folder Filed in Senza categoria
La stanza di Ulisse
eufemiaG comment 10 Comments access_time 4 min read

"La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato…"

La chiamavano la capanna di Ulisse. Si trovava laggiù nella baia, a pochi chilometri dal villaggio dei pescatori. Era vecchio Ulisse  e con la faccia rugosa e abitava là vicino al mare.

Era gentile Ulisse e potevi scendere giù alla baia e osservarlo mentre muoveva freneticamente quelle mani senza tempo, che preparavano  le  enormi reti  pronte per essere buttate sulla barca.

Non parlava molto Ulisse perché per lui parlavano i suoi occhi ed il suo sorriso. Di lui si sapeva poco e nulla, anche se su al villaggio la gente diceva che tanto tempo prima, aveva solcato i mari e aveva vissuto la vita del marinaio. Ma erano solo storie raccontate dalla gente. Poi un giorno era tornato nella capanna in fondo alla baia ed era rimasto là . Così se lo ricordavano. Da sempre. 

**

Mi ricordo che durante le mattine d’estate quando la scuola era chiusa, noi bambini scendevamo giù alla baia e lo spiavamo da lontano. Poi ci avvicinavamo alla sua capanna in attesa del suo cenno, un gesto ripetuto nei giorni e chissà, forse negli anni. E allora Ulisse, ci guardava sorridendo e ci faceva sedere sulle seggioline che come per magia, preparava per noi. Tutti zitti, bocca chiusa e sguardo sognante, ad ascoltare le storie di quell’uomo che sembravano essere uscite da un romanzo d’avventura, di quelli che una volta la maestra ci aveva letto  a scuola.

E Ulisse andava indietro negli anni e raccontava di viaggi di mare, di città e tesori meravigliosi e di un uomo solo, coraggioso ed intrepido a cui il Destino riservò alla fine dei suoi giorni, solitudine e dolore. E mentre raccontava questa storia, chissà magari ripetuta mille volte, si fermava e con gli occhi sembrava fissare chissà quali mondi perduti e dimenticati.

“Ancora ancora!” , urlavamo noi bambini, ma Ulisse ci diceva “Domani domani”. E noi allora tornavamo il giorno dopo e così per tutta l’estate, mentre l’uomo del mare rivedeva negli occhi di noi bambini quelli dei nostri padri che anni prima, si erano nutriti delle stesse parole  profumate di mare, mentre Ulisse trasformava ciascuna di essa  in sogni che come onde si infrangevano sulla spiaggia, in un eterno movimento.

Poi in un giorno senza sole che preludeva alla fine dell’estate, lo cercammo invano. “Ulisse, Ulisse”, urlavamo ma egli non rispose ai nostri richiami. Ulisse non c’era più, Ulisse se n’era andato, Ulisse…

Passarono i giorni, i mesi e gli anni ed Ulisse divenne una leggenda come le meravigliose storie che ci raccontava quando eravamo bambini.

Pensavo a lui ogni tanto e mi chiedevo dove fosse. Non lo seppi mai, anche se ogni tanto di notte, mi rivedevo fanciullo mentre a piedi nudi correvo sulla sabbia e facevo a gara con i miei amici, per sedermi sulla seggiolina più vicina a lui.

Chissà… Forse Ulisse era  tornato sulla sua nave, la nave dei suoi sogni dove –  un giorno ci raccontò – esisteva una stanza segreta che solo lui conosceva  e che aveva una parete a forma di onda. E che   lui la cavalcava quell’onda, bianca come un cavallo e si lasciava trasportare da essa, fino alla fine del mondo, immaginando di fare viaggi meravigliosi. E che un giorno aveva trovato tutti i tesori della terra e li aveva portati in quella stanza, al riparo dagli uomini  che li cercano per tutta la vita senza mai trovarli.

Solo oggi ho capito che i suoi scrigni magici non contenevano né oro, né argento né gioielli, ma quello che gli uomini cercano cercano, senza mai trovare. La pace, l’amore, il silenzio dello spirito  e la ricchezza interiore. Mi piaceva allora pensare che Ulisse era partito per un altro dei suoi meravigliosi viaggi per riaprire il magico scrigno per poterci regalare ancora i suoi sogni profumati di mare.

© 2006, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono riservati per i rispettivi autori.

Uomo onda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cancel Pubblica il commento

 Togli la spunta se non vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento in questo articolo
Aggiungi una immagine
  1. Questo racconto, specialmente nella descrizione di Ulisse, mi ha riportato alla mente il Vecchio e il Mare di Hemingway, forse l’Uomo Onda per eccellenza 🙂

    e poi c’è quello scrigno, ricco davvero di “cose” preziose…

    Complimenti, Eufemia…

    Ars

  2. Ringrazio tutti voi, uno per uno, per i vostri commenti. Non credevo di riuscire a partecipare: troppi dubbi, sempre poco tempo. Ma allo stesso tempo tanta voglia di provarci e poi …quella frase, era troppo magica per non provarci. Un abbraccio a voi tutti

  3. Un racconto bellissimo ed emozionate che offre spunti di grande profondità. Quelli sono i veri tesori… quelli che Ulisse, il tuo amabilissimo personaggio conservava nei suoi scrigni magici….

    Un abbraccio

    Maya