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Roberta
Roberta
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rifletto il risveglio lento delle rondini e il cielo già azzurro e trasparente nell’attesa di te   è come tempo questo cielo sconfinato   mai abbastanza   per innamorare gli occhi e  rapire le parole   quando sei canto

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dove vai poi? dove gli occhi che abbagliano il giorno dove le mani che impallidiscono l’iride dove il passo che trascende terra                             dove lontano mai lontano davvero   silente distende eterno le  membra, amore, dal grembo del petto e di raddolcito soffio freme l’universo

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cosa dirò sia la melodia del silenzio inaspettato e il volo basso e ardito d’una rondine   cosa dirò sia vento stupito di ciocche che disegna le tue parole su lenzuola e cuscini mentre la notte incredula ancora è quiete   cosa dirò sia l’indugio gentile e il vezzo della resa sviando il pensar dolente […]

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al confine del giorno la parola si fa sogno e la notte è respiro scuro delle tue paure   sono anche per me simili a neve ancora in giugno che come allora, e non avresti detto, stranisce il ricordo d’inatteso brivido   ma più tenace, io a dispetto di persistente asprezza di chiaro ancora sciolgo […]

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non baciarmi cercando appartenenze nell’apparenza che dici splendida   è falce di luna   sulle labbra t’illude certezza d’un sentimento che trascolora mentre oltre ti resto, come sempre evanescente   l’ombrosa luna ancor più grande   no, non baciarmi, mai più, tu che non vuoi su labbra trasparenza di luce e ombra

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la curva della luna ha il candore timido del tuo sorriso                                                 Ae Fond Kiss, and then we sever e i rami del glicine intreccia morbidi il vento come già le tue dita attorno alle mie                                                But to see her was to love her;                                                Love but her, and love for ever.     […]

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– Que es poesia?-  – Y tu … me lo preguntas?-  – Poesia … eres tu!-   (G.A. Bécquer)     è poesia l’azzurro di maggio che a sera s’adombra di pioggia   oh, il cielo dei tuoi occhi che incurva il mio orizzonte annuvolato ancora d’ombre e giorni   gli occhi tuoi infanti e […]

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il luogo familiare percorro in cerca di te oltre selvatica apparenza   ho tessuto fili di parole slegando nodi d’incertezza   in trame che silenti si proiettano celesti               – sottace passione                se avvampa                è bianca fiamma –   e sei anello ancora  al dito avvolto  

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la parola casuale e il tono antico sì che lo riconosco   il battito ha ali immense e plana per cieli   tra fari e colori poi in fiamma cade nel tuffo d’onda e vita   ma quanto più mirabile la notte, l’altra                        ed è giorno, ormai   breve nell’abbraccio atteso che ripone […]

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ancora devo apprendere la pazienza del gesto Attento della parola Misurata   d’arbusti venite per incolta terra avidi di rugiada breve ch’effimero fiorisce   chini per instabile cura se taluno proclama fuorviando   uno, che sia ancora uno il passo mio nell’andare come invocazione antica precipitandovi d’acqua e sale

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resterà il verbo semmai non fatto carne   il rito dell’offerta rinnovata   distese braccia ha il tempo alla tua assenza inchiodato   prega a volte non salvezza ultima ma racchiuso dall’abbraccio tuo in un istante infine ardere

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dimmi poi del tempo innanzi e della paura ancora domestica che ruggisce se un dolore piccolo diviene presagio   dimmi dell’inciampo dei ricordi nell’andare di chi ha chino lo sguardo   nel battito del mondo già iscritta prima è la linea d’orizzonte ultimo   ma     nel nostro origina la curva d’infinito che ai […]

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non è primavera questo vento che da settentrione oggi viene   donarti vorrei in fede il gesto familiare che di rito fa certezza   ma è maggio e vento del nord soffia ancora e tardivo come le parole che non vorrei sentire

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sovvieni di bruma e ginepro ah, generosa cura chiederebbe il lascito primo raro se non più d’asperità rinchiusa la linea che dolce s’incurva tra occhio e petto s’aprisse e tu come foglia saresti ad acqua lucente

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stringi il pugno se il tempo che resta è solo poesia tra le dita perché non sia sabbia che fine fine scivola mentre come vento il ricordo ne fa nube e t’avvolge                         non vedi                         che già                         diviene lacrima? greve                         mentre penso                           portami via                         portami via                                                 […]

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ho neve tra i capelli e tempo vento che smuove pensieri raggelati ma  un amore tenace tenace non ancora dischiuso s’insinua a sciogliere il battito

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cade la notte, dici, ma sbagli danza             tu chiamami allora             stella  in punta di piedi d’inciampi ripiegato già il giorno tra diniego e commiato             inevitabile, ma è apparenza di ragione oltre ,             se non fosse per ombre di rabbia                           inghiottimi sonno,                         non assaggiarmi soltanto notturno sorprende […]

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precoce   l’ora del mattino lucida il giorno che nasce mentre d’ assente volo interrogo azzurro e nuvole il pensiero si divincola                         le braccia tue sempre lontane e sorvola                         vivono di rabbia, come fanno? primavera schiude palpebre contratte per distanze che vesti, o forse ipotesi, ricordi che eravamo vicini? e altro appari                         […]

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schiarisce oriente e il pensiero tuo s’adagia sui tetti ancora azzurro di nebbia attraverso strade e luce sei nei giorni di trasparenti sguardi             dimmi, vuoi essere felice? così tienimi tienimi in te

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notturna di pioggia e vento chiami l’inquietudine e non sai che serrato in pugno il battito calano gli occhi poco prima dell’orizzonte sotto il profilo greve d’esalato fiele e trattiene il  sorriso per l’incipiente luce la delusa solitudine

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non dire più amore il respiro affrettato a seguire il passo che t’illanguidiva allontanandoti già incurante   io so che movenza seduce e t’irretisce la luce nuova d’altra stagione   invece tu non dire amore e resta accanto nell’andare lento d’emozione voluta

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del campanile alto l’orologio tracciava l’ora breve e tu al mio fianco il profilo con la mano la mano nella mano ridisegna la notte scandendo ancora l’assenza

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dammi il ristoro di una parola gentile a ricordarmi che la bellezza riposa tra le ciglia nei giorni lucenti di malinconia bava di stanchezza antica   dammi il ristoro di una parola dolce a ricordarmi d’amore brace che riposa ancora sotto cenere di spensierato indugio

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non entrare nei sogni   elude la tua mancanza il giorno chiaro specchio   trasparente la materia e piombo la cornice   ma notturno tu giungi   e m’accorgo della svista   svelando il bisogno mio di te

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è primavera, dici ma s’attarda   disattende sorpresa il risveglio – così appare – di fiori e promesse   io dubito altro il tempo d’entusiastico attendere seppure indugia il ricordo nella malinconia dolce della tua mancanza   non è ancora primavera   se non fosse per quel soffio di vento distratto che per caso o […]

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