Pensieri da un’esperienza di Dorella Dignola Mascherpa

Questi pensieri sono maturati durante l’esperienza del vivere, in circostanze consuete, talvolta banali ed impreviste, ma che hanno saputo attrarre la mia attenzione, stimolandomi ad una più attenta osservazione facendomi comprendere il valore profondo di ciò che è stato motivo di taluni modi di agire delle persone nelle quali m’imbattevo. A seguito di quanto sono andata man mano scoprendo, ho curato di non perderne l’insegnamento per la mia vita, per il mio crescere come persona e per l’eventuale e conseguente insegnamento ai figli, facendo rifluire attraverso il dialogo, un conforto, un sostegno a quelli che incontravo in situazioni difficili.
L’idea di mettere per iscritto quanto detto, mi è venuta a seguito di fatti recenti dove, nell’incontro con genitori giovani ed inesperti, ho visto compiere errori eclatanti. Ho così voluto programmare questo insolito racconto, nella speranza di trovare qualche interlocutore che abbia la pazienza e la benevolenza di leggermi e, forse, che trovi interesse per queste mie personalissime considerazioni sulla vita, che peraltro vogliono essere prive di ogni velleità, in modo da farle pervenire in seguito, ad una più ampia realtà.
Il richiamo alla memoria degli avvenimenti salienti della vita, costituiscono la fonte principale dalla quale ho attinto gli argomenti, munita soltanto della mia sensibilità e passione alla persona, quale cartina di tornasole degli eventi da me vissuti.
D’altro canto ogni nozione che si tramanda nel tempo, è esito di riflessione popolare, di gente che ci ha preceduti e ritengo che chiunque abbia qualcosa da dire lo possa fare con i mezzi che possiede e, quanto più sarà veritiera tanto più lo saprà proporre con umiltà ed allora diverrà insegnamento, suggerimento, manuale di vita.
Tuttavia, a causa della singolare specificità di ogni persona, occorre che le cose dette o scritte, abbiano in sé un filtro d’adeguamento, auspicato anche in chi ascolta o legge, affinché l’esperienza dell’uno penetri nella vita dell’altro, in un vicendevole arricchimento. Consapevolmente o no, ciò accade sempre in chiunque entri in rapporto con altri.
Attraverso la inevitabile elaborazione personale del messaggio che si riceve, ne viene costruito uno nuovo, senza scartare nulla di quanto già è presente nella personalità formatasi in precedenza. Possono mutare le opinioni, le proprie convinzioni ma una costruzione giusta e vera rimarrà poiché andrà a coincidere con quanto si è già imparato dalle categorie inalienabili preesistenti, presenti in ciascun uomo, appresi ed assimilati nella tradizione.
Allora ogni scritto, ogni informazione, diverrà contributo di cultura.
Suddividerò le mie riflessioni nei grandi capitoli dell’esistenza, distinguendoli per età: la vita prenatale, l’infanzia, l’adolescenza, la maturità, la vecchiaia. (Dal primo capitolo)

