Da La ricchezza più grande

Il mare s’accende di luce rossa come il fuoco che innalzandosi ad abbracciare il cielo diventa sempre più chiara ed intensa. Il suo strascico si posa ovunque accarezzando ogni piccola creatura. S’illumina un nuovo giorno: il primo di Ottobre tanto atteso da Carmine.
Tutto è pronto per un nuovo cammino, mamma Carolina per il lieto evento ha preparato un’ abbondante colazione: zuppa di latte di pecora e pan di spagna, ha posto in un tovagliolo un pezzo di pane con la marmellata.
La cartella di cartone è adagiata sulla sedia, il manico brilla e così pure le fibbie: Carmine vestito a nuovo sorride, saluta la mamma e con stupore si avvia verso la scuola.
Il sentiero è scosceso, le scarpe nuove non hanno una buona presa sul selciato, il ragazzo ogni tanto si ferma e osserva il paesaggio intorno, pensando ai viaggi che ha fatto con suo padre lungo i sentieri che conducono verso i paesi limitrofi.
Voci di bimbi s’intrecciano attorno a lui: alcuni piangono, altri vogliono stare con i genitori.
Carmine è solo ed emozionato: suo padre Giacomo è partito presto con il gregge verso un nuovo pascolo, mentre la mamma si dedica come sempre alla gestione della casa ed agli animali domestici.
La scuola è un vecchio edificio posto all’inizio del paese, ha una lunga scala esterna e sulla porta d’ingresso vi è appesa una campanella. Si affaccia una robusta signora, ad alta voce chiama i ragazzi e li separa in piccoli gruppi ognuno dei quali si dirige poi in classi diverse.
Carmine segue i compagni, è l’ultimo ad entrare in classe e l’ultimo banco è lì ad attenderlo.
Il bimbo si siede ed osserva la stanza: il soffitto è alto, vi è una sola finestra con gli scuri interni che dà sulla strada, quindici sono i banchi di legno consunto che sul lato destro hanno un foro rotondo dov’è posto il calamaio; un tavolo al centro, colmo di libri nuovi, un porta matite, una bacchetta fine di legno ed un grande quaderno dalla copertina nera, funge da cattedra, subito sulla sinistra una lavagna appesa al muro con porta gessetti.
Le pareti sono bianche e spoglie, solo una ospita l’appendiabiti.
Sul pavimento di mattoni rossi è adagiato il braciere, utile per riscaldare la classe grazie al piccolo contributo di ogni singolo alunno che porta da casa un sacchetto con della carbonella.
La porta è ancora aperta: tutti attendono l’insegnante ed al suo arrivo i bimbi si accalcano davanti alla cattedra.
Carmine resta seduto al banco composto e distratto dal rumore ritmico di zoccoli ferrati lungo la via, si ode una voce fresca, una ciocca bionda si fa spazio tra le teste more e castane dei ragazzi, uno sguardo acceso cerca l’allievo in penombra e lo invita a raggiungere gli altri.
Il ragazzino è timido, con discrezione osserva i compagni e ciò che la maestra ha in riserbo per loro.
Di nuovo tutti al proprio posto, finalmente si apre la cartella, si tira fuori il quaderno di ugual colore per tutti: copertina nera bordo rosso e fogli a quadretti grossi.
L’abbeccedario è bello, le pagine sono lucide e colorate, dalla cartella sprigiona l’odore di nuovo: i pastelli, la gomma, tutto è perfetto, ora Carmine sorride al suo vicino di banco è felice ed entusiasta, pronto ad imparare nuove cose.

IL FARDELLO DEI PICCOLI UOMINI di Concetta Angelina Di Lorenzo – EDIZIONI HELICON, 2011 pag. 111

Il commento di NICLA MORLETTI

“Il fardello dei piccoli uomini” è una raccolta di racconti, tre per l’esattezza: “La ricchezza più grande”, “Charlie”, “Vicini diversi sconosciuti”. Già la copertina del libro invita alla lettura per il suo cielo di stelle. Protagonisti sono i ragazzi con le loro avventure scolastiche e domestiche. Vengono narrati anche avvenimenti reali e drammatici come la seconda guerra mondiale e addirittura uno tsunami spaventoso che sembra proprio di grande attualità, ed anche un pauroso avvistamento di presunti alieni. Nel primo racconto “La ricchezza più grande” emerge il rapporto tra padre e figlio. Racconti tutti da leggere e gustare, adatti sia per grandi che piccini. Una scrittura che, al di là di quel fremito di malinconia che la pervade, vuole sempre aprire una strada alla speranza ed è protesa sempre a costruire un passaggio verso il domani, verso la vita. La prosa si scioglie libera nell’esposizione di immagini nuove scevre da ogni ermetismo e da pleonastiche aggettivazioni. Ne risulta una profonda sensibilità e intensità d’animo. A voi tutti la lettura.

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2 thoughts on “Il fardello dei piccoli uomini di Concetta Angelina Di Lorenzo

  1. Mi piacerebbe molto poter leggere questo libro ai miei figli, affinche’ facciano tesoro delle esperienze di questi ragazzi… affinche’ questi spaccati di vita li aiutino a crescere, cosa sempre molto difficile e delicata!!

  2. Carmine al primo giorno di scuola sperimenta la socialita’. E un nuovo modo di organizzare la giornata lo costringe a fare i conti con la creativita’.
    Concetta Angelina Di Lorenzo fa cronaca spicciola nel disegnare l’ inizio di vita di vita di uno scolaro.
    E qui la metafora coglie. ” Il fardello dei piccoli uomini ” ci conduce a considerare la grande scuola della vita che e’ l’ esperienza.
    Gaetano .

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