Dalla storia: “Incubo”

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Lo scatto metallico della serratura, o almeno così sembrava, cercava di superare la barriera del sogno nel quale mi cullavo: ero sdraiata su un materassino di gomma e stavo andando alla deriva sul mare azzurro dell’isola, ma non ero spaventata, anzi ero serena, appagata, con la mano smuovevo l’acqua e gli schizzi mi bagnavano la pelle assorbendo il calore del sole …
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Mi sveglio, l’acqua è sparita, intorno a me solo i mobili scuri della camera che una volta era stata della nonna. Non mi ricordo perché mi sono svegliata, ah sì, quel rumore: mia madre sta cercando di fuggire di nuovo. Scatto sul letto con un movimento improvviso che mi dà un istante di vertigine, vado verso la porta, passo davanti allo specchio, non ho bisogno di guardarmi per vedermi, una donna di una cinquantina di anni, ben portati direi, ma sempre quelli sono. Entro con passo felpato nella camera della mamma, alla lieve luce della luna che filtra dai pertugi della persiana la vedo, è nel suo letto, i capelli bianchi ritti intorno alla testa, gli occhi chiusi affondati nelle rughe che le trasformano il viso rinsecchito in asfalto bruciato dal sole. Non era lei, forse quel rumore era solo nella mia testa, forse la paura che succedesse di nuovo mi tiene in uno stato continuo di ansia da farmi sentire movimenti strani anche quando il silenzio è totale intorno a me. Che spavento quella sera!
«Signora Banti? È il pronto soccorso. Hanno accompagnato qui una signora, non ha avuto nessun incidente, stia tranquilla. Era solo confusa, non sapeva dove si trovava e non sapeva dove stava andando, chiamava continuamente un certo Osvaldo, ma non sapeva dirci il suo nome e nemmeno il cognome, assolutamente niente.
Fortunatamente aveva la carta di identità nella borsa, così…».
Quel viaggio verso l’ospedale, immagini confuse nella testa, mia madre giovane, capelli lunghi, castani, naso aristocratico, poi una donna di una certa età, elegante, carina, sempre ben vestita, curata. Era una donna forte, severa, ma una madre che c’era sempre, in qualsiasi momento, non riuscivo a capacitarmi, non essere in grado di dire il suo nome, smarrita, ecco che cosa aveva detto l’infermiera del pronto soccorso, non era possibile, mi si affacciavano alla mente visioni di persone intontite, assenti, sbavanti, no, sicuramente era successo qualcosa di diverso, forse il cuore … Ma una vocina dentro di me mi diceva che qualche episodio allarmante era accaduto nel passato recente, se ci pensavo bene, qualche piccola avvisaglia c’era stata, anche se non avevo voluto rendermene conto.
Quella volta che non trovava un oggetto che aveva messo via pochi minuti prima o quando per un momento mi parlava come se fossi stata sua sorella, momenti di distrazione, niente di più, mi ero detta.
«È demenza senile, mi dispiace».
«Non è possibile, non lei, non mia madre. Cosa posso fare? Mi dica che cure ci sono, farò di tutto».
«Purtroppo c’è ben poco da fare. È meglio non lasciarla più sola, potrebbe farsi del male, lasciare i fornelli accesi, uscire di casa e perdersi, purtroppo l’evoluzione della malattia sembra essere piuttosto veloce, da quello che mi dice. Deve accettare il fatto che ormai sua madre non è più autosufficiente, potrà avere dei momenti di lucidità, ma la maggior parte del tempo vivrà in un mondo tutto suo e agirà di conseguenza. I momenti nei quali sarà presente a se stessa saranno sempre meno. Le posso consigliare qualche centro dove potrà avere tutte le indicazioni e gli aiuti che le servono».
Cambiamento radicale della mia vita. Non potevo lasciarla sola. Mi guardai intorno nel mio appartamento, dove avevo vissuto anni da single dopo il divorzio burrascoso da mio marito. Qualche volta avevo odiato mia madre per l’errore di quel matrimonio: se avevo sposato il primo uomo che mi aveva fatto la corte sul serio era stato per uscire da casa mia, una casa stretta, dove mi sentivo oppressa. La casa degli orari, la chiamavo: tutto doveva essere fatto ad un orario stabilito, niente doveva subentrare a cambiare qualcosa. La regolarità era alla base della vita. Ora di pranzo, ora del caffè, ora di cena. Del dopocena non se ne parlava per il semplice motivo che non si usciva. Sembrava che la cosa più importante fosse che la gente non avesse niente da dire su ciò che facevi. Quante volte sento genitori che litigano perché hanno opinioni diverse sul modo di educare i figli, i miei no, nemmeno quello, perfettamente d’accordo nel farmi sentire schiava in casa. Conobbi Giovanni, era innamorato, veramente innamorato, volli credere di esserlo anch’io, volli sposarlo, sarò libera, pensavo, potrò organizzare la mia vita, non mi lascerò condizionare da ciò che va fatto o da quello che pensa la gente, viaggerò, una delle cose che ho sempre sognato. Tutte idee vaghe di una vita che non conoscevo, sapevo solo che la mia non mi piaceva e tutto sembrava migliore di quella. Che illusione! Vivendo con lui ho capito che se si vuol essere liberi dobbiamo essere da soli. Il divorzio, fortunatamente senza figli, fu un dramma nella mia famiglia, mia madre all’inizio non mi chiedeva se ero felice o perché non lo ero, pensava: “Che cosa dirà la gente, non potrò più uscire, che vergogna!”. Il divorzio era ancora una cosa strana, qualcosa che la maggior parte della gente non riusciva ad accettare. A volte l’ho odiata per questo. Poi ho capito che anche lei era vittima di una mentalità prodotto dei tempi. Tante volte mi sono detta: “Quando avrò dei figli mi comporterò in modo completamente diverso, ma chi può dirlo, visto che non ne ho avuti e, naturalmente, non ne avrò più”.
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Ancora quel rumore, forse è qualche vicino che torna a casa, l’importante è che mia madre stia dormendo, adesso ci riprovo anch’io, il letto ha conservato parte del mio calore, adoro infilarmi sotto le coperte, coprirmi fino al mento, mi sento così protetta, è come tagliare fuori il mondo.
La mia casa, con quanta cura l’avevo arredata, era chiara, questa era l’impressione immediata che si aveva nell’entrarci, e non lo dico solo io, tutti coloro che sono venuti a trovarmi hanno usato questa espressione: chiara, solare, accogliente e rilassante. Non mi sentivo mai sola, i miei libri, il computer, la televisione, il lavoro, qualche volta il teatro, spesso il cinema, qualche amica da chiudere fuori quando sentivo il bisogno di stare sola. Qualche amico, anche. Brevi storie, di poca importanza, con eccezione di Claudio, lì sono andata vicino a ricascarci: due separati che uniscono le loro solitudini. Cominciò con il lasciare lo spazzolino da denti nel bagno, accanto al mio, poi il rasoio, poi qualche camicia, “sai in caso di necessità …”. Quando vidi la valigetta nell’ingresso, sentii uno sgradevole languore allo stomaco come un campanello di allarme e quasi una sensazione di nausea, no, non era possibile, non potevo mettermi di nuovo un uomo in casa, uno che avrebbe condiviso i miei spazi, la mia intimità, anzi che l’avrebbe invasa. Non lo capì, cercai di spiegargli che era meglio se restavamo come prima, ognuno a casa sua, vedendoci solo quando ne sentivamo il desiderio, no, lui voleva un rapporto stabile, quasi un matrimonio. Così non lo vidi più, ma non ne soffrii. Qualche volta penso di essere veramente egoista, che lo stare sola mi abbia portato a pensare solo a me.

