Una voragine della quale non vedi il fondo (…e probabilmente non esiste…). Lo spazio ed il tempo. Nulla esiste più veramente. Una stasi emotiva che non ti fa cedere. Incredulità. Non è successo a me.
La morte è sempre degli altri. Mai nostra,mai di chi amiamo. La nostra immunità è scontata. La nostra fragile umanità dimenticata. La morte non ci appartiene. La morte non appartiene alla nostra vita. O forse non fa parte della vita. Forse è la fine della vita, o il suo giusto inizio. Forse ne parlo, la esploro, la penso, la sperimento indirettamente, ma non so cos’è. Un evento della vita o la sua tragica e miserabile fine? L’inizio di quella eterna o la semplice fine di quella ovvia e mortale? Aggrappata alla speranza o chiusa e dura nell’oggettività? Cinicamente e realisticamente giustificata o emotivamente e sentimentalmente rifiutata? Devo razionalizzarla, credo. Ma così razionalizzerei anche la nostra miserabile fragilità, la mia insopportabile impotenza, la nostra inutile esistenza, la mia inesistente persona.
Ho sempre sostenuto che Lei fosse parte di un ciclo naturale, si…il ciclo naturale della vita altrui… fino a quando non è entrata nella mia  facendomi assaporare l’amaro di quella macchina perfetta che è la natura. In realtà non ti rendi conto di niente, ma intuisci che la vita è tale perché è appesa alla morte. Le gioie ed i dolori sono importanti perché ti fanno sentire vivo.
Tutto questo essere, sentimenti e parole, pensieri e sorrisi, dove andranno a finire? Solo nel tempo e nel ricordo di chi dimenticherà e finirà? O vivranno ancora dopo la morte in quel Paradiso tanto cercato ed aspirato? Che strano parlare di vita quando si parla di morte. Almeno quanto è strano pensare che l’universo sia infinito quando il mondo in cui vivi è definitamene finito.
E’ vano tentare di riempire una voragine senza fondo, vano cercare di trovare spiegazioni e giustificazione che diano un senso quando ciò che ti logora profondamente è legato a qualcuno al quale puoi parlare solo guardando il cielo o la terra, o quando distesa sul letto saluti la tua giornata. Al quale poni domande destinate a rimanere senza risposta ed al quale ormai sei capace di rivelare anche i tuoi più intimi pensieri con la speranza che ti ascolti.
Troppo violento il distacco, sempre troppo lunghe le ore che lo succedono.
Chissà se esiste quel tunnel…se Andrea lo ha visto ed ha raggiunto la luce o se l’hanno scaraventato dentro con la violenza dell’impatto. Chissà se mi ha vista piangere. Chissà se mi ha sentita rimproverarlo. Chissà se mi ha ascoltato mentre gli confidavo tutto ciò che non avevo mai pensato di dirgli e che probabilmente non avrei mai avuto il coraggio di dirgli guardando il verde dei suoi occhi. Chissà se sa quanto bene gli voglio e che non sapevo di volergli ancora… un bene che non sapevo di volergli quando ero troppo presa dalla mia vita, dagli impegni, dalla frenesia.
Un bene che ho riscoperto solo quando ho scoperto che non l’avrei mai più visto passeggiare nella stradina che costeggia la mia casa.
Chissà…
Chissà se diventerò più dura e razionale.
La razionalizzazione non è altro che la difesa e la risposta a quel trauma emotivo che è la vita. Non è mai stato il mio forte.
Mia madre era diversa. Perfetta. Razionale e forte.
Non tradiva un’emozione. Un volto impunemente austero.
Gettata a capofitto nella vita, lo sguardo duro ed il capo alto. Sempre. Aveva le risposte. Sempre. E se non aveva le risposte aveva il Mistero, il Destino, la Volontà e la Natura Madre come razionali ed incongruenti giustificazioni.
Sono nata come figlia della Volontà umana, da un incontro voluto dal Destino, governata dalla Natura Madre, destinata a vivere nel Mistero. E finirò nel grande Mistero della Natura Madre per Volontà del razionale Destino. E’ questo. Finirò. Eppure sento di avere dentro l’infinito.
Panta Rei… Tutto Scorre. E la Vita non è altro che l’inizio ed il concretizzarsi della naturale fine.