***

Non è mai troppo tardi

Incominciai a dipingere molti anni fa, durante un lungo periodo di convalescenza, per riempire il tempo e timidamente imparare a scarabocchiare qualcosa nell’ABC di una delle cose che già amavo di più: la pittura. Ed iniziò così la mia avventura di pittrice, senza aiuti, senza quell’apprendimento sistematico e didattico necessario per una qualunque ed adeguata introduzione al lavoro, di qualsiasi genere si tratti.
Continuai a scarabocchiare a lungo soltanto per il gusto di fare quella cosa che tanto mi affascinava nelle gallerie e dalla qualcosa io mi sentivo lontana anni luce.
Con lunghe pause di anni, durante i quali mi applicai totalmente alla mia attività di madre, non cessai mai di ricorrere ai pennelli, specialmente nelle occasioni in cui avevo bisogno di astrarre dalla realtà che mi gravava sulle spalle, talvolta in modo eccessivo.
Ora dipingo con regolarità e di recente il mio lavoro si è fatto apprezzare da persone che se ne intendono e che mi hanno qualificata “pittrice”.
Mi diletto nelle varie forme: dipingo paesaggi, figure umane, animali, frutta, fiori e oggetti vari.
Ho capito che il dipinto deve essere piacevole, intendo dire che deve essere un gradimento per gli occhi, o per il colore che si è dato o per il significato di ciò che si è voluto esprimere.
In qualunque modo l’artista si esprima, è importante che la sua opera piaccia, anche se non a tutti e nonostante che del proprio lavoro difficilmente il pittore sia soddisfatto.
Una voce antica, che nell’ambiente degli artisti è conosciuta, dice che quando un pittore è appagato da ciò che ha fatto, finisce di progredire.
Io posso soltanto dire che non è mai troppo tardi per incominciare.
Ho conosciuto persone che hanno iniziato a dipingere dopo i quarant’anni, altri dopo i sessanta, usufruendo del tempo libero dopo il pensionamento ed ho potuto constatare di persona che vi sono alcuni che già sono entrati a far parte della categoria dei pittori a pieno titolo.
Dipingere è quanto di più bello si possa fare, significa incamminarsi in una tra le più interessanti e affascinanti avventure della vita perché, una volta posseduto lo strumento espressivo, si può creare qualunque immagine e fissare in un breve spazio, momenti di grande realtà, di poesia, di individuale esplorazione del tempo e dello spazio.
Tutto ciò consente una continua possibilità di interloquire con il mondo, il quale sarà sempre presente ogni volta che uno sguardo si poserà sull’immagine realizzata, sia per dire che piace od anche per una critica personale di non convinzione o di non gradimento.
L’artista non è mai solo ma il luogo dove lavora è isolato poiché gli occorre la possibilità di concentrazione che si ottiene soltanto nel silenzio.
Essendo poi vero che l’arte è uno degli strumenti di Dio per comunicarsi agli uomini, allora il luogo dell’artista si eleva in posti non definibili, al di là della comprensione dell’artista; l’ispirazione gli proviene dal di dentro ed egli, per mezzo dello sguardo, trasferisce sulle cose e sulla natura, ciò che già vuole realizzare sulla tela.
C’è una tensione che sorregge la mano che tratta le forme e dà colore al dipinto; è una tensione che non è motivata dal desiderio di fare una bella cosa per poterla poi mettere in commercio. Anche questo è un motivo razionale che pone l’artista al lavoro, ma la tensione a cui tende, prescinde da ogni motivazione esplicita; è un qualcosa di irrefrenabile e di piacevolissimo che sorregge anche nella stanchezza più strenua e che, a mio parere, si chiama arte la quale, superando la grevità della fisicità, tende in modo appassionato a dare volto e forma alla bellezza, alla verità, alla luce.
E’ la stessa tensione che incolla il visitatore all’opera d’arte esposta nelle gallerie e che infonde una suggestione che non ha parole per poterla commentare.
Spesso tale suggestione si trasforma in emozione e ciò non è relativo al contenuto del soggetto che ogni visitatore ha il diritto di preferire e di interpretare a suo piacimento. E’ qualche cosa che ha a che fare con ciò che non è ponderabile, che non è descrivibile neppure con le grandi capacità tecniche dei maestri dell’arte.
L’arte travalica l’umano, supera la sua portata e dà alla persona di poter godere della perfezione della creatività di Dio.
Certamente la scelta ideale di un soggetto e l’armonica composizione delle forme che ne esprimono un contenuto, sono motivi sufficienti alla realizzazione di un’opera; tuttavia, soltanto quando l’opera è giunta a compimento, l’artista si accorge che ad averla realizzata nella sua compiutezza, non è stata soltanto la propria mano e neppure la propria idea.
Allora chi la osserva non può non provare emozione, subire il fascino di quella bellezza, lo stupore di quella realizzazione tanto indiscutibile quanto attraente. L’animo vibra all’unisono con l’autore che neppure conosce e che il più delle volte non è più e non è raro il caso di sentirsi presi dal languore che potrebbe mandare in deliquio chi fosse poco avvezzo all’esperienza.
Dipingiamo dunque, proviamo, riproviamo senza demoralizzarci perché l’arte sceglie da sé quando e come compiersi. Così come tutti dovremmo cantare, suonare, danzare senza progetti ambiziosi; soltanto perché l’espressione della persona è patrimonio del nostro essere e perché, attraverso la corporeità della persona, si esprima la bellezza e la perfezione del creato. (Dal quarto capitolo)

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Leggiamo e commentiamo insieme questo brano tratto dal libro Pensieri da un’esperienza di Dorella Dignola Mascherpa, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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