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Altri tempi di Daniela Quieti
By Daniela Quieti Posted in Blog, Fiera del Libro per l'estate 2009, Leggiamo Insieme, Libri, Libri con dedica on 4 Maggio 2009 84 Comments 6 min read
Ricordo Previous Linea di confine di Luigi Catzola Next

 

Ricordo sempre, nei momenti difficili d’incertezza, d’angoscia, di solitudine che la vita porta con sé, la calda e sicura atmosfera che circondava le mie sere d’inverno di bambina, accanto al caminetto, affascinata dai racconti del nonno.
Storie della sua vita, di quella dei bisnonni, intrisa di ricordi dei trisavoli e io, lentamente, entravo nella favola, come a risalire un lungo fiume alla sorgente.
Stagioni lunghissime, nevicate paurose, venti impetuosi, il garbino, calori estivi che spaccavano porte, belle giornate fresche e serene, verdeggianti e indimenticabili primavere di quando c’erano somari e cavalli, chiamati vetture, in gergo, per il trasporto di persone e cose, e un viaggio era una bella avventura, dopo essere stato un dolce sogno, si susseguivano.
Non c’era la luce elettrica allora e s’andava avanti a candele e lumi a petrolio. Fioche luci illuminavano appena le piccole strade di paese materializzando ombre minacciose, ma se la luna piena era alta nel cielo, ti rapiva come una magia.
Profumo d’erba fresca e di trifoglio nelle sere di aprile, quando tutto il colle ne era pervaso e, nel pieno rigoglio della natura, insetti e rane scovati nello stagno ombroso, farfalle rincorse, spedizioni a caccia di erbe nel bosco misterioso, con le sue ombre dorate e il sottobosco, con i muschi vellutati e i funghetti d’avorio.
Lunghe sere di silenziosi inverni, il tempo trascorso a meditare guardando l’incanto della fiamma di un focolare.
Se poi, su quel fuoco, c’era una padella con un po’ d’olio, d’aglio, di peperoncino e un buon bicchiere di frizzante vino, la serata era una festa.
C’era anche un cane a fare compagnia, un caro bestione, dolcissimo ma poco rassicurante per chi volesse entrare in casa senza il suo permesso.
Ricordo mitiche storie di briganti, di pastori, di emigranti. Vennero le guerre, la patria straziata, scontri duri tra scoppi di bombe su montagne nevose, scarsità di cibo, affetti scomparsi, paesi spopolati e distrutti.
Poi il nonno s’intristiva e diceva:
– È ora di andare a dormire.


