Da In viaggio

Per l’ennesima volta suona il cellulare; ancora una volta Elisabetta guarda imbarazzata lo sconosciuto compagno di viaggio nello scompartimento dell’Eurostar che la sta portando a Bologna. Non è sua abitudine tenere acceso il telefono, rispondere con la spiacevole sensazione di mettere in piazza i propri fatti personali; ormai dovrà spiegargli che è appena morta sua madre, che sta precipitosamente tornando a casa, a Bologna, che quelle chiamate sono di tutti gli amici a cui sua figlia Rachele ha telefonato e raccomandato di starle vicino; qualche volta poi, sono le sue sorelle che le chiedono un parere prima di prendere decisioni importanti per il funerale. Le chiedono anche di pensare una frase adatta per il necrologio: è difficile addensare in una frase di giornale tutto quello che era Mamma Rita, la sua gioia di vivere, di credere, di trasmettere ad altri la sua incrollabile fede, i suoi immancabili “alleluia!”.
Elisabetta ha imparato da lei a cercare i piccoli e grandi segni che la Provvidenza ogni tanto dissemina nelle nostre vite per indicarci il senso, la direzione o il significato …
Oggi, ad esempio, è il 23 settembre 2005: un’ora fa, alle 9:15 lei era all’aeroporto di Fiumicino, seduta a fianco di suor Chiara e di una sua consorella; non riusciva ancora a credere che proprio a lei fosse dato questo grande dono: andare per la prima volta in Terra Santa, con sua figlia suora, calpestare la terra che Gesù ha toccato duemila anni fa, pregare sul lago di Tiberiade, a Betania, a Betlemme, a Nazaret, sul Calvario; ieri sera prima di addormentarsi ha giocosamente pensato che stava per andare nella terra di suo “genero” ad incontrare i suoi “consuoceri”.
Mentre le due suore leggevano il loro breviario è stato inevitabile pensare che non è un caso che oggi sia la festa di san Pio da Petralcina, il frate che tanta importanza ha già avuto in diversi momenti della sua vita, personale e familiare.
Eppure Elisabetta non era tranquilla: quando Rachele si era svegliata per salutarle prima della partenza, tossiva in modo innaturale. Per questo all’arrivo a Roma alle 8:30, dopo il volo da Bologna, ha acceso il cellulare inviandole un messaggio “se sei sveglia dimmi come stai prima delle 9:25”; dopo sarebbe partita per Tel Aviv e lo avrebbe spento definitivamente.
Alle 9:20 suona il cellulare: è Rachele, hanno telefonato da casa di Nonna Rita, hanno chiamato il 118, Nonna sta molto male; bastano alcune telefonate, pochi minuti, per capire che Mamma Rita è morta improvvisamente, accasciandosi senza agonia né dolore.
Difficile convincere suor Chiara e la sua consorella a proseguire ugualmente per la Terra Santa. Elisabetta fa appena in tempo a far scaricare il suo bagaglio; mentre alle 9:25 inizia l’imbarco dei passeggeri Alitalia per Tel Aviv, ed a Bologna il medico certifica la morte di Rita alla stessa identica ora, Elisabetta si avvia da sola per i lunghi meandri di questo aeroporto sconosciuto alla ricerca del gate numero otto dove troverà la sua valigia e, ancora da sola, andrà a prendere il treno per la stazione Termini, da dove un Eurostar la porterà a Bologna.
Alla confusione e commozione dei primi istanti – le sembra di vivere una scena da film: gli occhi appannati di lacrime, la gente che passa indifferente, fermarsi ogni tanto a guardare fuori da una finestra, a telefonare alle sorelle o a rispondere alle prime telefonate degli amici già avvisati da Rachele – piano piano subentra un po’ di lucidità, di stupore.
Anche di questa morte, a questa ora, si comincia a chiedere il senso: poteva succedere un giorno prima o un qualunque giorno dopo; perché proprio adesso, esattamente nel momento in cui lei si sarebbe dovuta imbarcare per la Terra Santa?
Solo Mamma Rita sapeva quanto fosse commovente ed importante per lei “questo” viaggio, con “questa” compagnia… perché?
Nello scorso week-end hanno passato diverse ore a leggere le bozze del lavoro che Elisabetta sta scrivendo, sulla base della intuizione nata dopo la morte di Giovanni Paolo II, quando fu chiaro che quella sera di sabato 2 aprile si chiudeva il cerchio di una bella storia polacca, durata esattamente un secolo; una storia che non si trova nei libri ufficiali ma che, ad insaputa dei suoi protagonisti, ha attraversato il ventesimo secolo, cospargendolo di “segni” che solo a posteriori permettono di ritrovare, di riconoscere quel sottile, fortissimo filo del disegno che il Signore dei Giorni da sempre conosce e va costruendo.
Entrambe condividono – anzi, condividevano – la compiaciuta impressione che queste storie si snodino inesorabilmente, nonostante l’insipienza e l’arroganza di altri uomini che miseramente credono di poter scrivere la storia, rovesciarla, entrare nella immortalità.