***
Dal libro Sapore di sale di Laura Fantozzi – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2010 p. 231

Il commento di NICLA MORLETTI

Perché “Sapore di sale”? Perché di sette storie di vita vera trattasi. Un po’ amare e un po’ piccanti. E sette sono anche i protagonisti che vivono la vita con le loro pulsioni, passioni, amarezze e gelosie. Abile è stata l’autrice nel descrivere personaggi e storie in una scrittura fluente e snella. Si percepisce nei protagonisti il timore dell’abbandono. Si coglie tra le pagine il senso della perdita. Di sfondo il mare con la sua vastità e movimento delle onde. Con il suo immenso chiarore e bellezza. Un cuore pulsante come la vita. Come l’universo intero. Una bella scrittura questa di Laura Fantozzi, un linguaggio universale attraverso il quale tutti potranno ritrovarsi e riconoscersi. Tra storie di ieri e di oggi, dal sapore di sale.

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12 thoughts on “Sapore di sale di Laura Fantozzi

  1. ” Sapore di sale ” di laura Fantozzi racconta di una solitudine beata. E di unioni forzate e limitanti.
    Una prospettiva sociale rovesciata. Forse. Ma io vedo in fondo un bisogno di autostima, che ha paura dei confronti.
    Eppure anche il dialogo con se stessi e’ comunita’ . Il bisogno dell’ Io di un risocntro a se stesso.

    Gaetano

    1. Chi può negare la necessità di un dialogo con se stessi? Solo così, forse, riusciremo ad entrare in sintonia anche con gli altri. E comunque, talvolta, non abbiamo tutti bisogno di un momento di solitudine?
      Laura

    1. Sono contenta che tu apprezzi quel poco che hai letto. Se lo vuoi avere puoi acquistarlo in tutte le librerie online. Se per caso lo leggi tutto fammi sapere cosa ne pensi.

  2. Fuggita da una casa troppo ” stretta” , catapultata in un matrimonio che doveva liberarla dalle regole oppressive; il divorzio; il piacere di vivere in una casa “chiara, solare, accogliente”; poi di nuovo intrappolata dalla demenza senile della madre! Per fortuna c’è il mare, immenso, libero, infinito che le viene in sogno quasi a cullarla e a confortarla!
    Bellissimo questo incipit che fà prevedere un continuum molto interessante e coinvolgente!

    1. E’ vero, la figura femminile che emerge è spesso oppressa, ma cerca di liberarsi, anche se con grandi sofferenze e rinunce. Se lo leggi tutto fammi sapere la tua idea.

  3. Decisamente ottimo. La lettura scorre agevole e ti cattura fino all’ultima pagina. Personaggi vivi, reali e sofferti. Stupendo il racconto ‘Ieri e oggi’, quasi un romanzo. Brava!!!

  4. Mi sembra di avere molte cose in comune con la protagonista e mi piacerebbe proprio conoscerla mewglio.
    Grazie di cuore all’autrice per l’estratto!
    Stefania C.

  5. Quante storie nasconde il mare… quante emozioni, quanti ricordi, quanto “sapore di sale”! Bellissimo libro, sarebbe possibile riceverlo per leggerlo completamente? Grazie mille!!

  6. intrigante, romantico (la copertina mi fa pensare all’amore)…

    decisamente interessante e non scontato…

    spero di poterlo leggere tutto 🙂

    Sara

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