Zia Ubaldina

Non ho mai capito bene quale fosse il vincolo di parentela che la legava alla famiglia, ma sicuramente, sul campo degli affetti, “zia” Ubaldina aveva saputo guadagnarsi ampiamente il titolo.
Era lei la protagonista, sempre ricordata da tutti con particolare amore, una maestra elementare che insegnò nella prima metà del secolo scorso.
Prima d’essere destinata a una sede cittadina, svolse il suo lavoro in villaggi e paesi sparsi sui monti del Gran Sasso.
Gli inverni duri, trascorsi su quelle impervie gole, non la sgomentarono mai perché il suo spirito alacre, il suo coraggio semplice e la sua dirittura morale, permeati tutti da una fede profonda, l’avevano sempre confortata nella sua missione.
Delle monotonie invernali, diceva, si ripagava a primavera, godendo pienamente la bellezza e la poesia della stagione.
In montagna vi sono ruscelli che sembrano di cristallo, abeti che inquadrano paesaggi stupendi e c’è, soprattutto, l’odore delle preziose erbe sottili che dona all’aria il sapore della menta.
Robusta e sana, abituata nei verdi anni a cavalcare, per spostarsi da un luogo all’altro, su muli estrosi e giumente pazienti in mancanza di auto e strade, aveva due rose sul volto che la lasciarono solo quando, ottuagenaria e semicieca, dovette rassegnarsi alla forzata inoperosità.
I suoi occhi, che negli anni della giovinezza e della maturità avevano lavorato anche di notte, dopo la giornaliera fatica scolastica, intorno a pregiate reti di filo e a merletti a tombolo, si erano velati di una costante nebbia che le consentiva di percepire soltanto una parvenza di luce. Per tale sopravvenuta sventura, anche le sue mani erano costrette ad abbracciarsi tra loro nell’ozio durevole, come per confortarsi a vicenda o per pregare.
Negli ultimi tempi della sua esistenza, zia Ubaldina viveva di ricordi. Nel vortice delle immagini affioravano volti di bambini, suoi scolari dei tempi andati.
Piccoli montanari timidi, ragazzi di città vivaci.
Non sapeva dire, zia Ubaldina, chi di loro aveva amato di più: se la sincerità dolcissima dei primi o l’estrosità irrequieta degli altri.
Ricordava, inoltre, le innumerevoli feste nuziali cui aveva dovuto partecipare, invitata sempre con rispettosa premura dalle famiglie conosciute, per organizzare e dirigere la confezione casalinga dei rituali dolci, dei quali solo lei conosceva le elaborate ricette.
Non esistevano pasticcerie, allora, nei centri minori della provincia ed erano pochi coloro che s’intendevano d’arte dolciaria per le cerimonie di un certo rilievo.
Capolavori di torte e creme uscivano da quelle mani ai quali la fragranza degli elementi, freschi e naturali, la finezza e la delicatezza degli impasti, le essenze dosate alla perfezione, regalavano sapori soavissimi, leggeri, davvero capaci di dissolvere ai commensali, al termine di un pranzo robusto, ogni pesantezza sgradita.
Quante le lacrime di zia Ubaldina nel giorno in cui, costretta dai limiti d’età, dovette rinunciare alla scuola!
Ci fu gran festa nella sua casa e molte persone amiche, vecchi scolari e genitori di alunni convennero alla cerimonia del conferimento della medaglia d’oro al merito d’insegnamento.
Lei pianse tanto perché, diceva, era quella festa un addio alla vita.
Rimasta vedova giovane e senza figli, ricordò sempre quelle lezioni tenute nel corso delle vicende belliche, tra un bombardamento e l’altro, in un’atmosfera carica di trepidazione.
Soprattutto, ricordò una sua piccola alunna, un fiore reciso da un’esplosione, quando la poesia della vita apriva i petali alla primavera dell’infanzia.
Desiderò vivere sola nella sua casa, autogovernandosi.
Le piaceva ancora sentirsi padrona di quel villino che aveva fatto costruire con i frutti del suo lavoro e della sua parsimonia.
L’orto e il giardino s’erano infittiti di piante e di fiori e, in un canto, seminascosto, c’era anche un pollaio.
Ogni sera, al tramonto, zia Ubaldina andava a raccogliervi le uova che le sue brave galline avevano deposto. Bianchissime, le teneva in mano come se reggesse delle cose preziose e rare.
Pochi anni trascorsero così. Poi giunse, implacabile, la cecità e, di conseguenza, la forzata immobilità.
Ogni domenica si faceva accompagnare alla messa. Fu proprio in chiesa che, un giorno, morì, colta da improvviso malore.
Fu questo un privilegio serbatole dalla sorte? Morire in chiesa è come morire nelle braccia del Signore.
I suoi cari la piansero tanto. E anch’io…
Perché zia Ubaldina era una creatura speciale.
Dotata di talento, di comunicativa, di vera generosità, fu costante esempio di elevate virtù praticate in una mirabile realtà quotidiana fatta di sacrificio, di lavoro, di preghiera e di buon umore.

***

Leggiamo e commentiamo insieme un brano tratto dalle prime pagine di Altri tempi di Daniela Quieti, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.
Ordina questo libro con dedica autografa dell’autrice

Narrativa Racconti


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  1. CARISSIMA DANIELA o meglio ex prof ho letto con piacere i tuoi racconti incontrati per caso in libreria mi sono piaciuti per la loro intensita’ e’ stata una sopresa il tuo ruolo di scrittrice presto ti inviero’ delle mie poesie

    1. Carissimo Paolo,
      è stata mia la sorpresa di trovare sul blog il gradito commento di un apprezzatissimo ex studente. Anche se non ho più avuto modo di incontrarti di fatto, so che hai saputo sviluppare concretamente l’impegno sociale che hai sempre dimostrato con convinzione e tenacia fin dagli anni scolastici.
      Grazie per le tue belle parole e ti invito a iscriverti al Blog degli Autori così tutti potranno leggere le tue poesie che sono sicuramente belle come i tuoi ideali.
      Con affetto

