Silentes anni di Angela Ambrosini

Ritorno in Dalmazia

Aspro è il monte
nel moto di cieli chini
su giogaie di calcare.
Cosa celi la strada
oltre ombre d’ulivi
e bianca pietra d’assolate
case non so,
tanto tempo è passato
che quasi mi sorprendo
d’esser stata bambina.
E ti rammento, a fragori
di scirocco prona
o da bonaccia ammutita
nell’afrore dei pini
ed è schianto di luce
è rullare d’azzurro
quando dietro la curva
rimbalzi ridente al ricordo
e pigra ti pieghi
al fiato dei venti.
Tutto il mare
velato nel cuore
di mio padre è in te,
Orebic’,
fra isole e baie
sospese
su silenzi d’acque.

***

Toscana

Verde il cielo
su verdi dune
orizzonti affina.
Com’è sereno l’inverno
in questa terra
che inespressa vertigine
etrusca
affonda e smaglia
in sopori di tombe.
E se, di madonne,
raggelate pupille
immoti secoli
da absidi sgranano,
polvere il tempo
appare e la vita tutta
breve lume cieco
che a fiorire tornerà.

***

A mia madre

————————————Serenità di morte ultima gioia
———————————————–Salvatore Quasimodo

Dai filari degli anni
frange
il senso della vita
e già è richiamo di sguardi,
di strazi infiniti
su di te chino
a rompere dolcezze
e consueti gesti
di rassegnate armonie.
Conceda amore la linfa
agli intatti
tuoi occhi
e mite
vibri la morte
nel fiume di luce.
Immutabile
sia d’approdo
il ricordo.

***

Dal libro Silentes anni di Angela Ambrosini, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

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