Seduzione-

L’arrivo di Roberto fu simile a un temporale estivo notturno, un temporale che, anche se annunciato, sembra esageratamente repentino e violento. Come tutto il resto dell’estate, forse. Forse.
Il temporale è annunciato dall’aria che s’incupisce, da orrendi nuvoloni scuri che s’ammassano nel cielo e poi da lampi che si preferirebbe chiamare saette per quel loro guizzare nel cielo, unico e irrepetibile. Poi, dopo la burrasca d’acqua, notte o giorno, tutto sembra più pulito, più desiderabile, più fresco, come se il peso dell’estate fosse, all’improvviso, più sopportabile.
Questo e tante altre cose fu l’arrivo di Roberto, unico maschio giovane tra tante donne o meglio, tante femmine, piccole e grandi.
Ognuno si sentiva a suo modo elettrizzato, compreso nella parte, tranne il Padre che intuiva, con il fiuto atavico del maschio, nascosto sotto il rasoio Giletti monouso e il filo interdentale, lo spiazzamento causato da un altro suo pari, sebbene della sua tribù e, malgrado tutto, suo ospite. La Madre correva avanti e indietro perché poco era il tempo che le restava dopo il lavoro, ma in realtà nella sua parte più intima, forse neppure da lei conosciuta, c’era l’ansia finalmente di accudire un giovane maschio che suo non era, e neppure figlio, ma la natura umana, si sa, va avanti più spesso per contrasti che per logica.
«Dove lo mettiamo?» tutti si dissero e dissero, dando per scontato che sarebbe rimasto lì a studiare, dato che era il posto vicinissimo all’università e non era il caso che pagasse altri soldi o che stesse solo ecc. ecc. Certo non poteva stare nella stanza delle Sorelle, tra due letti a castello, un armadio, le sedie, le mensole e l’età delle ragazze, così ingombrante: quindici e diciassette anni.
Si disse – tutti dissero: «Può stare benissimo nella stanza di Valentina».
“Vale” per tutti, così piccola, in tutti i sensi, solo nove anni, un metro e quarantanove con le scarpe … «Sì, sì, va benissimo per la stanza mia; qual è il problema?».
Sono io che parlo? E la mia voce quella? lo non lo so più, ma devo aver detto proprio così, sollevando tutti “dall’incomodo”.
«Ciao, sono Valentina» sono sempre io che parlo e sento questa vocina così lontana, come se appartenesse persino a un’altra.
Roberto sorride; sorride a tutti Roberto; non fa che sorridere Roberto, forse sa fare solo questo zio Roberto!
”Arrivo di Roberto”, così leggo adesso sul mio diario e poi: “R. gira per la casa”, “Roberto chiede permesso a tutti”, “Roberto dice ‘Grazie!’ a tutti! Ma allora è SCEMO!”.
Devo far venire a casa Lucia, Cristina e Annalisa per farglielo vedere … Veronica proprio per niente, quella sarebbe capace di farmelo sparire!!!!!
Chi ha mai detto che le lettere e i diari dei figli non vanno letti? Chi?
Quale dissennato ha dato vita a questa specie di demente discrezione casalinga nei riguardi di un figlio che cresce? Chi?
Adesso mi dice l’analista che non mi devo più torturare e che il passato è ormai passato e nulla, dunque, si può fare …
Il Padre, in quel periodo, in cuor suo certo ringhiava e si rodeva e neppure riusciva a capire il motivo, dato che ormai anni di ragione nella sua specie avevano offuscato i sensi primitivi e quello che dicono viene subito rimosso e allontanato e pure soffocato e dove non arriva la volontà arriva la cultura ad appianare, a semplificare i percorsi sottili della mente, quelli più reconditi che un tempo, ma proprio tanti secoli fa, coincidevano con il cuore.
Di nuovo dal diario: “Cara Angela, in questo periodo a casa mia si sta benissimissimo. Pensa, la mamma fa pure tre volte alla settimana le patatine fritte e non ti dico la pizza e altre cose buonissimissime!!! Ciao, sono la tua amica del cuore per sempre, VALE. E poi T.VB., che sarà mai? Poi i giorni scorrono, veloci, più veloci che mai, velocissimamente e arriva subito l’autunno e poi l’inverno e riprende una vita normale, anche se normale non è … più.
È una notte d’estate, di fine estate, credo (o no?) quando i tuoni scuotono il cielo, la casa, il tetto. Forse pioverà, non so … la piccola luce si spegne, il cuore salta in gola, urlo, urlo, grido sempre più forte.
Ed ecco arrivare Roberto, silenzioso, furtivo come un gatto su zampe di velluto. Ha con sé una minuscola fiammella, quella dell’accendino, forse, quella dei concerti …
«Zitta, zitta, vuoi svegliare tutti?» Roberto sorride, poi piano piano scivola nel mio letto.
Al mattino seguente l’aria è più fresca, più respirabile. Sento la voce della Madre gioiosa: «Venite a vedere, venite tutti a vedere: questa notte è fiorito il convolvolo!».

