Le imposte semichiuse tentavano di sbarrare la calura di quel pomeriggio di fine luglio; Flora guardava la strada deserta, al di là del parco, in attesa della vettura.
Aveva preferito aspettare il taxi stando a casa, anche perché, se lo avesse aspettato avanti al cancello, avrebbe dovuto arginare le domande della vecchia custode della villa, sicuramente incuriosita dal fatto che Flora alle 15 di quel torrido pomeriggio aspettava un taxi.
Intanto l’auto sopraggiunse e Flora in maniera lesta e precisa, afferrò la borsetta e, prima di uscire dalla porta, sistemò l’abito di seta color pervinca e guardò le labbra colorate di rosa chiaro, come sempre.
Non amava più guardare la sua immagine e, in particolare, non amava lo sfondo grigio dell’iride, che, col tempo, sostituiva l’azzurro che prima c’era stato, sbiadendolo.
Del resto non amava più niente come una volta: quando il tempo prima di morire si accorcia di giorno in giorno, sempre più, tutto perde di significato e, anche i sentimenti stentano ad entrare nel cuore che si restringe come il tempo che rimane.
«Vado in via Tasso 18» disse all’autista «Ho un appuntamento alle 15,30, arriveremo?» «Sicuramente» la tranquillizzò l’autista mentre procedeva per le strade vuote e silenziose.
Napoli era bella a tutte le ore, ma nei rari momenti senza traffico, somigliava alla città di tanti e tanti anni prima quando, finita la guerra, nei giovani era ripresa la voglia di sognare, di vivere, di amare.
Sulla via Caracciolo c’erano ancora le rotaie del tram e di lì a poco l’auto sarebbe passata avanti al bar Vittoria, vicino alla fermata di Chiaia e lei avrebbe visto l’immagine di Vinicio seduto al tavolino.
Lo avrebbe rivisto come era il primo giorno, quando lei scese dal tram quel lunedì di maggio.
Ecco il giovane che vestito di bianco in quel pomeriggio di primavera le sorrideva facendosi ammirare mentre la guardava estasiato.

Nei film di quegli anni le storie d’amore erano intense, i protagonisti belli e giovani e la vita non distruggeva mai l’amore vero.
L’incontro con Vinicio non era la scena di un film e non era in bianco e nero; lui esisteva veramente e c’erano tutti i colori, però si amarono subito, al primo sguardo, come nei film di quegli anni.

Il lunedì seguente lei scese dal tram alla stessa ora, lui era ancora a quel tavolo e si alzò per andare verso di lei.
«Mi chiamo Vinicio Di Matteo, mi consente di conoscerla?». Lui disse con fare garbato e rassicurante «Mi chiamo Flora Donati, sto andando a lezione di pittura e sono un po’ in ritardo». Lei rispose subito ostentando quel distacco nei confronti degli uomini imposto dai mille consigli materni.
Ma il giovane non ne fu intimidito ed incalzò «In che tipo di pittura si cimenta? Come può essere capitato anche questo? lo insegno all’accademia di belle arti, sono critico d’arte e scrivo su alcune testate nazionali.
Il suo maestro saprà perdonare se passerà qualche ora con me, di fronte a questo mare».
Flora sorrise e la sua meravigliosa storia d’amore iniziava con la dolcezza di quegli occhi scuri in quel tepore di maggio.
Tornò a casa alla solita ora e col solito tram e, quando ne fu scesa, cominciò a correre come se la felicità di quel momento dei suoi vent’anni, fosse un motore che trainava il suo corpo slanciato.
Giunta al cancello, cominciò a scampanellare e i suoi due fratelli più piccoli, Lucio e Sandro, che giocavano a pallone, aprirono e la videro volare dentro casa senza che si fermasse, come al solito, nel roseto dove lei stessa coltivava rose gialle. Disse a gran voce: «Mamma, mamma, Dora, Enrica, dove siete, venite!».
Elena, la madre lasciò il ricamo e le sorelle lasciarono i libri sul tavolo e accorsero: erano allarmate e stupite di fronte al volto sognante ed ilare di Flora.
La madre guardò gli occhi della sua prima figlia e comprese subito che tanta felicità, poteva arrivare solo da un amore appena nato.
Contenne la gioia che pure stava provando, nello schema imposto dal ruolo di madre che deve opporre prudenza e seriosità a quella voglia di volare che ogni donna compresa se stessa, sente prepotente in certi istanti della vita.
Intanto strinse a sé Flora che l’abbracciava mentre saltellava e diceva: «Vuole rivedermi, voglio rivederlo, ci incontreremo domani avanti all’Università, dimmi di sì mammina, dimmi di sì».

LA VITA OLTRE LA SCENA di Elisa Barone – MONTEDIT, 2011 pag. 226

Il commento di NICLA MORLETTI

“La vita oltre la scena” è un libro che racchiude tre romanzi: “Il profumo delle rose gialle”, “Il romanzo che non c’è” e “Una camicia a fiori”. I protagonisti di ciascuno dei tre romanzi, Flora, Clara, Filippo si assomigliano, in quanto, ad un certo punto, la loro vita si contrappone a quella che avrebbe potuto essere se circostanze familiari non ne avessero cambiato il corso. Un romanzo di elevati sentimenti, di lotte e serenità spirituale. Di sogni e di realtà in cui regna l’amore per ogni cosa esistente. Una fantasia vivificante di riflessioni lineari, di forza vitale che, a tratti, sembra spezzarsi per il mutare del destino. E così Flora avrebbe voluto Vinicio per sempre, Clara la solarità e l’amore di Sergio, Filippo una camicia a fiori simbolo di un sogno di libertà a lui precluso. Forse sul palcoscenico della vita siamo tutti attori e qualcuno ha già scritto il copione. Ma dietro le quinte cosa c’è? Un ottimo romanzo, o meglio tre romanzi, che invitano alla riflessione e il cui stile e linguaggio sono ineccepibili.

© 2012 – 2015, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

4 thoughts on “La vita oltre la scena di Elisa Barone

  1. Uno spaccato di vita, intenso ed emozionante… lampi di memoria che riaffiorano… ed un finale che rimane in sospeso…. vorrei tanto poterlo leggere tutto d’un fiato!

  2. Leggere in anteprima le righe di questo libro mi ha riportata un po’ indietro e mi ha ricordato dei momenti romantici che ho vissuto, anch’io nella stupenda città di Napoli, che è la città di mio marito. E’ stato bellissimo quando mi ci ha portata la prima volta! E menomale che in alcuni momenti ci è consentito sognare, almeno fino a quando gli avvenimenti non ci riportano nella vita reale… chissà cos’è che riporta con i piedi per terra questa ragazza piena di vita e di voglia di amare!

  3. ” La vita oltre la scena ” di Elisa Barone propone dell’ esistenza il retropalco. Ove si preparano gli attori per recipare. Da li’ nasce il successo o il disastro di una commedia.
    Si, ognuno si prepara nell’ intimita’ del suo io a sfoggiare determinati atteggiamenti.
    La volonta’ di agire e’ precedetuta dalla volonta’ di determinare. Una successione che pochi considerano e molti interpretano senza riflessione.
    Si, oltre la scena c’e’ il mistero. E c’e’ anche la luce per illuminarlo.

    Gaetano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 Togli la spunta se non vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento in questo articolo
Aggiungi una immagine