso il 1870 ed esattamente nella miniera di carbone di Crackham. Il Gruppo dirigente della Miniera è composto da varie personalità: direttori, capi, amministratori e consiglieri.
    Vina: la protagonista del romanzo, fa parte di questo gruppo. È una donna che è alla ricerca della sua identità “una femmina dolcissima con quel suo strano e delicato coraggio della vita”.
    Le vicende del romanzo si intrecciano e descrivono fra l’altro di coraggiosi investimenti finanziari che “vecchi latifondisti magnati e nuove generazioni di rampolli realizzano per trarne profitto, nella gestione della miniera”.
    “Vina, grazie alla riflessione e al linguaggio, grazie ad un intuito, cerca la porta di uscita da qul labirinto infernale e ci riesce”-

    Il finale del romanzo è un riassunto che descrive Vina come l’eroina e la “vincitrice” di questa romantica competizione. Sono i suoi valori, descritti nel finale, a prevalere:
    “libera e fiera come un uomo ma squisita come una donna, sicura di se, forte perché con lei il mondo esisteva solo in senso secondario lei in senso assoluto.”

    Sergio Doretti.

  6. Bello questo nome di donna del tuo romanzo, Vina, alla quale tu hai dato subito un aspetto e un carattere.
    Auguri di successo
    Alberto Calavalle

  7. Carissimo Sergio,

    la lettura di te coinvolge mente e cuore e così, suscita infinite riflessioni.

    Perchè ancora oggi i più sembrano bearsi della loro Englishness, fatta di valori comuni? Hanno privato l’uomo della sua identità, quasi che la sola avidità di chi detiene il potere, imponendo ai più un modello di vita, gli ha però tolto la gioia di vivere, la stessa cosa che i Romani avevano fatto in passato agli Etruschi.

    Il singolo oggi riesce ad incontrarsi con l’altro ma sempre e solo per dare all’io la consapevolezza della propria solitudine, costante ed eterna.

    “Immersione”

    Quando lungo il marciapiede,
    fiamme palpitanti di vita,
    m’ondeggiano attorno le persone,
    più non ricordo il mio lutto, il vuoto
    della costellazione della mia esistenza,
    il posto ove sempre era una stella.

    Sebbene l’astro polare
    si sia spento come una candela
    e i cieli tutti errino disorientati,
    le pleiadi siano gente
    sparsa intorno a me, e veda
    la lunga dispiegata via lattea della strada,

    quando ondeggiano le persone giù per il marciapiede,
    non ricordo più il mio lutto.

    Laura Tonti Parravicini

  8. per laura,
    ti auguro di trovarti bene di salute e di morale. te lo meriti.
    ti ringrazio del libro che ho avuto ieri.
    ho cominciato stamani perchè ieri ero fuori firenze.
    ho appena letto una ventina di pagine e mi sono commosso.
    mi sono ritornate in mente le lotte sindacali per una migliore condizione di lavoro.
    quando l’ho finito vorrei commentarlo:
    “L’ ingresso dell’intera costruzione era formato da due entrate principali: una serviva per il carbone e per gli operai, l’altra per l’uscita dell’aria consumata, che circolava attraverso dei ventilatori. Le condizioni di lavoro non erano ottimali in quanto non vi erano leggi per la tutela dei lavoratori e della loro salute.”.

    OGNI UOMO HA IL SUO PICCOLO MONDO SECONDARIO MA LA SUA CASA LA SUA VITA APPARTENGONO ALLA MINIERA.

    IL POZZO PRENDE TUTTO Ciò CHE CONTA VERAMENTE.

    Purtroppo è la storia, almeno per ora, delle condizioni di lavoro con le quali gli industriali sfruttavano gli operai e crecavano di spendere poco per le manutenzioni.

    Nella nostra fabbrica a Livorno in un reparto chiamato “impasti” veniva mescolato l’acido solforico e la fosforite per ottenere un fertilizzando a base di fosforo.

    gli operai lavoravano con la maschera per non respirare quel gas.

    un operaio aveva scritto quattro versi che dicevano.

    è meglio all’abetone

    a saltà i pasti,

    che mangiar,

    polli e capponi,

    su all’impastivo razzauti.

