A una badante –

Sciorinati giorni dispersi,
cenci all’aria insaziabile
Clemente Rebora –

Quelle albe sottili di malcelati
addii, quel fulgore di tuoni e grida
di sole ferito sulla banchisa del tempo.
Quel germe di speranza
in un pugno di sogni arresi
al caso, al dovere, all’altro.
Presto avranno pace per te.
Dove ti ha gettato la storia
che di follia brancolando in livori
impone e sguaina copioni usati
a inghiottire larve di vita,
di affetti, di addii,
là sarà pace per te.
In questi confini nostri
che la tua operosa tregua
dilava da solitudini e piaghe,
attese e memorie, mai s’arrenda
il fiato tuo a dissigillare speranze,
a diramare richiami,
non un sogno ti sia bruciato,
meno ancora un ricordo.
Sei già creta d’inverno
a modellare le zolle,
sei già pagina di vita a ridestare
sopori in chi ignaro legge,
cercandoti, la storia che preme.
E laceri la pioggia
ogni fuliggine allo stentato ascolto.
Questo è il mio verbo di pace per te.

Poesia vincitrice della sezione a tema “solidarietà umana” del Premio “Città di Fucecchio” Edizione 2009

***

La casa del tempo

Passa sotto la nostra casa qualche volta,
volgi un pensiero al tempo ch’eravamo ancora tutti.
Mario Luzi

Sempre torna alla memoria la sponda
alta del mattino sciogliersi in chicchi
di luce alle persiane e la voce
di mia madre traboccare
dai profumi di cucina.
Mistero ha il tempo andato più di quello
che ci aspetta e stupore sempre nuovo
le consunte cose che lasciammo
ignari nella casa dell’età bella,
ignari di loro vita.
Ecco, qui, adesso, in questo lembo
di spazio che fu mio per tanti anni,
mio come il respiro o lo sguardo
o il battito del cuore,
s’accende frammento di pena
fra rughe di polvere
avvizzita in gesti e parole.
Rimbomba il tempo da stanza a stanza,
da quadro a quadro e scrigno s’apre
al dolore e resa accorata è
il foglio stinto di grafie amate,
ciò che resta del nostro passaggio,
del nostro fare.
Del nostro voler esserci.
Ma nell’ irrefrenabile flusso
di vita che attanaglia,
inganna e si ripete con l’arco
rapido del cielo che uguale
a se stesso mi sogghigna,
scacciare il germe del naufragio
per farne nuova spiga,
questa è la sfida che ci è data.
Questo è ciò che m’appartiene.
Tutto il resto sia fremito d’ali,
lumeggiare scheggiato appena
dalla fuga dei giorni.

***

Dalla silloge inedita Pentagramma di Angela Ambrosini

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