Da Quei frammenti d’autunno

Vi sono periodi nella vita di una persona, durante i quali viene da domandarsi fino a che punto vale la pena lottare, affannarsi, correre, insomma far parte di questo mondo. Ci accorgiamo che, quasi sempre, una buona notizia, una gioia o un attimo di felicità portano con sé un’ ondata di eventi che all’improvviso possono divenire così tristi e negativi da farti dimenticare quelli belli appena trascorsi.
Difficilmente andiamo in parità, i conti non tornano mai e la bilancia della vita pende sempre dalla parte del cattivo tempo.
Quanto vale la pena vivere questo nostro velocissimo passaggio sulla terra, questa meteora di esistenza che non c’è dato sapere cosa ci riservi, prima di bruciare al suolo?
Ognuno di noi cerca di attingere gioia, speranza, certezze in qualcosa in cui crede fermamente o in qualcuno che ama, e se riesce a stringere in mano qualche briciola di felicità, se il suo cuore ha scandito un solo battito all’unisono con un altro, allora sì, la vita vale davvero la pena di percorrerla tutta.
Negli ultimi anni mi sono posta tante volte questa domanda e prima di arrivare al sì, ho dovuto lottare con la bilancia che pendeva sempre dall’ altra parte. Qualcosa la bloccava, la teneva incollata giù, insieme ai miei pensieri, ai miei tormenti, al mio grande disagio. Poi, molto faticosamente, ha iniziato a risalire, ma non è mai tornata orizzontale.
In questo libro voglio raccontare un frammento di vita dominato da una malattia che negli ultimi anni ha tiranneggiato su di me, sbilanciando un equilibrio già fragile e incerto.
Con la scrittura ho provato a esorcizzare il male, a cacciarlo via il più lontano possibile, così lontano che spero di avergli fatto dimenticare persino da dove è venuto; non ho la pretesa di essere una scrittrice e la storia che andrò a narrare è semplice e sincera.
Sono una casalinga (per scelta), nata nel 1959 e sposata da quasi trent’anni; ho due figli meravigliosi e i genitori abbastanza in salute. Non ho niente da rimpiangere o di cui pentirmi.
Sono una persona semplice, senza troppe pretese, non mi sono mai posta degli obiettivi grandiosi da raggiungere, non per mancanza di volontà, interessi o coraggio, ma perché sono fatta così: ho solo cercato e sperato di avere una vita serena e dignitosa, sia per me che per i miei figli. Questa è sempre stata la mia meta. Non mi sembra di aver chiesto molto, ma purtroppo, anche per avere poco, bisogna lottare, giorno dopo giorno, anno dopo anno…

Tutto ha avuto inizio durante le vacanze pasquali del 2003.
Era un periodo tranquillo, non avevo grossi problemi; la bilancia era quasi in parità. I problemi erano comparsi alcuni anni prima, ma io ero tranquilla, convinta di averli superati. E invece sono tornati sotto forma di ricordi, di incubi martellanti, come se il tempo non fosse passato.
Non è vero che il tempo lenisce le ferite: a me le ha riaperte, fatte sanguinare rinnovando mi il dolore.
Era una mattina come tutte le altre, non era successo niente di diverso dal solito tran-tran. Stavo bene, ma improvvisamente iniziai a tremare, a sudare, ero in preda a una crescente agitazione, non riuscivo a stare in piedi; avevo la pressione alta e i battiti cardiaci oltre i duecento al minuto. Il responso della dottoressa fu: attacco di panico.
Che cos’ era? Ne avevo sentito parlare, così come si sente parlare di tante malattie, ma non sapevo con certezza cosa l’avesse potuto scatenare: fino a poche ore prima stavo bene e di certo non potevo immaginare cosa mi sarebbe successo in seguito.
Quello purtroppo fu solo l’inizio di una lunga e disastrosa malattia: la depressione.
Pensai che quell’episodio fosse un assurdo fatto eccezionale, che tutto fosse finito lì, ma mi sbagliavo. Passato qualche giorno ho avuto un altro attacco, molto più violento: giunse all’improvviso un insolito torpore alle gambe, mi sembrava di averle paralizzate, insieme a un peso tremendo in mezzo al petto che mi toglieva il respiro. Piangevo e urlavo in preda alla disperazione, peggiorando ulteriormente quella terribile apnea.
È durato circa quindici minuti, un tempo infinito in cui avevo un unico pensiero e un’unica paura: morire. Quando fu tutto passato mi ritrovai distrutta: avevo freddo, mi sentivo svuotata, dolorante, come se un ciclone si fosse abbattuto su di me. Cosa mi stava succedendo? Non lo capivo, avevo paura.
Dopo un paio di settimane, si presentarono altri disturbi, uno peggiore dell’altro, ma il più terribile fu senza dubbio l’insorgere di allucinazioni. Una notte all’improvviso mi sono svegliata e ho visto le pareti della mia camera piene di macchie nere, potevo distinguerle bene grazie alla piccola luce che tengo sempre accesa: erano chiazze molto grandi, di forma irregolare, sembrava che tutti i muri fossero ricoperti dalla muffa. Non capivo, chiudevo gli occhi per qualche secondo, li riaprivo e le macchie erano sempre lì, le volevo cacciare via ma loro stavano ferme, incollate al muro.