    Brava laura.

    ci risentiremo prima della fine del libro.

    tempo permettrendo.

    tanti auguri

    affettuosi

    sergio

  9. Caro Sergio, cara Luciana,

    auspico che la lettura delle mie opere coinvolga la mente ed il cuore; da sempre oso sognare in un’epoca segnata dal massimo pragmatismo.

    E’ sempre l’amore che da il coraggio di reagire alla convenzione, al sistema e cogliere il senso o l’essenza della vita che può anche ridursi alla fuga, all’esilio, con costi enormi sul piano personale. Vina insegue i suoi sogni, vagheggia un’utopia ma tra il reale e la sua utopia c’è un punto di convergenza, il futuro ipotizabile.
    Vita nella pienezza, dunque

    Laura Tonti Parravicini

  10. Cara Laura,
    é difficile prendere la parola dopo tutti i meravigliosi commenti che ti sono stati meritatamente rivolti, dopo la competenza critica della redazione del Manuale di mari che ci ricorda l’importanza dell’incipit, del fiat che darà luce alla storia,che ci saprà trascinare nel vortice che immancabilmente si crea e ci assorbe di fronte ai romanzi scritti bene. Mi piace, comunque, essere in questo dibattito tra amici ed esternarti la mia ammirazione per un romanzo che si rivela avvincente fin dall’inizio, che trasuda umanità e nitore morale e ci accomuna tutti, lettori e scrittori, nella lotta del vivere e dell’affrontare a testa alta le avversità, le piccole e grandi tragedie, i colpi mancini della fortuna e le gelosie e lo scorno del prossimo. Questa é la vita ed é tutti i giorni una sfida rialzarsi e sapersi circondare delle persone giuste che sappiano amarci per quello che siamo. Bella la contestualizzazione della storia nel passato e altrove, le conferisce il fascino dei classici, della grande letteratura dickensiana, della fiera delle vanità di Thackeray. Insomma, la lista é lunga e tu figuri fra quei nomi, nella mia mente e nel mio cuore.
    Complimenti
    Lucia Sallustio

  11. Cara Laura, ho notato stasera la presentazione del tuo romanzo, che – come si presenta – lo ritengo molto bello ed interessante da leggere con sentimento. Complimenti e tanti auguri.. Sono d’accordo con quanto dici nella risposta dell’ultimo tuo commento. E’ vero, come Vina anche noi oggi dobbiamo condurre le nostre battaglie, è un argomento attuale che riguarda la fase del mondo e la nostra esistenza, perché oggi all’uomo piace credere di essere padrone della propria anima e conntrollare il proprio stato d’animo e la propria emozione.
    Con affetto, sergio.

  12. Un saluto e un ringraziamento agli amici che hanno preso il mio cuore come dimora, a Claudia, Daniela, Lenio, Marinella.

    Un grazie a Nicla Morletti, tesoro tra i tesori della vita, a Robert e alla Redazione di Manuale di Mari grazie ai quali la mia casa ha ora muri e soffitti.

    L’avventura umana di Vina si svolge dapprima nel reticolo di un educazione familiare sbiadita e nubolosa, il cui unico spiraglio di luce è costituito dalla zia,che le ha insegnato la riservatezza. C’è subito un naturale, malsopito istinto di rivolta nella fanciulla che vive traumaticamente l’esistenza in un borgo, fra gente che non ne comprende gli slanci, meno che mai quel sorriso ironico che cerca di nascondere la durezza di una realtà invivibile.

    Vina è a caccia della stagione liberatoria della sua vita, sogna un progetto di vita libero e autentico. Le sue convinzioni sono emanazioni di una vita vissuta fino in fondo con i propri fallimenti e le proprie contraddizioni.