      Daniela Quieti

  2. Ciao Daniela, questi brani tratti dal tuo libro riscaldano il cuore come il focolare di una casetta in cui si vivono nostalgicamente tanti sentimenti di grande affetto (te e tuo nonno narratore, te e l’energica zia Ubaldina) e come ogni paese che si rispetti vengono conservate le tradizioni locali culinarie e non. Tu ci hai saputo far rivivere alcuni tuoi momenti di infanzia con tanta curiosità e simpatia grazie alla tua forza descrittiva delle immagini. Ci ha fatto dispiacere la sofferenza di zia Ubaldina, donna attiva purtroppo, sconfitta dalla cecità che le offuscò la vita vera e la portò via nella casa di Dio. Complimenti per il tuo libro e saluti affettuosi Alba

    1. Cara Alba,
      ti ringrazio, di vero cuore, per le belle parole che mi dedichi, perché ho desiderato scrivere questi racconti proprio spinta dal desiderio di restituire voce a un mondo di affetti e tradizioni fatto di gente semplice, ma forte, di grandi valori e sentimenti, che sa conservare nel cuore un’abruzzesità che parla d’amore e di natura anche tra le difficoltà della vita e delle guerre.
      Ti ricambio i complimenti per la tua bella scrittura e ti saluto affettuosamente

      Daniela

  3. Complimenti vivissimi per i tuoi bei racconti così pieni di nostalgia e sentimento.
    Cari saluti
    Marta Minnelli

  4. Cara Rossella,
    e io ho molto apprezzato il tuo bel commento, così in sintonia con le mie emozioni e il mio sentire. Sono felice se sono riuscita a ridare vita, idealmente, anche se solo per un attimo, a ricordi e affetti della mia infanzia e di un mondo passato. Ti ringrazio, di cuore, per le belle parole e ti saluto con affetto

    Daniela Quieti

  5. ho molto apprezzato questa narrazione di un mondo antico e ormai scomparso , ricco di valori ma anche di consuetudini diversi da quelli di oggi.Un mondo nel quale la vita era semplice e dura e ci si accontentava di poco per essere felici e appagati.Un mondo scandito dal sorgere e dal tramontare del sole , dalle pause dal lavoro , dalle nascite , dai matrimoni e dai funerali.Il personaggio della zia Ubaldina poi è descritto benissimo .Mi sembra quasi di averla conosciuta perchè ho ravvisato in lei alcune caratteristiche di persone che ho conosciuto e che non ci sono più.Ella rappresenta quel mondo antico operoso , umile e devoto di cui ho parlato prima che tutti noi abbiamo conosciuto o attraverso i racconti dei propri familiari o di persona.

  6. Carissima Daniela,
    grata per le emozioni che mi hai procurato, mi complimento con te per il tuo bel libro che ho letto con vero piacere. Le tue pagine evocano, con profondo amore, non solo antichi affetti, ma anche tutto il profumo della nostra terra e i valori delle nostre tradizioni.
    Con affetto
    Sandra

    1. Carissima Sandra,
      desidero ringraziarti, di cuore, per avermi letto e condiviso emozioni e suggestioni della nostra abruzzesità. Grata per l’attenzione, ti saluto caramente

      Daniela

  7. Carissima Carolina,
    le tue belle parole, così in sintonia con le mie emozioni, mi rendono davvero felice.
    Ho scritto questi racconti su frammenti di memorie di bambina, tenuti insieme solo da un legame d’amore e dai tumulti del cuore che riaffiorano improvvisi, col desiderio di restituire idealmente vita a figure e scorci del passato per ricondurli al presente.
    Sono io che ti ringrazio, sentitamente, per l’attenzione e l’apprezzamento inviandoti i più cari saluti

    Daniela Quieti

  8. Cara Daniela, ho letto con piacere e con grande simpatia il tuo racconto e lo trovo veramente molto interessante e attento alle singole caratteristiche delle persone (Zia Ubaldina) sia ai più piccoli dettagli nelle narrazioni del nonno.
    Anche io da piccola restavo affascinata dai racconti dei miei nonni e spesso ero io a fare loro tante domande (sono molto curiosa), mi interessava molto la storia delle guerre e di come loro le avevano vissute nei campi e nelle città. I miei nonni erano felici di raccontare con tanti dettagli i loro avvenimenti e leggendo il tuo racconto mi sono tornati in mente gli emozionanti ricordi legati a quei momenti in cui accanto al caminetto chiedevo a mio nonno e a mia nonna di raccontarmi qualcosa, vite reali o fiabe che fossero non mi importava, ciò che mi importava era passare del tempo con loro e memorizzare dei bei ricordi per il futuro.
    Sei davvero un’ottima scrittrice e meriti di ottenere il massimo dal tuo libro ti faccio i miei più sentiti complimenti per la tua capacità narrativa e ti ringrazio per avermi fatto ricordare tanti bei momenti trascorsi in famiglia.

