Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro, i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica…
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirò per sempre.

Prevert
°°°**°°°

Chi sei? Dove sei? Le domande mi ruotano attorno in mille girotondi e ricadono come corpi gravi al suolo. Sei la Musica? sei la Poesia? Sei davvero qualcosa o qualcuno? Di te ho questo oggi: una strofe, un verso talvolta zoppicante, una nota che si ripete, una voce… Mi guardo attorno con l’illusione di scorgerti. E magari un giorno ti scorgerò davvero e ti dirò: Eccoti, finalmente!
Per oggi resto a guardare la gente che corre frettolosa sotto le sferzate della tramontana. Non ha occhi, il capo sprofondato nel bavero del cappotto. No, non so davvero che occhi abbiano. Non so se abbiano i tuoi occhi. So soltanto che corrono in silenzio e si fermano ogni tanto davanti una vetrina colorata. E’ grigio oggi e quella vetrina mette un po’ di allegria: una sorta di gioia muta. La gioia esplosiva di un sorriso, quella ce la darà il sole quando ritornerà a brillare ed io spero che ritorni presto. Spero che il vento spazzi via le nuvole e ci doni l’azzurro del cielo e l’abbraccio del sole. Allora saprò che tu stai sorridendo, ovunque sei. Saprò che stai guardando il cielo anche tu e che stai sorridendo. Saprò che quel cielo starà riflettendo i tuoi occhi e il tuo riso e allora lo guarderò anch’io quel cielo e vi vedrò quegli occhi, quel riso.
Ecco, sarai lì nell’azzurro quando tornerà il sole, quando tornerà il sereno. Ora continuerò a camminare. Mi fermerò anch’io presso l’ultima vetrina illuminata per scorgervi il riflesso del mio volto. Non il tuo. Oggi sarà il mio volto ancora. Gli abbozzerò un sorriso e andrò oltre come sempre con la Musica e la Poesia in petto.
E una preghiera al mio Dio, sì, una nuova preghiera al mio Dio. Solo questo per oggi.
Mari

Anche tu, mio amico, cantavi sempre una canzone. Erano due, in realtà. Una raccontava l’estate, l’altra parlava dei tuoi occhi. O erano i miei? C’eri tu e c’ero io in quelle canzoni. Poesie e Musica. Questo è ciò che forma la mia vita anche oggi, anche qui, lontano da te. Poesia e Musica per non dimenticare che esiste un sogno oltre la realtà che vediamo e che viviamo. Una Musica, una Poesia mi han accompagnato sempre nella mia vita. Ne ho una per ogni momento: una per la gioia, una per il dolore, una per il riso e una per il pianto. Oggi ho Prevert, hai visto? Ho la sua musica. Perché non voglio dimenticare mai quello che sono stata. Perché «essere è non dimenticare». Non rinnegherò mai quello che sono stata con te. E forse era la parte più vera di me, quella che non sempre riesco a far vivere fuori da una pagina bianca. Tu la conoscevi o forse fingevi di conoscerla. Non lo so più ora. Ti parlo come se fossi qui, è vero. Eppure so bene che sei lontano mille miglia da me. E non ricordo più il tuo volto o forse non l’ho mai conosciuto davvero quel volto. Forse era il riflesso di qualcosa che cercavo e non ho mai trovato. Forse era Dio. Forse era il sogno di te, svanito all’alba con i fumi del sonno. Non lo so più oramai.

giovedì, 4 Gennaio 2007

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5 thoughts on “Lettera d’amore

  1. Scrivi molto bene, con grande proprietà e, soprattutto, trasmetti grandi emozioni. Sei oltremodo intimista, riflessiva, romantica, puro spirito.
    Ah, se riuscissi ad essere come te! Ma non è per tutti …

    ciao,

    antonietta

  2. Ho sempre trovato esaltante scrivere sulle note di… una poesia. Mi piace come scrivi, come racconti del tempo e dello spazio, come poni le persone al centro dell’evento giocando con le parole come fosse una telecamera. Pierpaolo

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