Questo è un frammento che ho scritto molto tempo fa… Non è estrapolato da niente, è rimasto senza inizio e senza fine. Però avevo voglia di lasciarvelo qui! Non vedo ‘ora di scrivere la mia storia sull’uomo onda 😀 Grazie a tutti per la possibilità di condividere con voi qualcosa.
Baci. Paola

[Eva guardava fuori da se stessa. I treni continuavano a passare veloci, fermandosi solo ogni tanto, ma sempre per poco tempo, e ripartivano per un luogo lontano; uno a caso, non aveva importanza: l’importante Era andare via di là. “Il prossimo treno che passa, salgo su” pensò… ma anche quello passò, veloce, con qualche finestrino abbassato e tanta gente dietro che leggeva o guardava distratta il paesaggio, passò tagliando il paesaggio grigio, ma ripartì senza di lei a bordo. Eva chiuse gli occhi, li strinse forte, e si morse le labbra, perché non voleva che le lacrime uscissero dai suoi occhi. Bellissimi occhi verdi ma stanchi…
Prese il suo zainetto bianco, tutto decorato a tribali neri che rappresentavano spine, spine attorcigliate le une con le altre. Da dentro lo zainetto tirò fuori un mucchio di fogli, alcuni bianchi, alcuni scritti, altri con schizzi a matita. Ne scelse uno bianco fra i tanti, quasi avesse un criterio per decidere, fra dieci fogli identici, quale fosse quello giusto. Prese una matita, o quello che restava di una matita, e cominciò a tracciare con la mina sul foglio il contorno di un viso… poi un occhio… poi una bocca… piano piano dal nulla bianco prendeva forma un espressione seria, arrabbiata forse, uno sguardo che lei conosceva bene, che la accompagnava tutte le notti nei suoi sogni, che non la lasciava concentrarsi su qualsiasi altro volto… un volto che era impresso nella sua mente, e che voleva cancellare… Eva richiuse gli occhi, forte, ma stavolta una lacrima evase dalla prigione della sua anima correndo veloce sul suo viso; allora prese il foglio, tenendolo dritto strettamente nella mano destra, lo fece scorrere in un lampo sul dorso della sinistra, con una precisione ed una noncuranza tipica di un gesto abitudinario. Il taglio ricavato fu di appena due centimetri, ma il sangue prese ad uscire immediatamente, inondando il foglio… Eva riaprì gli occhi e guardò il foglio… passando lentamente l’indice sul suo stesso sangue, lo fece scorrere sul disegno,fino ad inondare di rosso le labbra di quell’uomo, quel volto, quell’essere che sopprimeva ogni suo tentativo di evadere con l’immaginazione.

Un altro treno passò, rallentando… Si fermò ed aprì gli sportelli. Eva raccolse in fretta tutti i suoi fogli e li buttò come capitava nello zainetto, lo mise in spalla e saltò sul treno, senza mai alzare lo sguardo da terra, tenendo la mano davanti alla bocca, stingendo sul taglio per non sopracare ancora qualcosa con il suo sangue. Trovò posto vicino ad un finestrino, e si mise a guardare distrattamente fuori.
Il mondo non le era mai sembrato così imperfetto… ma ammaliante. I paesaggi grigi ora si alternavano al verde di periferie e campagne, ogni tanto si scorgeva una striscia di mare in lontananza, e sembrava mosso. Da quanto tempo non vedeva il mare…

Le sembrava d’un tratto di poter fare ciò che voleva del mondo, del suo corpo, della sua anima, se ancora ne aveva una, dei suoi sogni, quei pochi che non erano ancora stati infettati dallo sguardo di quell’uomo.

Le sembrava che la morte e la vita le sedessero accanto, su quel treno che portava giù, verso il mare, e che potesse chiamarle, per una volta entrambe, amiche…]

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6 thoughts on “Eva guardava fuori da se stessa

  1. Ti giuro… ciò che mi piace di più dei tuoi racconti è questa speciale capacità che hai di rapire il cuore di chi legge… Non vedo l’ora di rileggere qualche tuo scritto… Hai un dono: sei capace di descrivere ciò che sente un cuore innamorato ed è per questo che sei riuscita a conquistare la tua prima fan!!! 😛 Tvb :*

  2. Ahi, ahi,ahi! Fa davvero male tagliarsi con il foglio in quel modo!

    A me capita ogni tanto accidentalmente e…puoi capire cosa ho provato nel leggerlo 😉

    Cmq ben descritto il personaggio, si scopre a poco a poco dalle sue azioni, da ciò che pensa…

  3. Benvenuta 😉

    treni metafora di vita…uno scritto emozionale che ha una bella intensità…perchè non continuarlo?

    Potrebbe offrirti mille prospettive…ed a noi nuove emozioni!

    Grazie…

    Ti abbraccio

    I.

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