ELENA E KAROL, UNA FAVOLA VERA di Elisabetta Fréjaville – GRUPPO ALBATROS IL FILO, 2010 pag. 121

Il commento di NICLA MORLETTI

Elisabetta torna a casa su un Eurostar che sfreccia veloce da Roma a Bologna: sua madre è deceduta. Cosa si prova di fronte ad un dolore così grande? Come si affronta la morte di una persona cara, così all’improvviso? Elisabetta pensa alla sua famiglia e si affacciano alla mente pensieri e ricordi. Ripercorre a ritroso gli straordinari eventi che hanno caratterizzato gli anni che vanno dal 1905 al 2005. I limiti di questo arco cronologico sono una nascita, quella di Elena,  che passerà alla storia come Suor Maria Faustina, e una morte, quella di Karol, Papa Giovanni Paolo II. Un qualcosa di mistico e stupefacente lega questi due eventi… Elisabetta Fréjaville, con mano morbida e sicura, tesse pagini indimenticabili che si ingemmano di mistero per divenire favola di vita. Pagine dense di spiritualità e scritte con uno stile narrativo che attrae e coinvolge il lettore.

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4 thoughts on “Elena e Karol, una favola vera di Elisabetta Fréjaville

  1. E’ una storia ricca di spiritualità e di dolore. La perdita della madre è una ferita che si può attenuare, ma che non si rimargina. Ancora oggi, a distanza di 23 anni, per una frazione di secondo, penso di prendere il telefono e di chiamarla. La storia mi ha particolarmente intenerito.
    L’autrice Elisabetta è dotata di una penna felice, leggera e toccante.

  2. Un bel racconto di misteri e di fede, avente come sfondo (spirituale) la Polonia.
    Elisabetta in ” Elena e Karon, una favola vera ” certifica che il soprannaturale e’ nella realta’ .
    E solo chi guarda con la cecita’ relativista non lo vede.
    Grazie Frejaville per queste pagine del respiro dell ‘Eterno.

    Gaetano

  3. Anche le favole a volte si avverano… questo periodo e’ stato davvero intenso anche per la mia famiglia, legato a diverse vicende che sono terminate quasi in concomitanza con la morte del grande Papa Woijtyla. Se potessi riceverlo per leggerlo per interone sarei felicissima, per conoscere fino in fondo queste esistenze che alla fine risultano intrecciate con la mia!

  4. La lettura di questo piccolo brano, mi ha affascinato, la storia si dipana davanti agli occhi in modo reale, tanto che sembra di essere insieme ad Elisabetta e di vivere con lei la felicità per quel viaggio tanto atteso…e poi però l’angoscia e il dolore per la perdita della mamma.
    Credo che sia proprio un bel romanzo da leggere……

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