Mistral – Prima Puntata

Guardo il cielo puntinato di stelle. Luci di aerei nelle loro traiettorie. Soffia il vento. Non forte, ma freddo. Qui lo chiamano il vento francese. E’ il maestrale.
Mistral. Profumo di Provenza. Color ocra e cielo blu. Lavanda. Criniere scomposte di cavalli in corsa.
Il maestrale che scompiglia i capelli e Mistral che scompiglia il cuore.
Solo ora, ricordandolo, li accomuno.Era arrivato in una giornata che soffiava il maestrale.
Supplente maestra di una piccola scuola. Lì le notizie arrivavano presto e si diffondevano con una velocità impensabile. Così avevo saputo che era arrivato una specie di zingaro solitario. Venuto dal nord-ovest, dicevano. Faceva notizia, uno straniero. Come in tutte le piccole comunità.
L’ho visto la prima volta attraversare la piazza: capelli castano chiaro un po’ lunghi, abbastanza alto. Una bella figura, insomma. La seconda volta al bar “L’Orient” e lì, ho visto il suo sguardo negli occhi verdi. Sguardo dolce come può esserlo quello di un rapace. Inquietante.
Qualcosa in lui mi attraeva febbrilmente. Non era quella che si può definire una bellezza nell’ampio senso della parola. Eppure è stato il mio pensiero fisso fin da subito. Ci siamo incontrati casualmente altre volte. Ci si guardava incuriositi. Non un gioco di sguardi vero e proprio. Solo curiosità. Ma il suo sguardo riusciva ad essere ad un tempo caldo e agghiacciante.
Mi piaceva quella sua aria trasandata eppure dignitosa; ribelle eppure nobile; villano eppure colto; duro eppure dolce. Come fosse l’incarnazione del buono e del cattivo. Ecco cos’era che mi catturava in una malìa: quella sensazione di duplicità.

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"Mistral"  è un racconto a puntate.
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