  9. Mi piacciono i romanzi patriarcali, storici, che ci riportano in un mondo perduto, il mondo dei ricordi dei nostri nonni e riportano me a quando da bambina li ascoltavo raccontare la loro vita, le loro radici.
    Lo stralcio di racconto riportato mi ha riportato alla mia infanzia, suscitando tante emozioni. Ho ammirato il suo stile semplice, le sue descrizioni e tutta la poesia che traspare nelle descrizioni. Ottima la scelta del titolo.
    Spero che il suo racconto Le porti tante soddisfazioni e magari che lo possa leggere.

    Affettuosi saluti.

    Stefania C.

  10. Cara Daniela,
    complimenti per il tuo bel libro. Da storie quotidiane di protagonisti del passato, emerge l’esempio per costruire un futuro migliore.
    Cari saluti
    Antonia

  11. Cara Luciana,
    ti esprimo il mio più sentito ringraziamento per l’omaggio che mi fai della tua “nota critica”. Sono parole che mi emozionano, perché la tua lettura restituisce vita, anche se solo per pochi istanti, a sentimenti, persone e ideali in una sorta di comunione tra presente e passato, proprio quello che ho desiderato quando ho scritto questi racconti della memoria. Trasfigurati, indubbiamente, dagli incerti ricordi di bambina e dai sogni di adulta, ma fedeli custodi, comunque, degli insegnamenti e dell’amore tramandati attraverso generazioni e che scandiscono oggi il ritmo e il respiro del mio cuore.
    Con gratitudine e sincero affetto

    Daniela

  12. Cara Daniela,
    mi congratulo con te per questo tuo ultimo lavoro. Ho letto il libro d’un fiato per paura che l’incanto delle tue parole si spezzasse. Altrettanto di getto ti lascio un mio commento per timore che la magia d’Altri tempi svanisca.

    Un soffio leggero alita attraverso le pagine, pervade e smuove dolcemente ogni cosa, gonfia le parole, dà voce all’Io narrante in un continuum refrattario alla frammentarietà del ricordo. Invade, infine, l’anima del lettore. Esondano emozioni senza aggredirlo, anche quando il ricordo è tristezza inevitabile del vivere, immobilità, morte come nel racconto “Funere mersit acerbo”.
    Pietas cristiana coglie il lettore partecipe del sentimento forte del narratore per il quale la disperazione è rassegnazione alla vita e si consola nella gioia unica e saggia delle piccole cose del quotidiano, come l’arrivo di un pacco, il concerto o la Pasqua del paese.
    In una prosa elegante, costruita in maniera impeccabile, dai ritmi lenti e cadenzati che ben corrispondono ai tempi e personaggi narrati, doni una straordinaria unitarietà alla tua raccolta di racconti. Con contrappunto appena soffiato, un velo di nostalgia mai fine a se stessa ma, al contrario, positivamente connotata, alludi ad una possibile salvezza per i guasti dei “tempi moderni” grazie al recupero della micro-storia di “Altri tempi”.
    Quel soffio si fa carezza dolce e rassicurante sull’animo del lettore, come quella del nonno sul viso di fanciullo.
    E ogni storia è una perla di saggezza che ci regali.

    Auguri di cuore e spero che ti leggano in molti, soprattutto tra i giovani.

  13. Carissimo Andrea,
    desidero ringraziarti, sentitamente, per il bellissimo commento che mi hai dedicato. Tu non hai sfogliato solo le pagine del mio libro, ma anche quelle della mia anima. Che hai saputo leggere, oltre le parole. Con sincero affetto

    Daniela

  14. – Hanno avuto esistenze lunghissime, forse per il privilegio di vivere tanto tempo nel respiro della giovinezza – in queste parole ritrovo la poesia dei patriarchi biblici che, risalendo di generazione in generazione, paiono riaffacciarsi nelle pagine raffinate e delicate come un ricamo. Sorprende l’assenza del dolore, che pare sfiorare il protagonista ma presto scompare con una lacrima e una carezza. E così è breve il fluire dalla gioia del bambino alla morte dei parenti anziani, che pare una concessione, avvolta come è nella serenità di un destino atteso. Ritrovo che la narrazione, apparentemente dedicata a un mondo concreto di ricordi vissuti, trasfigurati nel racconto del nonno, nascondano in realtà un animo di sognatrice, e la bellissima immagine della luna che durante la notte suona il pianoforte per il ragazzo ritornato in famiglia svela questo segreto.

