Il romanzo di Mimì di Giuseppe Ghisellini

Sappiamo solo che la chiamavano Mimì, da sempre. Gli archivi comunali e parrocchiali del suo paese natale andarono distrutti in un terribile incendio, che devastò l’intero territorio.
Nelle pagine del Diario, che l’interessata redasse da quando apprese a scrivere, non capita mai la citazione del cognome. Se dunque Mimì non lo ritenne importante, accettiamo la sua decisione. Nonna Teresa, con la quale crebbe Mimì fino all’età di otto anni, ricordava a stento il cognome proprio: figurarsi quello del genero!
“Persona indegna, senza né arte né parte, che si è portato via a mia figlia Lalla, quando sono scappati in Africa per debiti di gioco – lui aveva i debiti, perché lei invece era una santa donna, povera la mia Lalla, che è rimasta là e non tornerà più … i migliori se ne vanno sempre, e quel disgraziato crede di cavarsela con quei quattro soldi mensili che ci manda … ma prima o poi deve ritornare, voglio vederlo in galera! Povera piccola Mimì, vieni da nonna, vieni in braccio a nonna, lasciati baciare … Ma perché ti tiri indietro, ogni volta che ti do i bacetti?”
Nonna Teresa, saccente e bigotta, era convinta che ogni forma di maquillage fosse ispirazione del diavolo a mentire a se stessi e ad ingannare il prossimo. Tra gli elementi del maquillage, annoverava non solo creme, rossetti ed ombretti, ma anche il dentifricio e lo spazzolino: ed il preistorico depositarsi e comprimersi tra i denti e nelle carie dei residui alimentari in putrefazione, era la causa della ripugnanza che manifestava la piccola Mimì a lasciarsi sbaciucchiare da lei. Ebbene, la nostra Mimì, dotata com’era di sensibilità olfattiva particolarmente acuta, conservò sempre grande cautela nel concedere a chiunque di avvicinarsi a tiro di alito. Quando poi divenne una ragazzina attraente ed i corteggiatori iniziarono ad accennare a baciarla, magari pudicamente sulla guancia, Mimì d’istinto metteva in mezzo l’avambraccio sullo stomaco dello spasimante, e spingeva con energia per tenerlo scostato. Tant’è vero che tra i ragazzi era conosciuta con il soprannome di Mimì braccio di legno.
Altro danno permanente inferto dalla nonna alla bambina fu prodotto dal continuo evidenziare i difetti fisici di lei – presunti o reali o ingigantiti – con lo scopo di contrastare l’evidente orgoglio di Mimì per le proprie grazie femminili: orgoglio, secondo la vecchia, peccaminoso e fonte di peccati.
“Certo, hai proprio il naso come il becco di un’aquila… Hai le gambe storte come le fanno i futuristi… Cammini proprio come una cammella ubriaca… ”
Queste osservazioni lascerebbero intendere che nonna Teresa non fosse ignorante come una capra, ma, al contrario, esperta di ornitologia, intenditrice di arte, nonché frequentatrice di mercati di cammelli particolari, nei quali i bestioni si preparano alla partenza della carovana per il deserto non rimpinzandosi di acqua, com’è normale, bensì ingurgitando ampie coppe a due manici colme di vino: manco fossero Agamennone e Idomeneo gareggianti accanitamente in attesa delle omeriche battaglie. Fatto sta che la povera ragazza si sentì sempre minorata, in ogni contatto umano, dalla convinzione di portare un nasone aquilino, di essere derisa per l’incrociarsi delle gambe all’altezza delle ginocchia, di suscitare meraviglia per quella presunta camminata strana: tutte pressioni psicologiche, che la portavano poi, in pratica, al continuo timore e all’imbarazzo di essere guardata per i suoi difetti.
Dunque, nonna Teresa aveva ottenuto il suo scopo.
Il nostro Diario, oltre a lasciarsi nella penna il casato dei personaggi, non dice né dove né quando esattamente vide la luce la nostra Mimì: evidentemente, 1’autrice ritiene importanti le persone ed i fatti, non le denominazioni e le localizzazioni accidentali. Consideriamo peraltro una fortuna che, pur con tante lacune, il Diario sia stato preservato dalle fiamme.

Il romanzo di Mimì di Giuseppe Ghisellini – Sovera Edizioni, 2012 – pag. 123

Il commento di NICLA MORLETTI

Il “Romanzo di Mimì” chiude la triade dei “Romanzi della speranza” di Giuseppe Ghisellini. Libri incentrati sulla figura di donne dei nostri giorni, diverse per estrazione sociale, per livello culturale e aspirazioni. Ma c’è una cosa che le unisce: tutte cercano di donare il meglio di sé, sopportando e superando le ardue prove della vita. Anche Mimì. L’autore con perspicacia e sapienza studia il comportamento dei suoi personaggi femminili, analizza i loro problemi, scava a fondo nelle loro anime con intelligenza, pazienza e tenacia, come fece Virgilio con Didone, oppure Shakespeare con Giulietta, Tolstoj con Anna Karenina.
È fluido e chiaro il narrare di Ghisellini, piacevole la lettura. Questo romanzo vi affascinerà e vi appassionerà, cari lettori. E sarà come un’elaborazione di Bellini che riesce sempre ad incantare con “Norma” e Puccini con “La Tosca”, “Madame Butterfly” e “Turandot”.

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