Il più grande organismo vivente è una foresta di pioppi in Colorado…si, organismo, perché in questa foresta ogni pioppo è collegato,unito e dipendente dall’altro… è questo il fantastico segreto e unico principio della Natura, tutto è collegato da una sottile ed inesauribile trama di energie.
Inglobiamo e metabolizziamo l’energia di ogni cosa che ci attraversa, di ogni persona a noi vicina, di ogni pianta che tocchiamo.
Ecco perché sento Andrea ancora così vivo. Non è il suo ricordo. E’ la sua energia. Un’energia che è ormai parte inscindibile di me e che mi accompagnerà per il resto del mio cammino.
Sartre diceva che noi siamo ciò che mangiamo…è vero…noi siamo tutto ciò che ci circonda. Siamo il rock che ascoltiamo, i paesaggi che osserviamo, la gente che abbiamo amato e quella che abbiamo odiato.

E’ strano ma è tutto collegato… e probabilmente anche la morte è un’energia che ci collega a qualche altro altrettanto meraviglioso quanto spaventoso mistero come la vita stessa.
Miliardi di miliardi di microparticelle che ruotano veloci… nell’uomo, in un albero, in un cane, come nell’acqua, come nel fuoco. Particelle, particelle, particelle…che girano, girano…cambiano, si trasformano, si legano… ma non si dissolvono…non spariscono.
Esiste un filo conduttore anche tra questa vita e l’altra ( se vita è).
Lo so da sempre, me lo hanno insegnato ed a suo tempo l’ho sperimentato. Ma nonostante tutto, nonostante io sappia che nulla muore veramente ma è energia che cambia forma, ancora oggi la  signora Morte mi lascia sbigottita e senza fiato, senza capacità razionali e di reazione.

Spesso sento il peso delle energie.
Il mio dono è assorbirne più degli altri…o come la chiamava mamma “sensibilità energetica”.
Da bambina non riuscivo a controllarla.
Ricordo ancora le notti insonni, le stanze stracolme e la sensazione di non essere mai sola. Gli improvvisi exploit di lunghi pianti e le incontrollabili esplosioni di gioia e talvolta di aggressività.
Quelle sensazioni di troppo “non so cosa” che mi facevano girare la testa e svenire.
Ho imparato a controllarmi…almeno credo. O forse cerco solo di ignorare tutte quelle ondate che mi tamponano. Talvolta cercano aiuto, talvolta compagnia. Delle volte si divertono solo a spaventarmi ed altre desideravano solo tormentarmi, forse solo per confermare a se stessi  che è ancora vera e reale la loro stessa esistenza.

***

Leggiamo e commentiamo insieme il brano tratto dal libro Siracide 9,10. Gaia scopre la morte di Incoronata Silvestri, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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22 thoughts on “Siracide 9,10. Gaia scopre la morte di Incoronata Silvestri

  1. ciao,
    stavo preparando la caffettiera e mi fermo a leggere la pagina e mentre bolle fuori esce il profumo si espande e il mio olfatto si mette in moto, incomincia a penetrare nella mia mente la frase:
    “Eppure sento di avere dentro l’infinito”.
    questo per me tutto sembra chiaro,trai numerosi dubbi, incertezze, insicurezze, malattia dell’essere, l’unica assoluta certezza è la percezione dell’infinito, non come forma sincretica, come mi è parso di aver capito dalla tua interpretazione, ma una forza interiore che mi coinvolge, anzi, mi stravolge anche senza la mia piena libertà.
    pertanto anche la morte, e non solo fisica, mi inserisce in questo grande mistero.

  2. Già… la morte è sempre di altri, mai la nostra… finchè la morte entra prepotentemente nella nostra vita portandoci via una persona amata. Prima non ci pensavamo, non volevamo pensarci, era una cosa così lontana. Dopo ci dobbiamo convivere, e la morte di un altro diventa la nostra. Diventa morte dentro di noi, tante domande, rimpianti, dubbi… ma allo stesso tempo la sensazione che il dolore ti fa sentire vivo. E’ difficile da spiegare… complimenti per averci provato, scrivere un libro di questo genere può essere doloroso, ma forse offrire anche un sollievo. Mi piacerebbe molto leggerlo…

  3. Complimenti per aver affrontato un tema che per i più è scottante, mi piace per come viene descritto l’evento facendo immedesimare chi non l’ho ha mai vissuto e chi come me ho avuto la sfortuna di perdere persone molto care.
    Mi piacerebbe tanto continuare la lettura… le auguro i migliori in bocca al lupo.