    Andrea M.

  15. Cara Franca,
    desidero ringraziarti, di cuore, per l’attenzione che mi rivolgi, così in sintonia con le mie emozioni. E ricambio affettuosi complimenti per il tuo intenso e suggestivo linguaggio poetico. Un caro saluto

    Daniela Quieti

  16. Io sono attratta dai racconti! Per questo mi piace scriverli. Adoro il guizzo rapido di un buon racconto che si fa educativo, l’espressione quasi magica che scaturisce dal titolo o dalla frase d’apertura. Il senso di ampia bellezza ddescrittiva naturale, di poesia, di magistrale chiarezza, di mistero, che i bravi autori come Daniela sanno evocare.
    Dove le immaggini, i profumi, i sapori, i valori più ricchi di un tempo… attraverso la voce narrante si confrontano col fanciullo interiore di ogni lettore moderno.

    Purtroppo oggi si va così di fretta che il mondo e il microcosmo ci passa davanti agli occhi quasi inosservato. Il fatto che a una cosa, una emozione, un’azione, sia assegnato un nome e, che la conosciamo attraverso la sua definizione materialistica, razionale… ci dà l’illusione di non aver più bisogno di guardare “dentro” per conoscere come i vecchi tempi.
    Ogni tanto fa bene immergersi e analizzare il passato perchè aiuta a capire meglio il presete grazie e buona estate Franca Fasolato!

  17. Grazie, semplicemente grazie ad autori come Lei che ci fanno rivivere momenti indimenticabili dell’infanzia con figure molto vicine a quelle descritte che poi appartengono un pò a tutti noi.
    Che peccato non avere impresso per sempre quei momenti che solo i libri ti fanno ricordare.
    Auguri.

  18. Stimatissima Daniela,

    “Altri tempi”: è nei momenti difficili che la “favola” rassicurante dei ricordi dell’infanzia scalda il cuore…e prima che il nonno dica: “è ora di andare a dormire”, si è risalito il lungo fiume della vita fino “alla sorgente”.
    Immagino tanta altra poesia in tutto il libro.
    Con i più sinceri complimenti ed i più cari saluti.

    Sandro Angelucci

  19. Caro Lenio,
    sono lieta di aver suscitato in te qualche emozione sopita, ma non rimossa, dalla tua anima e dalla tua mente. Ti ringrazio molto per gli apprezzamenti e ti invio i piu’ cari saluti

    Daniela

  20. Carissima Daniela, sembra una favola la tua, e invece é realtà, magari lontana dal tempo, é ricordo. E’ un quadro di vita passata, con i suoi particolari ancora vivi e pulsanti, che non riusciamo a scordare. Da quanto ho capito sono racconti. Racconti meravigliosi nati dalla tua grande capacità di fare poesia, racconti che suscitano profonde emozioni proprio perché leggendoli sentiamo che ci appartengono. Anch’io ho vissuto vicende simili a quelle che racconti, quando ci si faceva luce con le lampade ad acetilene o si vegliava all’aperto fino a tardi. Un libro come il tuo non può mancare nella mia biblioteca. Ancora complimenti vivissimi, a risentirci, Lenio.

  21. Mi piacerebbe molto leggere questo tuo libro.
    Mi piacerebbe immergermi in una vita così intensa e piena di bei ricordi,per poter,magari,dimenticare i miei. Ti auguro tanta fortuna per il tuo libro!

  22. Ti sono nel cuore perché leggendo il sunto del tuo bellissimo libro, mi rivedo, con la memoria, vicino al focolare di cucina dove si ascoltavamo, anche noi, i racconti del nonno o del bisnonno.
    “vedo fra i ceppi e la cenere
    il galoppar dei cavalli
    nelle immense praterie”
    Complimenti cara Daniela,
    mi piacerebbe leggere il tuo bellissimo libro perché sono sicuro che riuscirà ad emozionarmi
    con affetto
    sergio

    1. Caro Sergio,
      grazie infinite per le tue parole e per i tuoi ricordi. Che, come i miei, hanno radici in un passato di emozioni e storia da consegnare al presente.
      Con affetto

      Daniela

  23. complimenti all’autrice che in queste righe ci fà sentire il profumo e il buon sapore del nostro caro passato. ci fà tornare alle radici e ci regala momenti di sano benessere. in bocca al lupo per il suo bellissimo libro.