    Vina il cui nome deriva da uno strumento musicale indiano vuole essere felice, naturale, come la luce del sole e il giorno pieno d’attività.
    Come Vina anche noi oggi dobbiamo condurre le nostre battaglie e vivere una vita piena sulla terra, come la vivono i fiori, senza altro senso se non quello della meraviglia di raggiungere la pienezza!
    Ed è solo imboccando la strada aperta che l’anima vive, sembra dirci la protagonista. Il nostro cuore può credere che tutto sia vanità e tradimento, ci sono le ombre appunto della banca rotta, del negozio, dell’azienda, ma l’amore ci insegna a riempire il vuoto che sentiamo dentro di noi, a lottare contro ogni crisi. Un sentimento così perfetto che chiama tutti, al quale si può domandare il supremo conforto, senza il quale la vita non avrebbe senso. E che ciò diventi preghiera.

    Con molto, molto affetto
    Laura Tonti Parravicini

  13. Ciao Laura,
    credo che Vina racchiuda lo stereotipo di una donna che si è fatta da sola, dipinta in maniera sublime dalla tua capacità di armonizzare pensieri, colori e espressioni
    Complimenti Claudia Piccini

  14. Sottolineo l’estrema efficacia dell’incipit di questo brano, che è scritto così bene da avere la compiutezza di un racconto. Il primo capoverso mette in risalto la figura della protagonista, offrendo di lei un tratto essenziale che incuriosisce subito il lettore.

    Non poniamo mai sufficiente attenzione all’importanza dell’incipit in un racconto, in un romanzo, in ogni singolo capitolo di un libro.
    Difficile definire il potere di quella frase inziale, tavolta una parola sola che apre una porta misteriosa sulla storia.
    Perché di mistero deve trattarsi per indurre il lettore a continuare la lettura. La narrazione deve avere questa caratteristica: nelle prime righe deve conquistarci, con la prima immagine trascinarci, con una parola affascinarci.

    E’ quella particolare sottile inquietudine che si percepisce subito, nelle prime parole di una storia, a stimolare la nostra curiosità.
    E si tratta di inquietudine perché siamo di fronte a qualcosa di ignoto. Forse è per questo motivo che le fiabe e i racconti per i bambini cominciano con quel rassicurante “C’era una volta…” che colloca storie di orchi e streghe cattive in un ordine remoto di tempo.

    “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.” Comincia con le parole della Sacra Bibbia, il prologo del romanzo “Il nome della rosa” del grande UMBERTO ECO e segue poi con la complessa descrizione del portale di una chiesa che ci introduce nella dimensione metafisica del romanzo.

    E come inizia il capolavoro di MARCEL PROUST?
    “Per molto tempo mi sono coricato presto la sera. A volte, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che nemmeno avevo il tempo di dire a me stesso: “M’addormento”. E, una mezz’ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume;non avevo smesso, dormendo, di ragionare su ciò che avevo appena letto, ma quelle riflessioni avevano preso una piega un po’ particolare; mi sembrava di essere io stesso l’oggetto di cui il libro si occupava…”

    Ricordo poi una serie infinita di incipit di altri grandi autori come POE o BORGES che producono lo stesso effetto nel lettore anche alla centesima rilettura.

    Niente “segna” di più il lettore come un grande incipit.

  15. ho letto lo stralcio qui proposto del tuo libro … mi piace il modo di scrivere scorrevole che invita a voler continuare la lettura del romanzo.
    davvero brava, complimenti e un grande in bocca al lupo!

  16. Complimenti per il tuo esordio con il libro” L’anima di Vina e la bancarotta”. Ti faccio “un in bocca al lupo” e ti auguro tanto successo. Il racconto di cui ho letto poco, parla di una femmina bellissima probabilmente alla ricerca di se stessa. La scrittura fluida, invita ad entrare nel romanzo e tuffarsi nella lettura.Brava!

    marinella(nonnameri)

  17. Dalle tue prime parole mi si rivela un romanzo davvero molto interessante. Meraviglioso il nome Vina,e complimenti vivissimi a te e alla tua grande capacità di scrittrice. A risentirci, Lenio.

  18. Amatissime Nicla e Daniela,

    siete un seme destinato a fiorire per aggiungere bellezza al mondo!

    Ascoltiamo Vina, ascoltiamo davvero questa giovane donna. Ci sono dei momenti in cui si vede cosa è il desiderio: l’estenuante volontà di appropriarsi, di gioire.

    Con molto, molto affetto
    Laura Tonti Parravicini

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