  4. Parafrasando Pavese, potrei scrivere : “Verra’ la morte e avra’ occhi d’enigma” . Ma la sapienza del Siracide c’illumina. La morte e’ una porta
    tra due Vite. Solo cosi’ la somma delle micro particelle ha un senso. Altrimenti logicheremmo il caos. Ovvero l’impossibile.
    Dio e’ una scommessa ? Nella roulette dell’ateismo escon sempre numeri perdenti.
    A margine. La scrittura di Incoronata e’ asciutta, innediata, comunica chiaramente anche argomenti oscuri. E’ un pregio che pochi hanno quello di illuminare e riscaldare coi raggi di luna.

    Gaetano

  5. Complimenti a Incoronata Silvestri per avere avuto il coraggio di scrivere parole difficili da trasmettere ed a volte anche da accettare, e devo dire che è stata bravissima nel saper trasmettere dei pensieri particolari su un qualcosa di avvolgente, intrigante, misterioso e di altri infiniti aggettivi come quali sono la vita e la morte.
    Vorrei, a riguardo scrivere un pensiero di Soldati:
    “La morte, il dolore, il male dobbiamo cercare di evitarli finché è possibile.
    Ma dobbiamo accettarli perché rifiutarli significa rifiutare la vita!”
    Complimenti ed in bocca al lupo per il tuo libro e per la vita a te Incoronata.

  6. Hai saputo scrivere la vita, le domande che ci facciamo, le speranze, il rifiuto di una situazione; non c’è angoscia in quello che scrivi ma ci siamo tutti noi, chi non si riconosce nelle tue parole?
    Complimenti

  7. Parlare di morte per dare un senso alla vita e viceversa. Sono molti i passi di questo brano da sottolineare, evidenziare e custodire. Una lezione semplice e importante da un’ esperienza terribile che prima o poi ognuno di noi deve affrontare. La morte fa parte della vita di ogni persona, senza di essa perderemmo di vista le cose piu’ importanti. L’ autrice offre molti spunti di riflessione, ma soprattutto ci ricorda l’ importanza di dire ” ti voglio bene ” alle persone a cui teniamo finchè possiamo vedere il colore dei loro occhi.

  8. Complimenti, il tuo libro mi ha portato a riflettere.
    In particolare alla vita.
    Io la considero un tragitto intrapreso attraverso un sentiero più o meno scosceso. Questo viaggio, lo vivo affacciato ad un “finestrino” verso il Mondo, da dove scruto si, la bellezza dei panorami, ma anche i disastri di tante guerre inutili.. Queste guerre, purtroppo, hanno escluso dai sentieri migliaia di persone.
    Vedo anche, con dolore, fermate di fine corsa di persone care.
    Putrtoppo devo chiudere con un dilemma che non ho saputo risolvere.
    L’arrivo sarà una stazione definitiva, oppure un capolinea per altri viaggi?
    Con affetto.
    sergio

    1. Salve Sergio,

      eh si, il dilemma è proprio quello…ma credo che l’intuizione graca sia vera fino infondo: “Nulla muore, tutto si trasforma”.

  9. la morte tocca a tutti prima o poi.Se tutti ci accorgessimo di quanto siamo fragili in questo mondo crudo e perfido,forse vivremmo in modo migliore.Non ci sarebbero più guerre,più omicidi,più suicidi..la vita è breva e quando stiamo per andarcene ci aggrapperemo sempre di più a quella che è l’antitesi della morte stessa…la Vita…
    ma cosa significa vivere?come dovremmo vivere?
    questo libro sembra molto interessante..magari potrebbe darmi qualche risposta?!!