***
Dal libro Cardiogramma di Cosetta Piccola – IL FILO, 2008 – p. 98

Il commento di NICLA MORLETTI

In questo libro i racconti si susseguono come i battiti del cuore. Se tendi bene le orecchie li senti vibrare dentro di te. Personaggi, descrizioni, parole scivolano agili e leggeri per lasciare posto ad altri luoghi, ad altre storie. Un cortile, un vento capriccioso di marzo, mucchietti di carte. E poi c’è il personaggio di Zaccaria, l’uomo più buono del mondo e un paesino arroccato sulla collina, in cui vive una ragazza bellissima, dagli straordinari occhi. La lettura è fluida, la scrittura è limpida e lineare. Lo stile sobrio e attento. Racconti gradevoli come “Vigilia di Ferragosto“, “I capelli di Mara”,  “Le rose di Ada”. Poi ci sono notti e notti e “La notte più lunga dell’anno”. Ottimo libro.

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9 thoughts on “Cardiogramma di Cosetta Piccola

  1. Cardiogramma. Ma d’ amore. Per Valentina nei riguardi di Roberto.
    Cosa nascera’ fra i due ? Una travolgente passione ?
    Un libro da leggere. Un libro da ricercare.

    Gaetano

  2. Un racconto intrigante e lieve, che cattura l’attenzione proprio perche’ scritto con la semplicita’ di una narrazione diretta e semplice. Roberto e Valentina… come non chiedersi cosa si nasconda dietro queste poche righe? Mi piacerebbe proprio poterlo leggere per intero e scoprirlo piano piano!!

  3. Un incipit ad alta tensione, Cosetta,
    che lascia presagire un rmanzo sanguigno, moderno, teso a toccare le corde più
    dolenti del nostro vivere sociale.
    Valentina è una bimba, ma narra l’atmosfera che la circonda con l’ironia di colei che
    osserva da uno specchio deformante un mondo di esseri lontanissimi e ingenui ai
    limiti della stupidità.
    Cita i parenti senza ricorrere ai nomi di battesimo, parlando di ‘Madre’, ‘Sorelle’, ‘Padre’,
    quasi narrasse di ositi sgraditi della mitologia della sua pubertà.
    Roberto, l’ospite, diviene l’anima della casa, colui che porta atmosfera lieta e volontà
    di rendere ricco il desco.
    Roberto è nascosto nel suo diario e , ovviamente, nei suoi pensieri… ma i diari, si sa,
    esistono per essere violati.
    E dalla violazione del diario nasce la trama che possiamo soo immaginare…
    Uno stile forte, superbo, che si distingue per stilettate narrative particolari, per assenza
    di retorica e di luoghi comuni. L’autrice stringe le maglie del testo e ingabbia sensazioni,
    dolori, rabbie, rancori.
    UN brano che è già compiuto in se stesso. Bravissima!

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