  24. Quando la parola diventa un pennello fluido e dà vita a un quadro di Altri Tempi, così profondo,sentito, autentico, non si può non restarne catturati.

    Complimenti. Bravissima,come sempre.

    Un caro saluto.
    Anna Laura

  25. un racconto commovente e generoso che riporta proprio ad altri tempi. Una figura femminile che colpisce nella sua profondità.
    Compliemnti.

    Stefania

  26. Altri tempi. Altre atmosfere. Daniela racconta il passato perche’ possa illuminare il presente. Nella figura di zia Ubaldina si rispecchia l’archetipo della Donna. Della donna vera. Colei che – maestra di vita prima che maestra nella vita – senza pargoli, considera suo dovere educare tutti i bambini che incontra. La sua e’ una maternita’ civica che trafigura quella carnale.
    E muore nel tempio. Durante la celebrazione del sacrificio di quel Maestro che – sicuramente – e’ stato il suo primo insegnante.
    Gaetano

  27. “I calori estivi che spaccavano le porte”… sembra di sentirlo, quel caldo, come sembra di vedere le ombre tremolanti della lampada a petrolio.
    L’impatto di questi racconti evocativi è forte e struggente, è il profumo del pane e il tiepido delle uova appena raccolte dalla zia Ubaldina.

    Complimenti sinceri e un saluto affettuoso
    lorenza caravelli

  28. Cara Daniela la tua capacità descrittiva gratifica sempre chi ti legge, infatti in questi due racconti di vita vissuta, ho provato sensazioni di un tempo lontano, di altri luoghi che ho amato e vissuto, profumi, freschezza, soprattutto innocenza. Brava!

  29. La poesia delle piccole cose, i ricordi d’infanzia, le persone che ti segnano la vita: sono patrimonio di tutti noi, e sono cose ancor più significative in un momento storico in cui sembrano non avere più senso…
    Complimenti all’autrice per la sua scrittura pacata, signorile e dolce, allo stesso tempo densa e colloquiale, e per le emozioni che la lettura del frammento tratto dal testo hanno saputo suscitare in me pur attraverso il freddo medium dello schermo di un monitor (non amo gli ebook… la sensazione tattile del libro in mano, dello sfogliarlo, riporlo in libreria e riprenderlo ogni volta che vedendolo ti tornano in mente frasi, personaggi, situazioni è impagabile).

    1. Cara Maria,
      desidero ringraziarti per avermi letto, per le belle parole che mi dedichi e per come sanno interpretare i miei sentimenti. La consapevolezza di aver suscitato un’emozione è un complimento impagabile.
      Un caro saluto

      Daniela Quieti

      1. Carissima Daniela, è stato un piacere averti letta… sei una poetessa della parola, il tuo stile incanta ed ipnotizza, avvince il lettore e lo costringe a guardare dentro di se alla ricerca dei suoi ricordi d’infanzia, con affetto, emozione e malinconia.

  30. Cara Daniela, ho avuto anch’io una “zia Ubaldina” quasi identica ed è tanto bello leggere le tue parole che ne descrivono la maestosa, dolce, ineffabile figura. Complimenti vivissimi e permettimi di dirti quanto sei brava. Dorella

  31. Cara Daniela nei racconti del nonno il profumo di antichi ricordi. Il camino simbolo d’amore ,di raccoglimento quando fuori la tempesta imperversava. Tutto sa di sapore nostrano.Come il racconto di zia Ubaldina, la maestrina che in sella a muli e giumente si spostava da un luogo all’altro. E i suoi dolci fatti con amore… che dolcezze Daniela hai saputo riproporre con la delicatezza delle tue parole! Complimenti! con affetto

    Marinella (nonnamery)

  32. I tuoi racconti hanno il sapore dell’infanzia, i ricordi dei nonni, delle tradizioni, delle radici, in un attimo mi sono ritrovata bambina, ed è stata una bellissima sensazione grazie.