    1. Cara Chiara,
      non credo che questo romanzo possa contenere delle risposte. Piuttosto delle domande. Forse delle riflessioni. Sicuramente delle fragili umane emozioni nelle quali tutti ci riconosciamo, ma che con la frettolosa cadenza dei giorni e delle ore, non riusciamo ad assaporare.
      Un grande abbraccio
      Incoronata

  10. un po’difficile entrare perfettamente dentro queste parole ma leggendo sicuramente si riesce ad entrare nel centro delle parole

  11. Devo confessare che l’argomento in questione, mi terrorizza. Perchè? E’ l’ultima cosa a cui pensi, quando non tocca personalmente. Solo allora ci si mette in discussione e ci si domanda perchè a me? Se valutiamo ciò che l’autrice in questo stralcio di racconto, vuole comunicare, concludiamo dicendo che la morte fa parte della vita. Che la vita è a priori il cammino che un domani ci condurrà oltre il velo della vita stessa. Complimenti a Incoronata Silvestri per avermi dato l’opportunità di leggere questa pagina del suo romanzo, molto profondo e toccante.

    Marinella (nonnamery)

    1. Ciao Marinella,
      sono io che ringrazio te per aver letto ed interiorizzato queste emozioni. E’ bello trovare nel prossimo la consolazione della condivisione umana.
      Grazie
      Incoronata

  12. Complimentoni sentiti per la forma, la sequenza di frasi e le parole adottate dalla scrittrice per un argomento così nitidamante messo a fuoco e lacrime dall’anima.
    Complimenti sei bravissima !

    1. Ma grazie! Soprattutto perchè la mia forma non è sempre apprezzata e compresa. Evidentemente punteggiatura, sequenza e parole rispecchiano il ritmo ed il fuire dei miei pensieri e delle emozioni… e quando mi hanno corretta rileggendo le frasi non ritrovavo più i miei contenuti, i miei pensieri. Gli scritti non mi appartenevano più!
      Grazie Grazie Grazie

  13. La curiosità di leggere questo testo è contenuta tutta nella frase:”la morte è sempre degli altri. Mai nostra”. Una morte che non sempre è ruvida, meschina, distaccata, odorosa di naftalina, ma che in qualche occasione può assumere le sembianze della vita e presentarsi ben vestita, pettinata, profumata con acqua di colonia. Personalmente noto una grande sacralità di immagini, anche quando l’autrice si rivolge alla fine dei nostri giorni usando il “Lei”(con la L maiuscola), dando così una concreta prova di rispettarla, parificandola alla vita:”La vita è tale perché appesa alla morte”. La morte non è solo il dolore, il pianto, uno spiacevole intoppo…e soprattutto sgomento, paura dell’ignoto.
    Continuando a leggere l’incipit, sciorino mille domande su quello sguardo dell’ultimo secondo che tanto mi inquieta: il trapasso sarà un violento separarsi da un materialismo necessario o un quieto addormentarsi per far rivivere l’anima?
    Spero di poter continuare questa salutare introspezione. Complimenti vivissimi all’autrice.

    1. Ciao Giancarlo,
      ti ringrazio per il tuo commento.
      Hai colto in pieno il senso del mio scritto.
      Un “romanzo psicologico” se così vogliamo chiamarlo, che non tutti comprendono pienamente. Che soddisfazione leggere commenti così vicini a me! Grazie!

      Un abbraccio
      Incoronata

  14. il tema di queste righe è sicuramente difficile e spesso doloroso. parlare della morte e soprattutto della perdita di una persona cara penso che non sia facile ma in questo caso traspare tutta la sensibilità e la profondità dell’autrice, perchè riesce a trattare un argomento così importante facendo immedesimare il lettore nel suo personaggio senza creare angoscia. anzi penso che la lettura di questo libro sia piacevole e molto istruttiva, complimenti sinceri alla scrittrice.

    1. Ciao Maria,

      come dico sempre, la bellezza non è in chi scrive, ma in chi legge… Se hai letto delle parole sensibili e profonde, senza alcuna angoscia, probabilmente sei una persona sensibile ed equilibrata…sono felice che tu sia riuscita ad immedesimarti mantenendo il giusto distacco per una critica oggettiva.

      Ti ringrazio
      Un abbraccio
      Incoronata

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