FRAMMENTI DI VITA di Elisabetta Gelli – GIOVANE HOLDEN EDIZIONI, 2010 pag. 111

Il commento di NICLA MORLETTI

La depressione è un male oscuro che imprigiona l’anima. Ma si può guarire, si può tornare a sorridere e a sperare. Si possono cacciare i fantasmi della paura che attanagliano l’anima e la serrano in una morsa crudele. E la scrittura, senza dubbio, è terapeutica. Serve a conoscersi meglio, ad esorcizzare le fobie. “Frammenti di vita” è molto più di un diario, è un viaggio nei meandri dell’anima alla scoperta di sensazioni, emozioni, ricordi perduti e ritrovati. Un viaggio sulle ali del tempo impreziosito di dolcezza e poesia. Sì, esiste il riflesso oscuro della vita, ma forte è anche il coraggio della rinascita. Un bel libro il cui messaggio di speranza ci trasporterà in spiagge dorate dove ardono falò accesi, perché vivere è anche scoprire quel pizzico di magia che avvolge le cose. È anche sognare pulviscoli di stelle. E l’oscurità è debellata.

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11 thoughts on “Frammenti di vita di Elisabetta Gelli

  1. Elisabetta è ed è sempre stata una persona molto dolce ma anche molto determinata nel raggiungere l’obiettivo che ritiene giusto. Questo libro è pieno di dolcezza e di rabbia, di determinazione e di incertezza, di ottimismo e di sconforto. Tutto ciò che è servito ad Elisabetta per raggiungere quello che era giusto, per se stessa e per i suoi figli.

    1. Ti ringrazio per le belle parole che hai scritto, sei sempre molto carina e gentile.
      Un saluto e un abbraccio.

  2. In questo libro è riportata tutta la verità e la realtà, triste, schiacciante ma nello stesso tempo prevale la volontà, la forza di rinascita.
    Oggi, la felicità di essere riuscita a concretizzare, realizzare un sogno, la gloria di una azione, crescita, lo splendore della bellezza della vita.
    Cito questa frase che per me è importante – “Vivere e basta non è abbastanza, disse la farfalla, bisogna avere il sole, la libertà e un piccolo fiore”.
    Betty scrivendo ha ritrovato passo passo, il suo sole, la libertà. Sono fiera di te.
    Patrizia

  3. Quella che gli antichi chiamavano melanconia, oggi si definisce depressione.
    Il mal di vivere, il male oscuro. Le definizioni si sprecano.
    Si tratta di angoscia immotivata. Si vive con un macigno sul cuore. E con una lama in gola.
    D’ essa si puo’ guarire. Addolcendo l’ anima, pregando.
    La consolazione puo’ cosi’ sopravvenire. E cancellerare l’ ombra del demonio.

    Gaetano

  4. Gentile Elisabetta
    Ho letto con molta attenzione lo stralcio del tuo libro e posso solo dirti che so di che cosa parli, purtroppo questa “malattia” non è capita da molti e non si può entrare dentro alle persone dicendo con un sorriso ” ti capisco” no non si capisce se non si prova che cosa vuol dire che cosa hai dentro in quei momenti .
    Tu pensavi di aver dimenticato e chiuso le ferite, no…erano solo lì pronte ad agreddirti un’altra volta, solo che se erano state silenziose fino a quella mattina qualcosa deve averle rimosse forse non te ne sei nemmeno resa conto, ma molte volte basta un gesto una parola di qualcuno e tutto riaffora.
    Avrei piacere di scambiare con te alcune opinioni a riguardo se vuoi puoi chiedere alla redazione la mia e-mail e mi puoi scrivere in privato. Oppure chiedo io alla Redazione il tuo.
    Anche per me la scrittura è stata un grande balsamo che mi ha aiutato più di quello che credo, lo sai che ho iniziato a scrivere riflessioni e poesie prorpio spinta anche da questo sito Manuale di Mari dove si potevano commentare i libri e le poesie, tutto questo mi ha fatto passare le ore scrivendo parole .

    Mi piacerebbe molto leggere il tuo libro perchè sono sicura che in alcune pagine riconoscerei alcune sensazioni che ho già provato.
    Sei brava, hai descritto con sincerità, chiarezza e malinconia uno dei mali del nostro tempo.
    Un caro saluto

    Maria Luisa Seghi

    1. Gentile Maria Luisa,
      ti ringrazio della bella lettera che mi hai scritto, mi fa piacere ricevere messaggi e sarei felice di poter scambiare opinioni su questa “malattia” (e non solo).
      Penso di attribuire alla scrittura l’80% del miglioramento, ma continuo a scrivere, perchè c’è ancora tanta strada da fare per arrivare al 100% della guarigione.
      Sarei lieta di farti leggere il mio libro considerando che uno degli scopi di questa pubblicazione è anche aiutare coloro che soffrono del “male oscuro”.
      Chiedi pure la mia mail alla redazione, così potremo parlare privatamente.
      A presto

      Elisabetta Gelli

  5. libro profondo che riflette una personalità dolce attraversata da un’esperienza devastante. Nel racconto viene fuori la parte nascosta della scrittrice, la personalità caparbia e resistente della lottatrice, desiderosa di vincere questa nebbia avvolgente e soffocante della depressione.

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