Dal cap. I – L’ “OMBRELLO” del LITTORIO sul “CASTELLO”

È incredibile come talvolta una sequenza di immagini senza apparente nesso tra loro e senza ancoraggio ad una storia di per sé significante possa parlare di più e più chiaramente che una qualunque narrazione.
A sfogliare un album di fotografie di un passato anche non troppo lontano, come quello che affonda nel Ventennio, anche se le immagini ritraggono scene collettive e personaggi di un paese noto e, anzi, familiare, sembra che non si percepisca di più che la datata patina del Tempo, che si è depositato sulla Vita fino a renderla l’inerte rappresentazione di un’epoca per sempre tramontata.
Eppure con la memoria si può andare a ritroso, nonostante non si abbiano riferimenti diretti, tratti dalla propria o dall’esistenza di presenze vicine ancora viventi, a cui appigliarsi per far parlare ancora quegli scenari e quei volti privi di identità riconoscibile.
La memoria può supplire allora alla sua inadeguatezza, per diventare un’ésca attraverso la quale quel passato, di cui pure si conoscono i riferimenti cronologici generali, viene illustrato comunque, per mezzo di un trasferimento del clima di un’epoca all’atmosfera che si respirava nel momento in cui, in un luogo determinato, anche appartato rispetto alla scena della Grande Storia, l’obiettivo della macchina fotografica ritrasse, rendendoli immodificabili, scorci di paese e varia umanità caratteristica del posto.
Non ci si orienta, a prima vista, tra le facce che non dicono nulla di più che essere state quelle di gente comune, forse anche ascendenti o comunque persone care all’inizio della loro vita – perché no? anche il proprio stesso padre – ma mettendo in fila quelle fotografie si riesce a ricavarne un racconto di senso sul passato della comunità a cui appartengono.
Già qualcuno ha pensato ad ordinarle in sequenza cronologica, per illustrare in forma documentaria la storia dell’identità di quel luogo determinato, ma magari non è riuscito a restituire attraverso gli scatti recuperati il tenore umano dei personaggi che sono serviti a rappresentare la società dell’epoca in cui gli scatti furono effettuati.
Per i luoghi forse è più facile: malgrado siano cambiati i connotati esteriori di un borgo, se ne possono ancora riconoscere i tratti qualificanti anche a distanza di decenni, se non, addirittura, di secoli.
Le pietre ed i mattoni sembrano conservare un’anima che li rende inconfondibili, nonostante interventi successivi possano averne modificato l’aspetto.
L’architettura, quella pubblica come quella privata, reca in sé l’impronta dell’artefice che l’ha realizzata, oltre al respiro, più labile ma più evidente all’occhio, dell’aria del Tempo, che ha scolpito quelle pietre o ha modellato quei mattoni in strutture perfettamente integrate con l’ambiente circostante, nel particolare, irripetibile connubio ricercato tra struttura edificata in tale momento storico e spazio all’intorno.
Così è, infatti, di quel mastodonte di palazzo che al presente si può ammirare in tutta la sua immodificata possanza, ma non altrettanto di coloro che, bambini poco dopo la costruzione dell’edificio, risultano allo sguardo volti anonimi di scolari come tanti che si sono avvicendati sui banchi all’interno di quella scuola.
Dai loro volti, però, è dato ancora oggi, pur a distanza di svariati decenni, percepire il modo con il quale venivano educati, istruiti non soltanto al rigore della disciplina scolastica, ma, ben più, alla vita.
Si può rimanere colpiti da un’immagine come questa, per la severità atteggiata a militaresca compunzione della posa imposta di fronte all’obiettivo fotografico, ma si può anche retrocedere, affondando a solo qualche anno prima, per carpire dalle espressioni di altri volti, di persone già mature, come il clima dell’epoca si stesse consolidando parallelamente all’edificazione di uno Stato totalitario.
Nella fase di passaggio tra periodi cruciali della Storia nazionale, pochi anni dopo la fine della Grande Guerra ed appena prima dell’avvento del Regime, si riesce magari a cogliere nel cipiglio di uomini cresciuti nella prima epoca e diventati giovani o adulti nella seconda la compostezza compassata di un’età che non ha smarrito del tutto una sorta di gravità ottocentesca, al passo però con una ben più scapigliata tensione verso il dinamismo vitalistico affermatosi come valore sociale a partire dall’inizio del decennio successivo a quello di Vittorio Veneto.
Non è neanche un criterio di selezione sicuro mantenere le distanze tra paesi diversi, che sembrano tutti uguali se se ne ricostruisce la vicenda storica a partire da istantanee scattate durante il Ventennio.
I contorni di differenti collocazioni, locàtion come si definirebbero attualmente con un termine mutuato dal linguaggio più in voga nel mondo dello Spettacolo, si fanno sempre più labili se si accostano fotografie della stessa epoca, ma relative a comunità anche molto vicine eppur distinte.
Oltre ai particolari più scontati che consentono in entrambe le situazioni di rendere evidente a prima vista il periodo storico, non si notano diversità per cui si riuscirebbe a distinguere quello che fa parte dell’una da quello che appartiene invece all’altra, quanto al modo di vivere per le circostanze dell’epoca storica comune.
Lo stesso spirito di comunità si può percepire dalle occasioni della vita sociale ritratte in fotografia, in un periodo in cui ancora si poteva parlare di campanilismo senza incorrere nella taccia di passatisti, di strenui difensori del particolarismo comunale, sorpassato dagli eventi tanto più in un contesto nel quale l’Italia stava assurgendo ad ambizioni di grande Potenza, che si apprestava ad attuare un rinato destino imperiale.

