Guardo le gemme chiuse
come la tristezza
a quest’inverno caparbio
e i frammenti dei campi
aggrappati alla terra bruna
come un’ostinata illusione;
il silenzio frantuma
cristalli di brina
trapuntati d’uccelli.
Pochi ritagli esangui di cielo
scivolano con languore
fra i vigneti spogli a consacrare,
nel tempio gravido della natura,
l’inesorabile stillicidio del tempo.

***

L’anima dei legni è come la notte,
aggrappata ad un riflesso di luna,
danza con le fiamme che divorano la storia.
Nel silenzio incrostato dei millenni
sale come il fumo di una nuvola,
attraverso il ludibrio nebbioso dell’esistenza,
per elevarsi e ricadere
in un vuoto trasparente di sogni
percorsi senza spazio.

***

Mi hai costretto a scrutare le nuvole
nel tragitto che va dall’infinito al cuore,
per restituirmi un’illusione,
per chiedermi se è il vento
ad avere il sapore di lacrime
o se, avvolta da tramonti di sabbia,
vuoi tornare, notturna,
a sfiorare i miei sogni testardi.

Non so com’è il penetrare la luce
alla partenza e non vedo altro che non sia
pioggia, terra o sale nel ricordo.

Un sigillo di pietra custodisce
quel che resta di un cuore
che sulla riva torna, ruvido straccale,
a rincorrere l’ombra di un amore, lontano,
trasparente agli occhi, al di là del mare,
che corre come un onda sul suo prato di stelle.

***

Dal libro Ai confini del mare di Daniela Terigi

© 2009 – 2012, Blog degli Autori. Tutti i diritti sono dei rispettivi autori dei contenuti

2 thoughts on “Ai confini del mare di Daniela Terigi

  1. Ai confini del mare sta la terra del sogno. E li Daniela Terigi incastona perle di comunicazione. La tristezza pencola tra i suoi versi come anelito di una gioia irraggiungibile. E nel parto del desiderio d’armonia nasce l’illusione della pace. Ma al di la’ del mare permane il porto dell’amarezza, senz’approdi per i bastimenti del sorriso.

  2. Gentilissima Daniela, ho voluto leggere i suoi versi prima di sapere qualcosa riguardo al suo profilo (purtroppo non la conoscevo), perchè mi avevano incuriosito i primi due:”GUARDO LE GEMME CHIUSE COME LA TRISTEZZA”. Lei ha saputo esprimere il concetto di tristezza nel migliore modo che mi sia mai capitato di leggere, classici compresi.
    I versi che seguono non sono da meno, per me che so gustare la poesia molto meno della prosa ma che amo essere trafitta (letteralmente) da folgorazioni come quelle che lei sa creare sulla pagina bianca. Non mi stupisce il fatto che siano stati attribuiti tanti riconoscimenti ufficiali al suo talento. Con stima la saluto e le auguro un Felice Natale. PAOLA PICA

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