  33. Cara Daniela,

    Non ti ho dimenticata, io leggo sempre quello che scrivi, sono contenta per il tuo libro, e se queste righe rispecchiano il contenuto del libro, devo dire che sei veramente brava. La copertina che è stata messa per il libro, crea proprio nella mente uno scenario di “Altri tempi”
    Ho chiuso gli occhi e ho immaginato Zia Ubaldina ad una finestra del suo villino, che ammira il sole che sorge o il tramonto, con tutte le nuvole rosa illuminate dal sole.
    Aveva ragione, a dire che la festa per la pensione era una festa all’addio della vita..quante volte lo penso che ad un certo punto dell’esistenza non abbiamo più futuro. Ma c’è la vita e c’è la morte, e se abbiamo affrontato la vita per forza naturale dobbiamo affrontare la morte.
    Lei amava tutto quello che possedeva proprio come le donne di altri tempi, e quando per la cecità non poteva più vederle, un giorno di festa in Chiesa avrà avuto la gioia di vedere il Signore che porgendole la Sua mano l’ha condotta nei giardini dell’eternità.
    Con affetto

    Maria Luisa Seghi

    1. Cara Maria Luisa,
      nemmeno io ti ho dimenticato. Ma l’immane tragedia che si è abbattuta sulla mia terra ha catalizzato il mio affetto e le mie energie altrove. Ti ringrazio per il bellissimo commento su zia Ubaldina di cui, anche se non l’ho conosciuta, ho sempre sentito parlare, da bambina, con ammirazione e amore. Lo stesso amore che ho desiderato testimoniare con i miei racconti verso tutti i giovani di altri tempi della mia famiglia e della mia terra. E mentre scrivevo, mi sembrava che parlassero tra loro, anche di me, criticandomi o consigliandomi, però accompagnandomi in un viaggio dell’anima.
      Ti abbraccio

      Daniela

      1. Ciao Daniela,
        Ti sono vicina per l’immane tragedia che è successa nella tua terra, e se non ti ho scritto niente a riguardo è stato solo perchè in questi casi mancano le parole, il silenzio spiega molte cose, e abbraccia il cuore e l’anima.
        Ho scritto una poesia riguardo al terremoto, che mi sembra di avere già postato però non mi ricordo con precisione. Altrimenti la inserisco di nuovo.
        Ho scritto anche una poesia riguardo ai miei avi, è una poesia semplice ma spiega molte cose. Chiederò in Redazione se la posso postare quì dato che parla di altri tempi anche quella.
        Complimenti per il tuo premio, te lo meriti, e continua così.

        A me piace molto scrivere, però..mi sento come un moscerino che vorrebbe diventare una farfalla che vola con le sue ali colorate.

        Ti abbraccio con con un virtuale filo d’argento, ti servirà per legare i tuoi pensieri che poserai sul tuo cuore di scrittrice.

        Maria Luisa

  34. E’ con piacere immenso, Daniela, che ho letto le parole struggenti di questo tuo nuovo libro. Ricordi da un lontano passato eppure così vivi ed attuali nel tuo cuore. Complimenti vivissimi, Lenio.

    1. Caro Lenio,
      ti ringrazio per le parole così belle e generose che mi dedichi e ti ricambio i complimenti per tutti i tuoi recenti, meritatissimi, successi.
      Con affetto

      Daniela

  35. Belli, struggenti e profumati d’amore i tuoi racconti mi hanno riportato indietro, alla mia infanzia, a quegli splendidi ed irripetibili momenti che nel “ricordo” diventano unici e speciali. grazie Daniela del tuo bel libro e delle emozioni che ci doni sempre. Marisa

  36. Un bel libro, cara Daniela, l’ho letto con piacere. Pagine di buoni sentimenti e di bei ricordi, puri come acqua di sorgente.

    Una bella presentazione in questo favoloso Blog che Robert, con tanto lavoro, creatività e dedizione, ha creato per noi.

    Un saluto affettuoso

    Nicla

    1. Grazie ancora, cara Nicla, per la la bellissima recensione che impreziosisce in modo insperato i miei ricordi e ancora complimenti a Robert per questo fantastico Blog.
      Con affetto

      Daniela Quieti

  37. Complimenti per i tuoi intensi e coinvolgenti racconti, caratterizzati da un profondo affetto per le tradizioni e le radici della nostra cultura.
    Cari saluti

    Anna Di Zio

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