***
Dal libro CredereRicordareRiflettere! di Francesco Rossi – MORGAN MILLER EDIZIONI, 2010 – p. 170

Il commento di NICLA MORLETTI

Un bel libro ambientato nel suggestivo scenario delle Marche degli anni ’30. La curiosità si fa strada piano piano nella mente del lettore tanto da suscitare in lui il desiderio di calarsi nella storia e di saperne di più. Il 28 ottobre del 1931, in occasione dell’apertura al pubblico del ristrutturato Palazzo Comunale di Monte Roberto, tutti attendono con fervore tra gli sfoggi dei preparativi l’arrivo di un illustre personaggio romano. C’è chi pensa addirittura al Capo del Governo. L’ora fatale sta per scoccare. Ansia e trepidazione si muovono nell’aria come nuvole nel cielo d’autunno. Ma non dirò oltre. Lascerò al lettore la scoperta di ineguagliabili pagine scritte con stile sobrio ed ineccepibile, e tutto il gusto della storia.

© 2011 – 2014, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

7 thoughts on “CredereRicordareRiflettere! di Francesco Rossi

  1. Peccato che ci sia solo il testo… leggendo questa anteprima si immaginano foto ingiallite ma non sbiadite, che forse corredano il libro (o sono lasciate alla vivida fantasia del lettore?)
    Suscitano comunque nostalgia di un’epoca in cui ogni foto era un evento a cui ci si preparava ed era perciò significativa e veicolante. Oggi nella “civiltà dell’immagine” il moltiplicarsi di immagini di ogni tipo le rende effimere e volatili, e con esse parte della nostra memoria…
    Probabilmente l’autore ha trovato un modo non banale di far respirare lo spirito del tempo e rivivere memorie e atmosfere che sono (erano) patrimonio personale e collettivo. Complimenti!

    1. Mi compiaccio davvero per le osservazioni formulate riguardo al libro, che indubbiamente trae ispirazione dalla rivisitazione di un passato che continua a parlare, nonostante la distanza dall’epoca in cui è ambientato il romanzo. Se si legge anche il resto dell’opera, si può inoltre comprendere meglio come alle prime notazioni di ambiente, orientate chiaramente in questo senso, si affianchi uno sviluppo narrativo che, alla fine, conduce ad un equivoco su cui si incentra forse l’aspetto più interessante del libro. Ritengo quindi, ed anzi mi auguro, che l’atmosfera dominante di suspense costituisca un elemento meritevole di attenzione, al punto da suscitare l’interesse per la lettura integrale del testo, che è consigliabile richiedere direttamente all’Editore, tramite il sito Internet di quest’ultimo.
      Ringrazio, ovviamente, per i complimenti rivolti al libro e, pertanto, indirettamente all’autore, lusingato per la benevola considerazione della propria opera, tanto più rispetto alla prospettiva resa possibile per i lettori ed i commentatori dall’iniziativa “Libri sotto l’albero”.

  2. Un racconto accattivante pieno di suspence… ma alla fine chi arrivera’ per l’inaugurazione? Sarei proprio curiosa di poterlo scoprire… c’e’ la possibilita’ di ricevere il libro per poterlo leggere interamente? Sarebbe davvero bellissimo!

    1. Avendo aderito alla promozione “Libri sotto l’albero”, credo, come autore, che ci sarà la possibilità che copie del libro vengano inviate a lettori interessati a leggerlo integralmente, previa segnalazione da parte della Redazione. Il volume sarà quindi inviato, con dedica autografa dell’autore, a domicilio ai nominativi segnalati dalla Redazione. Non posso, ovviamente, svelare l’arcano dell’epilogo della vicenda romanzata, che costituisce uno dei motivi di più spiccata attrattiva dell’opera, in senso sia strettamente letterario che emozionale. Ringrazio comunque per l’apprezzamento dimostrato nei confronti del libro, con l’auspicio che impressioni simili possano essere condivise da altri numerosi ed appassionati lettori.

  3. Sembra una storia nascosta… nel senso che il vero frutto del discorso non traspare dalle righe lette.
    L’ambientazione è sicuramente bellissima, non conosco le Marche ma so che sono delle terre stupende da quello che mi raccontano dei miei cari amici, originari di quelle terre.
    In bocca al lupo.
    Sabato P.

    1. Forse questa è soltanto l’impressione che emerge dalle primissime pagine del libro, quelle che sono riportate quale anteprima in questo sito. Consiglierei di leggere tutto il libro, che può essere richiesto direttamente all’Editore, anche perché dall’intera lettura si comprenderà come, invece, la storia abbia in sé un profilo alquanto avvincente, per cui, addirittura, si sospetta che venga in visita ufficiale nelle Marche il Capo del Governo in persona, quello “famigerato” in carica al 28 ottobre del 1931. La vicenda quindi si snoda in un crescendo di suspence, che culmina nell’attesa spasmodica del personaggio illustre in visita ad un paese sperduto tra le colline marchigiane, Monte Roberto, che invece esiste realmente e che consiglio di visitare, almeno virtualmente, nel sito del Comune.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 Togli la spunta se non vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento in questo articolo
Aggiungi una immagine